Le aziende italiane soffrono. La congiuntura economica è piuttosto negativa, le banche faticano a concedere prestiti e la Pubblica Amministrazione ritarda in maniera reiterata, indegna e scellerata il pagamento di quanto dovuto. Che le imprese non stiano benissimo in tempi di crisi è normale, ma è giusto che alcune falliscano perché lo Stato non onora i propri debiti? E, soprattutto, è ammissibile che non si riesca a quantificare l’ammontare esatto di questi debiti?

La parte visibile, la punta dell’iceberg, è il debito dello Stato centrale: circa 18 miliardi di euro. Quello che preoccupa è invece la ‘zona grigia’, celata, in parte ignota o non del tutto quantificabile dei conti pubblici delle amministrazioni locali. Sul versante contabile l’apprensione deriva, infatti, dal capitolo dei pagamenti arretrati di Regioni, Province e Comuni.  Un debito sommerso la cui precisa entità è sconosciuta persino alla Ragioneria dello Stato. Qualcuno azzarda che la stima possa variare dai 30 ai 70 miliardi di euro. Un vero e proprio ‘buco nero’ creato da anni di inadeguata contabilizzazione di questo tipo di Spesa.

Per questo il Governo Monti ha manifestato l’intenzione di varare una sorta di operazione verità sui conti pubblici italiani annunciando un intervento che sarà incentrato su “emersione, pagamento e correzione delle statistiche”. Il cambio di direzione assume importanza cruciale dato che – come annunciato dal viceministro dell’Economia Vittorio Grilli in occasione dell’assemblea generale di Unindustria svoltasi lo scorso 10 maggio a Roma – il decreto sulla certificazione dei crediti con la pubblica amministrazione costituirà “la base per una compensazione tra crediti e debiti iscritti a ruolo”.

Un passo avanti importante per ridare ossigeno a un sistema imprenditoriale che boccheggia soffocato da un mostro bifronte: uno Stato che da un lato paga tardi e male i propri debiti e dall’altro riscuote puntualmente imposte sempre più pesanti. Un tentativo di ridare slancio al Paese in un momento in cui la tenuta economica e sociale è a rischio.

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