Continuiamo il nostro percorso di analisi – già iniziato in un precedente articolo – su opinioni e valori registrati dall’Istituto Levada presso l’opinione pubblica russa, inquadrando il rapporto fra cittadinanza e politica.

Da un punto di vista generale, una certa insofferenza verso le strutture partitocratiche è evidente anche nel gigante eurasiatico. Un sondaggio svolto a fine aprile mostra come, in maniera non molto difforme dalle tendenze manifestatesi in occidente, la maggioranza relativa dei cittadini russi (31%) non simpatizzi per alcuna formazione politica specifica. Anche i partiti “ideologici” della Federazione, comunisti e liberaldemocratici, hanno registrato nel corso degli anni un continuo disaffezionamento del proprio potenziale elettorato. I nazionalcomunisti di Zjuganov, al 28% nel 1998, sono lentamente ma inesorabilmente scesi al 13% di consenso potenziale nel mese di aprile. I libdem guidati da Žirinovskij erano balzati dal 16% del 1997 al 25% nel 2000, salvo poi rattrappirsi al 17% dell’ultima rilevazione. Un sostegno costante, attestantesi al 5-6% di media, è andato nel corso degli ultimi tre lustri alle diverse forze di matrice nazional-patriottica. Infine, rileva osservare come il partito al potere, che fino al 2001 si era mantenuto su un asfittico 5% di media, ha visto più che triplicarsi il numero dei simpatizzanti stabilmente dalla fondazione del partito-monstre Russia Unita.

Interessante anche il raffronto, effettuato a distanza di dodici anni, sulla percezione che i cittadini hanno sulla personalità del neopresidente della Federazione. In sostanza, Putin rimane un eclettico, attributo che ne rende difficoltosa la riduzione in categorie specifiche nonché cifra del suo personale carisma. Se per il 3% dei Russi è un liberale e per il 26% un democratico, il 28% della popolazione ritiene che abbia lo spessore dello statista e il 17% del patriota. I punti di forza del suo carattere si concentrano su aspetti pratici. Il quadro che ne risulta è l’archetipo dell’uomo “forte” di machiavelliche doti. È ritenuto attivo, energico, professionale, esperto politicamente e capace di esercitare concretamente il comando. Apparentemente in secondo piano l’onestà, la coerenza con la linea politica e la capacità di mediare.

Importante poi osservare come la cittadinanza “risparmi” il suo Presidente dal mare montante di accuse che ha sommerso il partito-monstre. Alla domanda “Ritenete Putin responsabile degli abusi di potere di cui lo accusano i suoi avversari?”, solo il 16% si è detto sicuramente convinto della sua  colpevolezza. Il 32% ritiene che probabilmente lo sia al pari delle altre figure di spicco della vita pubblica, mentre l’11% che sia assolutamente estraneo a pratiche illecite. Il dato più interessante proviene però dal 25% di rispondenti che credono esser molto più importante il miglioramento oggettivo nelle sorti del Paese rispetto alle eventuali mancanze del leader. Una percentuale che deve far riflettere su come in Russia sia ancora molto sentita la primazia della cosa pubblica e del prestigio nazionale rispetto alla liceità di alcune scelte private. Una – forse inconsapevole – realpolitik di stampo ottocentesco ancora permea di sé l’elettorato, e spiega alcune apparenti contraddizioni nelle scelte da esso compiute. Il concetto escatologico della translatio imperii sembra trovare ancora un significato reale a Mosca, la terza Roma.

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