Siamo giunti ormai all’epilogo. L’ultimo grande partito carismatico della Seconda Repubblica ha subìto il colpo mortale. Dopo Berlusconi anche Bossi è ormai giunto al capolinea e buoi del suo “carroccio” arrancano in salita. Se la sinistra, che ha sette vite come i gatti,  nel suo continuo rimodellamento, riesce sempre a eludere la sentenza del tribunale elettorale, lo stesso non si può dire di Berlusconi e Bossi.

La recente tornata elettorale ha segnato profondamente soprattutto la Lega. Oltreogni più pessimistica aspettativa il partito di via Bellerio ha raccolto uno scarsissimo consenso elettorale. In molti comuni sceso anche sotto quel 6% che i sondaggi attribuivano qualche settimana prima delle elezioni. Di certo c’era da aspettarselo. I presupposti con cui si presentavano davanti il giudizio dei cittadini lasciavano intuire una campagna kamikaze in tutto il Nord Italia.

Da soli, con lotte intestine mosse dagli scandali della “famiglia reale” e con gli avvoltoi pronti a epurare tutta la corte, di certo non ci si poteva aspettare i risultati del 2008.

È evidente che le inchieste abbiano segnato profondamente l’elettorato leghista, da sempre abituato a vedere il partito come il movimento che lottava contro la casta, contro Roma ladrona e contro il vecchio modo di fare politica. Ma più degli scandali in sé, sicuramente ciò che ha infranto il cuore del popolo verde è stato vedere il proprio leader, colui che dal palco a Pontida alla festa dei Popoli padani in Laguna ha sempre gridato ed accusato “gli altri” di politica poco trasparente, sbandierando i valori che per il Carroccio erano imprescindibili, proclamandosi paladini di legalità e giustizia politica. Ma quando poi finisci sul registro degli indagati per aver usato qualcosa come 18 milioni di euro dei contribuenti per i propri interessi personali, ti ritrovi ad essere tu da solo contro un esercito di indignati che, allora, utilizzano l’unico strumento che la democrazia consente, ossia il voto, segnando così irrimediabilmente una sconfitta senza precedenti.

E difatti la “storia d’amore “ tra il Nord e la Lega è oramai finita. La rottura è talmente forte da costringere i dirigenti padani ad inventarsi mirabolanti tattiche per non rimanere schiacciati dal peso degli eventi.

E così si legge sui giornali che lo storico evento di Pontida viene annullato o forse spostato dopo il Congresso e Maroni che annuncia: “ non ci sarà piùla vecchia Lega, nascerà la Lega2.0”oppure che “stiamo valutando l’ipotesi di non presentarci in parlamento nel 2013 per poter riacquistare la dimensione territoriale del Partito”.

Bisogna comunque constatare la caparbietà dei dirigenti leghisti che tentano di andare avanti come se nulla fosse successo nonostante siano mesi – ed esattamente dalla caduta del Governo Berlusconi – che da via Bellerio tentano di risollevarsi con proclami di ogni genere senza però riuscirci. È evidente che oramai il ciclo è finito, l’ appeal del leghismo è svanito e probabilmente solo le camicie verdi più integraliste ci credono ancora.

Ora i mesi che separano la Lega dalla tornata elettorale sono pieni di appuntamenti e, mentre le indagini andranno avanti, Maroni tenterà ancora una volta di risollevare le macerie del Regno ma è ora che i “Barbari sognanti” si riprendano dal delirio e si rendano conto che oramai il sogno padano si è infranto definitivamente.

© Rivoluzione Liberale

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