“Il treno è affollato. Lei avanza a testa alta con piglio sicuro. Il suo gigantesco didietro dondola tra le poltrone e struscia qualunque cosa sporga: umani, valige, zaini. Non chiede scusa ma imperterrita cerca il suo posto a sedere. È enorme, bassa un metro e sessanta (alta mi sembra fuori luogo) ed è nera. Non si può non notarla. La segue un ragazzo magrolino anche lui nero che sembra il suo schiavo. Me la immagino nell’intimità, quella montagna di lardo rapita dall’estasi. Una macchina per uccidere, si salvi chi può.

Adocchia il posto e, con l’espressione dell’africano che ha subito soprusi tutta la vita, che ha visto i bianchi ridurli in schiavitù, affamarli e rubare i loro giacimenti, con quell’espressione lì, apostrofa una ragazza diafana dicendo in un francese arrotondato e rotondo come lei: quello è il mio posto! La ragazza sorride e si sposta al lato, già temendo lo straripamento della mole nel suo sedile. Lei, che con quel gesto si è gratificata e ha un po’ ristabilito l’equilibrio con i bianchi, tonfa seduta. Ecco tonfare è il verbo giusto. Le tre file vicine hanno anche sentito lo spostamento d’aria. E qui comincia l’avventura.

Madame ha fame. Il suo schiavo servo valletto ameba salma o quello che immaginate lui sia, le porge un gran pacchetto che minacciosamente reca su scritto Mac Donald. Ecco che all’improvviso un odore di pollo fritto si sparge nel vagone. Ma oltre all’odore tutti gli altri sensi che fanno senso sono allertati. Lei mangia e come un’idrovora prosciuga il contenuto di carte unte e bisunte facendo rumori gutturali che spaziano dal treno che deraglia alla pompa di sentina, ai sandali di gomma bagnati. Insomma un delirio: l’attenzione di tutti è catturata da quella manifestazione di sub umanità. Io credo che nello scompartimento tutti, dico tutti, escluso i due, abbiano pensato che quel baraccone andava eliminato. Diciamo che i più malpensanti hanno sfiorato con la mente vecchie immagini di film americani con gente che andava in giro incappucciata.

Io che di solito sono tollerante ho riflettuto. Già che la vita ti ha punita per tanti motivi, renditi le cose più facili. Un per piacere e scusi e grazie rendono anche la striscia di Gaza più sopportabile. Lei invece con quel comportamento non faceva che alimentare il razzista che sonnecchia in ognuno di voi. Alla fine non vuol dire di che colore hai la pelle: se sei un burino maleducato lo rimani. E l’arroganza non serve a nulla. E non è perché sei nera ti puoi arrogare il diritto di calpestare i miei diritti e quegli degli altri passeggeri. E poi, Mac Donald ti potrebbe far causa per cattiva pubblicità.”

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