Ormai tranquillo nella sua investitura, a sei mesi dalle Presidenziali, Mitt Romney, l’avversario repubblicano del Presidente Usa Barack Obama, incalza quest’ultimo nei sondaggi e appare a molti elettori in una posizione migliore per far riprendere l’economia.

“State meglio che quattro anni fa?”. Questa domanda l’aveva posta il candidato Ronald Reagan agli americani durante la campagna elettorale del 1980. Era una provocazione nei confronti di Jimmy Carter, allora Presidente degli Stati Uniti. Incapace di offrire una risposta soddisfacente agli elettori, malgrado una certa popolarità, quest’ultimo aveva dovuto cedere il posto all’ex attore, il cui cavallo di battaglia fu proprio l’economia. Barack Obama si trova in una posizione simile, a sei mesi da uno scrutinio che potrebbe essere più complesso del previsto, visti i problemi che ha il Presidente a rassicurare i suoi elettori sul loro futuro.

Il Presidente americano che ha da pochi giorni lanciato ufficialmente la sua campagna elettorale, rendendo omaggio al proprio omologo francese Nicolas Sarkozy – dopo la sua disfatta elettorale – ha parlato di “periodo difficile”, alludendo alla crisi economica che pesa anche sulla sua candidatura. Sarkozy, battuto domenica 6 maggio dal socialista Fraçois Hollande, è l’ultimo Capo di Stato – o Presidente – europeo in ordine di tempo a perdere le elezioni da quando la crisi è scoppiata nell’autunno del 2008 negli USA e si è propagata per tutta Europa. Da quando Obama ha preso ufficialmente le redini del suo Paese nel gennaio del 2009, i Capi di Stato britannico, spagnolo, italiano, irlandese, danese, portoghese e greco hanno dovuto lasciare il potere per disfatta elettorale, o dimissioni, dovute alla peggior tormenta che abbia colpito l’economia mondiale dal 1930. Come i suoi ex partner europei, Obama, che cerca un secondo mandato alla Presidenza degli USA, deve fronteggiare delle circostanze molto difficili: un alto tasso di disoccupazione, un debito pubblico enorme e una classe media pessimista. Inoltre, il persistere della crisi del debito in ‘zona euro’ fa pesare una grave minaccia sulla ripresa americana.

Secondo alcuni sondaggi, Obama domina sul repubblicano Romney sui temi di politica estera (il timing è stato perfetto con la visita in Afghanistan in occasione della commemorazione della morte di Bin Laden), di difesa della classe media e dei valori. Già, i valori. Viene da chiedersi se il sostegno di Obama al matrimonio gay sia una scelta opportunista o coraggiosa. E’ vero che Obama ha fatto solo una dichiarazione a titolo personale, affermando che sarebbe rimasta valida la legislazione Stato per Stato (peraltro le tensioni sono sempre più forti sulla questione a livello locale).

Certo è che due terzi dei democratici sono favorevoli al matrimonio tra persone dello stesso sesso, così come la metà degli ‘indipendenti’, mentre trai repubblicani i favorevoli al matrimonio omosessuale sono il 25%. La risposta di Romney davanti al grande pubblico cristiano evangelico della Liberty University (Virginia) è stata immediata: “La nostra costituzione è basata sui valori fondamentali della cristianità”. Detto questo, il Presidente Obama ha scelto di fare questa uscita probabilmente perché è certo che la prossima elezione rischia di giocarsi sulle questioni economiche. E qui, solo il 48% degli americani pensa che farebbe meglio del suo avversario (46%) nel creare impieghi, mentre Romney supera di tre punti il Presidente uscente – in termini di fiducia – sulla gestione dell’economia.

Ma il sistema elettorale americano per le Presidenziali, con i grandi elettori designati Stato per Stato, potrebbe proteggere Obama, avendo qualche regione-chiave ripreso forza dopo la recessione del 2007-2009. E anche se il lavoro rimane una preoccupazione, il tasso di disoccupazione ufficiale è risceso a 8,1% in aprile, lontano dal 5% degli inizi del 2008, ma in sensibile discesa rispetto al 10% raggiunto al culmine della crisi. E gli USA, contrariamente a molti Paesi europei, sono in leggera crescita. L’effetto della crisi sulle possibilità di rielezione di Obama è incerto, perché la ‘bomba’ è scoppiata prima che lui prendesse il mandato. Obama potrebbe anche beneficiare del fatto che Romney, imprenditore multimiliardario, faccia fatica a piacere ai colletti blu. Molte sue imprese sono dislocate all’estero e beneficiano di una riduzione d’imposta. E non è tutto chiaro a proposito dei suoi conti correnti. Lui stesso ha ammesso di pagare il 15% di tasse, malgrado i suoi guadagni superino in media i venti milioni di dollari l’anno.

Non potendo fare campagna sul suo bilancio economico, Obama ha adottato uno slogan: “forward” (in avanti) che richiama più al futuro che al passato. “La vera questione, quella che farà la differenza nella vostra vita e in quella dei vostri figli, non è come ce la sbrighiamo oggi, ma come lo faremo domani”, dice il Presidente. In casa repubblicana si ribatte: “ Il Presidente vorrebbe far credere agli elettoridi non essere stato in carica negli ultimi tre anni”. Per ora Obama rimane in vantaggio. E’ sempre in testa nei sondaggi, compresi gli swing States.  Ora è entrata in gioco anche ‘Julia’. In questo il Presidente è imbattibile. Dopo aver utilizzato Facebook, Twitter, Tumlr e Instagram, ha lanciato un nuovo strumento di lavoro.

L’obiettivo è chiarire il più possibile agli elettori i suoi programmi. Come? Con il nuovo sito web battezzato The life of Julia, che mostra la vita di una donna, nata nella middle class, dai tre ai 67 anni. Sotto forma di semplici immagini colorate, il sito mostra quale sarebbe la vita di Julia con le misure di Obama, paragonandola a quello che l’aspetterebbe se Romney fosse eletto. Un modo da promuovere la politica sociale di Obama, aspramente criticata dai repubblicani. La scelta di una donna non è casuale. Obama mostra la sua posizione di difensore dell’uguaglianza uomo/donna nel lavoro e nello stipendio. Terreno sul quale Romney non vuole prendere posizione, ovviamente criticando questa strategia.

A sei mesi dalle elezioni, se lo scarto tra i due candidati è minimo nei dodici Stati chiave, sul web i Repubblicani sono in grande ritardo rispetto ai Democratici. Nel 2008, il campo d’azione di Obama era stato il primo a utilizzareinternet in modo così determinante quale mezzo di comunicazione. Per nessuno è più tempo di ‘campagna’ tradizionale e la campagna 2.0 oggi può fare la differenza.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. Brava Jacqueline, ancora un articolo ben scritto e ben informato (una lieve correzione, tuttavia: Reagan vinse la prima volta soprattutto per effetto del disastroso fiasco dell’Amministrazione Carter nell’azione di liberazione degli ostaggi americani a Teheran: se l’azione fosse riuscita, Carter sarebbe stato rieletto). Vediamo peró soprattutto di capire che differenza farebbe l’elezione di un repubblicano sulla politica estera degli Stati Uniti, perché questo é il tema che davvero interessa gli europei.

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