L’ultima sparata di Borghezio è stata ‘Buttiamo Napoli, fa schifo; serve una pulizia radicale’. La notizia non è rivoluzionaria – il soggetto ne ha sparate di più grosse – ma la reazione dei napoletani sì: secondo un sondaggio del Mattino il 55% è d’accordo con le affermazioni del ‘Le Pen cisalpino’.

È uno dei tanti segnali, come la crescita del partito del non-voto (arrivato al 40%), che dimostra come questa città sia sfiduciata e disillusa; Napoli è stanca e sembra non avere le forze per rialzarsi, sotto i cumuli di rifiuti ha sommerso qualsiasi voglia o speranza di cambiamento e proprio questo sembra il danno più grande causato da 18 anni di Bassolinismo: il fallimento del mai iniziato Rinascimento Napoletano ha reso i napoletani cinici e disincantati.

In questo panorama desolante la reazione alla provocazione di Borghezio ha qualcosa di nuovo: i napoletani non sembrano più dare voce a quel giustificazionismo, amplificato da attori e cantanti engagè che nemmeno vivono più nella loro città, fatto di ‘la città più bella del mondo’, ‘i rifiuti li portano gli imprenditori del nord’, ‘è colpa della Camorra’, ‘è colpa dei Borbone’, ‘è colpa dell’Unità d’Italia e dei Savoia’. Tutte tesi parzialmente vere che però non hanno prodotto altro che autocommiserazione e né hanno impedito che Napoli, definita da Croce ’Un paradiso abitato da diavoli’, diventasse un vero e proprio inferno. E forse anche i ‘poveri diavoli’ che la abitano sembrano essersene resi conto.

I napoletani possono approfittare di queste elezioni per una riflessione sul futuro della loro città evitando da un lato di mettersi al seguito di novelli Masaniello che propongono rapide e inconcludenti rivoluzioni o soluzioni al problema dei rifiuti che non prevedono discariche né inceneritori, dall’altro di gettarsi tra le braccia di affabulatori che lisciano il pelo ai loro vizi, all’abusivismo, agli interessi particolari e che pensano di risolvere i problemi in 100 giorni. I cittadini dovrebbero pretendere dal loro sindaco di sentire parole di verità, di sapere quali sono i sacrifici da sopportare nei prossimi anni per diventare una città normale.

Napoli necessita di qualcuno che sappia ‘vedere lontano’, che sappia fissare obiettivi a lungo termine e che le indichi un percorso simile a quello fatto della squadra di calcio cittadina che, grazie ad una società che ha saputo progettare il futuro, è riuscita in 7 anni, caratterizzati anche da sacrifici e dure sconfitte, a passare dalla serie C alla Champion’s League. Napoli non ha bisogno di Masanielli o capi ultras che facciano ‘ammuina’,  ma di una seria programmazione che, come nel calcio, in 5-6 anni e al prezzo di duri sacrifici, abbia l’obiettivo di riportare la città tra le grandi d’Europa.

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3 COMMENTI

  1. Gentile Dottor Capone, da suo conterraneo mi sento di dire che per cambiare Napoli ha bisogno di persone diverse dai napoletani. Per cui non credo in nessun cambiamento. Volendo rimanere nella sua azzeccata metafora calcistica, diciamo che che servirebbero Hamsik, Lavezzi, Cavani… persone non di Napoli quindi…. Io non credo che possa cambiare la città, cosi come i suoi concittadini. Sono per un sano razzismo che faccia si che i napoletani ovunque vadano si vedano considerare per quel che sono ovvero pari al rapporto fra 1 e l’infinito…. Lo si vede bene in Campania e nei suoi squilibri politici e territoriali tutti interni. Chi vive in Campania ma non a Napoli sente l’esigenza di legarsi professionalmente o personalmente a realtà come la Puglia, il Molise, l’Abruzzo, il Lazio. Ma non certo con Napoli…. Sono fiero del mio razzismo e penso che ogni discussione volta ad alimentare illusioni o speranze sia un atto di barbarie o di accanimento terapeutico. Prima Lauro, poi Bassolino, poi Iervolino, adesso Caldoro e De Magistris. Non è successo niente se non l’affermarsi di una mafia di livello planetario…. Cosa c’è da fare? NIENTE ASSOLUTAMENTE NIENTE…. mi creda…. parliamo di Rieti o di Caltagirone o di Casalpusterlengo o Barletta…. penso che la discussione possa essere molto più interessante. A presto rileggerla
    un suo caro ammiratore
    Antonio Romano

