Già due anni fa cominciavo a scrivere a proposito della seria possibilità che la Grecia, e forse non solo lei, fosse costretta ad uscire dall’Euro. Allora qualcuno mi diede dell’allarmista. Oggi questa opzione è apertamente valutata come assai probabile dalle stesse autorità politiche e monetarie dell’Unione Europea, BCE in testa. Oggi la domanda non è più se la Grecia uscirà dall’Euro, ma come ne uscirà e con quali conseguenze, sia per i Greci stessi, sia per il resto dell’area Euro. Opinione comune a molti economisti, e che condivido, è che l’uscita non sarà per nulla indolore, né per loro, né per noi.

Innanzi tutto non credo che ci sarà un annuncio ufficiale dell’uscita dalla moneta unica, piuttosto l’uscita sarà sancita dal fatto che lo stato ellenico semplicemente smetterà di pagare il proprio debito, non essendo più in grado di farlo senza continui prestiti a fondo perduto dalla BCE. La stessa fase di transizione tra l’Euro e la nuova valuta necessiterà di almeno alcuni mesi, durante i quali le tensioni economiche, politiche e sociali dentro e fuori i confini ellenici saranno pesanti. Le conseguenze maggiori le pagheranno certamente i Greci, con una svalutazione che molti valutano almeno del 50%, ed una inflazione che potrebbe andare fuori controllo. La disoccupazione nel paese mediterraneo balzerà a livelli elevatissimi, anche perché lo stato non sarà in grado per un periodo più o meno lungo di pagare gli stipendi a gran parte dei dipendenti pubblici. Le banche greche saranno costrette, almeno temporaneamente a chiudere gli sportelli per evitare l’assalto dei propri clienti. La Grecia si troverebbe in pratica in bancarotta ed inoltre isolata dal punto di vista finanziario dal resto del Mondo.

Conseguenze però ci saranno senz’altro anche nel resto dell’area Euro e dell’Unione Europea più in generale. Le banche europee che si troveranno con titoli greci inesigibili, o drasticamente svalutati, potrebbero andare in crisi, qualcuna già oggi in difficoltà potrebbe anche fallire ed i fallimenti delle banche tendono sempre a innescare effetti domino di difficile previsione e controllo, come la vicenda della Lehman Brothers ha insegnato, date le interconnessioni che il sistema bancario europeo e mondiale ha sviluppato ai giorni nostri. La crisi finanziaria quindi vedrà senz’altro aprirsi un altro capitolo, non necessariamente meno serio di quelli già visti, anche negli altri Paesi europei.

Una situazione molto pericolosa per Portogallo e Spagna, ma anche per un Paese come l’Italia che ha la spada di Damocle sulla testa di 2000 miliardi di debito pubblico. A mio avviso per fronteggiare questo rischio non ci sono ricette semplici ed indolori e mi preoccupa molto chi, come l’oggi assai popolare Beppe Grillo, suggerisce anche a noi semplicemente di uscire dall’Euro e di rifiutarci di pagare il nostro debito pubblico ai creditori esteri. Le conseguenze infatti per un Paese delle dimensioni dell’Italia sarebbero non solo quelle della Grecia, ma amplificate 5 o 6 volte almeno. Conseguenze anche solo di proposte simili potrebbero essere catastrofiche per i mercati e per i nostri conti e potrebbero rapidamente ributtarci verso quel baratro su cui ci siamo trovati appesi nel novembre scorso. Non credo nemmeno che si possa sperare troppo nel cambio di politica della Germania riguardo alla riduzione dell’indebitamento, benché una maggiore elasticità nella gestione dell’Euro, magari con il ricorso a quote di svalutazione controllate, non guasterebbe.

La soluzione purtroppo deve passare comunque da una forte riduzione della spesa pubblica, specialmente di quella corrente, una riduzione strutturale e drastica che può passare solo da una riforma generale dell’assetto dello stato, alleggerendolo notevolmente, tagliandone la burocrazia e ridimensionandone i campi d’azione, liberando risorse per ridurre le tasse e rilanciare investimenti ed economia. Questa è l’unica risposta possibile ed è l’unica risposta liberale, una risposta che i governi e le forze politiche che hanno governato in questi ultimi vent’anni non hanno saputo o voluto nemmeno provare a dare ed è quindi compito nostro portare avanti. Poiché ci potrebbe anche essere un’altra risposta, a cui in passato si è più volte purtroppo fatto ricorso in casi analoghi, ed è la risposta totalitaria, liberticida, autarchica, sia essa di estrema destra nazionalista o di estrema sinistra anarchica.

