Dal Commissario UE all’Ambiente ci si poteva ovviamente aspettare uno sprono all’uso di energie rinnovabili, ma la sua intervista a “Il Sole 24 ore” sembra condividere anche un tono di rimprovero verso l’Italia, colpevole, come lui stesso ricorda, di ben 44 procedure d’infrazione in tutti i segmenti della legislazione ambientale.
Pur essendo tra i principi fondamentali della nostra costituzione la tutela del paesaggio e la valorizzazione dei beni ambientali, il nostro paese, non ha un passato particolarmente brillante nel campo del diritto dell’ambiente, ramo giurisprudenziale per lungo tempo confuso e sviluppato in ritardo, come anche in ritardo sono state accolte buona parte delle normative Europee.
Oggi ci si trova a confrontarsi con i progetti energetici europei e quelli italiani non sembrano essere sufficientemente sviluppati per tenere il passo.

Certo, la questione è molto complessa, ed una precisa definizione dei costi e benefici delle diverse politiche energetiche non è ancora ben delineata, ma sarebbe ora che l’Italia si muovesse, tanto che il Commissario all’Ambiente UE ci avvisa che la questione ambientale non e’ fine a se stessa:
“Dobbiamo cambiare il modo di vivere, di produrre, di consumare. Quando parliamo di green economy, significa che dobbiamo usare le nostre risorse in modo più intelligente, più efficiente. Le risorse del mondo sono limitate, e l’Europa dipende dalle importazioni. È una questione non solamente ambientale ma è un tema essenziale per la competitività del sistema-Europa.”

Per promuovere questa trasformazione, sia chiaro, è necessario che il Governo operi un sostegno al settore, sostegno che deve essere “prevedibile e a lungo termine. Consumatori, investitori e produttori devono sapere quale evoluzione ci sarà. È una questione di avere un progetto.”, affermazione che suona come una bacchettata rivolta al recente decreto legislativo sulle rinnovabili, che stabiliva un taglio netto e retroattivo sugli incentivi, considerato da tutti penalizzante per gli investimenti e i progetti in corso d’opera.

Potocnik non dimentica che molti commenti positivi si potrebbero fare al belpaese per la sua abbondanza di aree protette, di associazioni a difesa del territorio e della fauna e la sua condizione chiave nella tutela della biodiversità in progetti di portata sovranazionale come “Natura2000” (il più importante progetto europeo per la tutela della natura e la conservazione della biodiversità), ma in tutti questi aspetti c’è una grave mancanza di finanziamenti pubblici.

Poi purtroppo i lati positivi vengono messi in ombra dalle (quasi) quotidiane immagini sul disastro dei rifiuti campani e dalla disorganizzazione (operativa e legislativa) nella gestione diretta dei problemi ambientali, per i quali “l’Italia può, anzi deve, fare di meglio”, presentando dei piani d’azione a medio-lungo termine, perche’ all’Europa, cosi come a noi cittadini, “non interessa un piano che mostri una soluzione immediata da bacchetta magica: ci interessa che il piano sia credibile. Dobbiamo essere sicuri di poterci fidare.” L’Europa chiede, per bocca del Commissario Potocnik, credibilità di programmazione nell’investimento alle politiche energetiche, ma l’Italia non risponde ad una chiamata alla serietà.

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