    • Purtroppo Napoli e i Napoletani non sembrano rendersi conto della situazione in cui sono precipitati e se pensano che il futuro sarà migliore solo perchè ‘non può andare peggio di così’ si sbagliano di grosso. Non possono nemmeno pensare di scaricare le responsabilità sulla classe politica, perchè se una società ha per 50 anni amministratori come Lauro, Gava, Pomicino, De Lorenzo e Bassolino, vuol dire che quella classe dirigente è la reale espressione della società. Il piccolo spiraglio di luce nell’articolo parte proprio dalla constatazione dei cittadini napoletani che la propria città abbia assoluto bisogno di uno scatto d’orgoglio e di un’assunzione di responsabilità da parte di ogni individuo che fa parte di quella ‘comunità’ (altrimenti hai ragione a dire che ci voglioni gli Hamsik-Lavezzi-Cavani).
      Dagli ultimi sviluppi però sembra che la città sia pronta a cadere nelle mani dell’ennesimo populista e fomentatore delle folle che promette di risolvere il problema dei rifiuti senza discariche né inceneritori e portando la differenziata al 70% in 6 mesi…roba che nemmeno a Chelsea o a Manhattan, figurarsi a Scampia o a Ponticelli.
      Ritengo che credere alle false promesse sia un comportamento di comodo, scaricando la responsabilità dei propri comportamenti su una sola persona che, come sempre, sarà prima ‘Salvatore della Patria’ e poi ‘Capro espiatorio’.

  2. Caro Luciano,
    non sono daccordo con il paragone tra il Napoli-calcio e Napoli-città. Il vizio di confondere la politica con lo sport è insito in noi Italiani, come sosteneva un certo Churchill. Lo so che il tuo era solo un paragone ma non tutti i paragoni hanno un senso. E’ più facile che il Napoli vinca la Champions che la città di Napoli torni ad essere una città occidentale. Con il calcio quanto più spendi tanto più qumentano le probabilità di vincere. Con la politica è l’esatto contrario: ad es. quanti più soldi possono arriavare per l’emergenza rifiuti tanto più è conveniente avere “munnezza” in mezzo alle vie.
    Caro Luciano non ci possiamo scusare per eccessivo qualunquismo quando diciamo che i problemi sono dovuti tutti alla camorra perchè è così punto e basta. Chiedilo ai miei amici di Napoli e vedrai cosa ti rispondono.
    Sono però in disaccordo con Antonio, perchè la città di Napoli può cambiare.
    Per risolvere i problemi di Napoli basta eliminare la camorra.
    Ci chiediamo: si può eliminare la camorra?
    Una condizione sufficiente potrebbe essere una dittatura con zio Benito o zio Adolfo a capo.
    Un’altra potrebbe essere la pena di morte oltre che per i boss, soprattutto per gli “scugnizzi” che vanno a chiedere il pizzo.
    Visto che queste due non sono proponibili attualmente al nostro problema possiamo associare solo condizioni necessarie.
    1) Ritirare le truppe dalle missioni di pace-petrolio e concentrarle a Napoli e provincia;
    2) Invece della pena di morte possiamo dare l’ergastolo.
    E comunque la dinamica del fenomeno sarebbe caratterizzata da elevati valori delle costanti di tempo…..quindi è sempre meglio adottare il regime fascista.

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