Non per nulla certe proposte in questo campo dei grillini italiani somigliano molto a quelle dei neonazisti greci. Questo tipo di risposte hanno portato sempre solo miseria, lutti e distruzione e noi liberali dobbiamo assolutamente evitarle.

© Rivoluzione Liberale

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10 COMMENTI

  1. Vorrei sapere quali sono, nello specifico, le proposte dei grillini simili a quelle nei neonazisti greci. Grazie.

    Paolo Bianchi

    • Le proposte economiche fatte in più occasioni da Grillo sono l’uscita dall’euro ed il rifiuto di pagare il debito pubblico. Le stesse fatte dal partito neonazista greco uscito vittorioso dalle recenti elezioni.

      • Ritengo che focalizzarsi sulle boutade populistiche sia limitativo, visto che molti contenuti grillini dal richiamo alla centralità del cittadino rispetto allo stato, dalla simpatia per gli strumenti di democrazia diretta, per giungere alla concetto funzionale dello statoe della politica . Allo stesso modo la reazione verso le posizioni monopolistiche e le storture ed inefficienze di uno stato corporativo.
        Grillo li esprime in modo primitivo e demagogico, ma sono temi tipici nostri, almeno culturalmente. Credo che piuttosto di preoccuparsi delle risposte avventate e facili che da Grillo, da Liberali abbiamo il dovere di fornire una risposta credibile e semplice per dar corpo ai temi veri citati sopra su cui si basa il consenso di Grillo e che in gran parte sono nostri. Quando in un precedente articolo parlavo di creare una forza politica liberale che si opponga sia al sistema politico nazionale, che alla faciloneria delle risposte di Grillo alludevo a questo.
        Sulla necessità di salvare l’Euro credo che chiunque sia d’accordo, ma credo che non si possa continuare a percorre strade illiberali e basate sulla tassazione per farlo. Occorre invece il coraggio di risolvere i problemi alla radice e soprattutto denunciare quello che non va nel sistema italiano ed auropeo e da lì sviluppare delle soluzioni che non siano i pannicelli caldi (che credo inutili) alla Monti, ma risposte complesse in grado di affontare i problemi a partire dalle loro cause.
        Pur fornendo risposte non adeguate, in questo Grillo è molto bravo.

  2. Caro Stefano,
    pur essendo europeista, credo a tua differenza che l’Euro sia nato male. Non credo sostenibile una moneta unica senza uno stato federale unico. O meglio questo lo era durante l’espansione degli Stati Uniti per successivo allargamento, ma non lo è tra stati formati.
    Il vero problemo non sono le tesi grilline, che in parte condivido, proprio per l’assenza di una seria unità politica, ma è legato al modello europeo, che è una federazione senza una democrazia governante, in cui i cittadini non cpascono che cosa siano commissione, parlamento etc… e non ne capiscono il ruolo e le funzioni.
    Purtroppo credo che per salvare l’euro serva una classe politica lungimirante che sappia mettere da parte una serie di sciocchezze istituzionali e fare passare l’europa da un mercato ad una federazione autentica, con istituzioni di tipo USA.
    Altrimenti l’unità economica è troppo debole per stare assieme e allora ben vengano le critiche all’Europa di oggi.
    Ma credo che con questa classe politica europea di nani si possa fare molto poco. Rimpiango Einaudi, Adenhauer, De Gasperi, De Gaulle. ma purtroppo oggi abbiamo dei nani ballerini con poche idee e ancor meno coraggio anche per l’assenza di meccanismi nazionali di vera selezione di classe politica.
    Purtroppo da liberale non sono d’accordo con te sulla critica solo al movimento grillino. I temi come la democrazia diretta, caratteristici di tutte le liberaldemocrazie (USA e UK in primis) devono essere recuperati e inseriti in un qualsiasi programma liberale, visto che servono a ripristinare da un lato il principio sacrosanto della parità tra cittadino e Stato, visto che lo stato inteso dai classici liberali a partire da Locke non è entità etica-assoluta, ma entità funzionale, cu se necessario, ovvero ogni volta che lo stato va oltre i propri compiti è consntito ribellarsi.
    Ti invito ad ascoltare “The end” dei Doors ogni mattina alla trasmissione di Giannino su Radio 24. Alle volte è parecchio educativo.
    Criticare quello che è fatto male è legittimo. Il problema è quello di ricostruire, ma l’attuale classe politica sopratutto nazionale dimostra di non sapere costruire nulla… anzi dimostra di fare ogni giorno sciocchezze imperdonabili.

    • L’Euro è senz’altro nato male, ma uscirne oggi può avere conseguenze catastrofiche. Meglio,a mio avviso, cercare di salvarlo e di correggerne le debolezze. Prima fra tutte una Banca Centrale che non è una vera banca centrale.

