Qualche giorno fa Jean Claude Junker ha annunciato che non si ricandiderà alla guida dell’Eurogruppo, il Consiglio a 17 formato dai ministri delle finanze della zona euro. Il premier e ministro delle finanze lussemburghese si è detto “stanco” delle ingerenze franco-tedesche, aggiungendo che “tanto vale lasciare che al suo posto vada il ministro dell’economia tedesco Wolfgang Schauble”. Al di là dei nominativi che circolano per la sua successione, il punto importante è che le dimissioni di Junker confermano che il duopolio franco-tedesco è più attivo che mai, anche se è probabile che possa essere perlomeno indebolito dal risultato delle elezioni francesi che si terranno domenica.

La vittoria del socialista François Hollande potrebbe avere, ovviamente, riflessi sul futuro dei rapporti franco tedeschi, poiché lo sfidante all’Eliseo si è impegnato, se vittorioso, a proporre una rivisitazione del fiscal compact e dare una spinta propulsiva verso la crescita lasciando indietro per un attimo le politiche di austerità. Questo mix di crescita e austerità non sarà presumibilmente visto di buon occhio dalla Germania che vuole tenere ferme le misure concordate a 25 (ricordiamo che dal fiscal compact sono escluse Repubblica Ceca e Inghilterra).

Ed è in questa possibile crepa che si può insinuare l’Italia. La sua posizione in politica europea ed estera, come tutti noi sappiamo, è nettamente migliorata dalla dipartita di Berlusconi e soprattutto Monti è riuscito a recuperare e dare nuovo vigore ai rapporti con frau Merkel. A questo c’è da aggiungere l’accordo tramite il quale il Parlamento italiano e il Bundestag si sono impegnati ad approvare in contemporanea il fiscal compact, supervisore dell’operazione per Montecitorio Giuliano Amato.

Tuttavia non è tutto oro quello che luccica. La Cancelliera potrebbe, contro le previsioni, non essere poi così ostile ad Hollande, per ragioni di politica interna. In questo senso la vittoria di Hollande risveglierebbe un certo sentimento socialista anche in Germania, sentimento che sarà tenuto sicuramente in considerazione dalla Merkel, soprattutto alla vigilia dell’approvazione del fiscal compact.

Quale che sia il risultato delle elezioni francesi, è il momento di agire per la crescita. Segnale decisivo in questo senso è sicuramente la dichiarazione fatta qualche giorno fa da Monti che ha sottolineato come “l’Europa sulla crescita non sta facendo bene” e come “sia necessario incalzare la Germania”. Se dunque l’Italia riuscirà a prendere il posto della Francia, Monti potrà riferire direttamente a frau Merkel le ultime critiche e incalzarla sul fronte della crescita. 

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