      • Quali furono gli intenti dei “padri fondatori” dell’Europa unita? Inizialmente,– data la quasi omogeneità delle economie –,il traguardo da raggiungere fu fissato nella moneta unica. Ogni nazione aveva qualche neo da risolvere: riunificazione per la Germania, l’Italia, con il suo Meridione, le ex colonie della Francia,etc. Tutte situazioni che i “padri fondatori”, considerarono superabili, da come le varie economie si fossero risollevate nel dopoguerra.
        Ora è spontaneo chiederci: i “padri fondatori”, con la moneta unica, puntarono sulla legge dei “vasi comunicanti”? Valida per i liquidi ma non per la liquidità monetaria da generare con lo sviluppo economico; oppure, data la forza economica e propulsiva della Germania, pensarono “uno per tutti”!!!!
        Dopo un decennio ed allargamento a dismisura dell’Unione Europea, vari stati non ce la fanno, precipitando nella recessione. Con il famigerato”spread” – girando “tutti per il mulino tedesco -”, rischiamo di perdere anche la caratteristica giovialità mediterranea, in grado di farci campare meglio e più a lungo.
        Il problema della Grecia, capace di estendersi a noi ed altri, costituisce solo una faccia del problema. C’è da domandarsi se non fu azzardato allineare tutti alla prima della classe: giunti fin qui, non è più logico che sia proprio la Germania ad uscire dalla moneta unica??? Tornerebbe al suo Marco, da rivalutare rispetto all’euro, con tanti auguri di rivederlo speso dai tedeschi, per l’acquisto di nostri prodotti e nel turismo che Italia, Grecia, Spagna e Portogallo sono in grado di offrire????
        Ciò non dovrà significare il ritorno alla spensieratezza passata, ma il perseguimento del rigore in tutte le direzioni (evasione, corruzione, riforme necessarie e taglio delle spese) che il governo tecnico deve compiere, assieme però a misure per il rilancio economico.

  3. Sono d’accordissimo con Stefano Angeli, sia nell’analisi della situazione greca sia nelle previsioni sulle conseguenze, non tanto della sua uscita dall’euro, ma di una cessazione dei pagamenti, e indignato per la follia degli apprendisti stregoni alla Grillo che non sanno, o fingono di non sapere, che un default italiano provocherebbe nell’economia mondiale (e nostra) una catastrofe recessiva dalla quale ci vorrebbero decenni per uscire. Senza dire che non pagare il nostro debito colpirebbe non solo e non tanto le banche, italiane e straniere (che giá sarebbe cosa gravissima) ma centinaia di miglñiaia, forse milioni, di piccoli risparmiatori italiani che continuano a confidare nello Stato e perderebbero tutto (come l’hanno perso undici anni fa piú di 400.000 italiani che avevano in mano buoni argentini). E si tratta. per lo piú, proprio della gete modesta che si lascia sedurre dalle sirene dei grillini e della Lega. Con una brutale contrazione dei consumi e del PIL che potrebbe raggiungere il 10% o piú, come accadde in Argentina. Questo andrebbe spiegato senza sosta da Governo, Partiti, economisti e stampa responsabile (é chiaro che escludo da questa definizione fogliacci come il Giornale, Libero o Padania) con molta maggior chiarezza e forza di quanto non avvenga, non per uso dei demagoghi ma di, in buona fede, si chiede se la ricetta dei grillini, della Lega e di qualche altro facile urlatore non sia una proposta ragionevole e percorribile. Per fortuna, in Italia e in Europa un certo buon senso continua a essere maggioranza, e se si profila qualche variazione alla politica di puro rigore, si tratta pur sempre di linee che continuano a porre la riduzione del deficit al centro dell’attenzione. Meta che per l’Italia, come scrive Angeli e come andiamo ripetendo dall’inizio, passa attraverso una rapida e radicale diminuzione della spesa pubblica.

  4. Concordo pienamente!

    La somiglianza più inquietante che vedo tra la Grecia e l’Italia e’ proprio l’avanzata dei demagoghi. Siano grillini, neo-nazi o Syriza poco cambia. Pensate: il partito Syriza, che probabilmente vincerà le prossime elezioni in Grecia, vuole, nel contempo, restare in Europa e non aderire alle misure di risanamento concordate con la Troika. I neo-nazi dicono invece che il principale problema sono gli immigrati irregolari: come se avessero creato loro la voragine del bilancio; come se fossero loro assunti a non far nulla nella pubblica amministrazione Greca; come se godessero loro delle numerosissime baby pensioni greche.

    Se l’Italia si farà infabulare dai demagoghi come sta accadendo ai greci, siamo senza speranze.

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