La natura sa essere impietosa, imprevedibile e quando esercita la sua forza ci ricorda la nostra impotenza. Come tutte le calamità naturali, il terremoto non sfugge a questa antica regola, pochi secondi e le lacerazioni materiali si sommano a quelle dell’anima. La vita ridotta a un cumulo di macerie, l’esistenza che si fa polvere, il futuro sbriciolato come un grissino e la realtà risucchiata nel buco nero dell’incertezza.

Il sisma che si è abbattuto sulla via Emilia proprio non ci voleva in questo momento per il nostro martoriato Paese, tirato per la giacchetta dalla recessione, dalla crisi e dai venti dell’antipolitica. L’evento tellurico in termini di perdite umane (7 morti) non è fortunatamente paragonabile a quello che tre anni fa colpì l’Aquila e il cuore dell’Abruzzo, tuttavia il bollettino parziale parla di danni incalcolabili al patrimonio artistico e di 5mila sfollati distribuiti fra le province di Modena, Ferrara e Bologna. Tra le prime misure del Governo Monti per fronteggiare l’emergenza c’è la delibera per lo stato di emergenza per i territori colpiti dal sisma del 20 maggio, fissandone la durata a 60 giorni e attribuendo la competenza a coordinare gli interventi al Capo del dipartimento della Protezione civile. Nella fase successiva allo stato di emergenza, il coordinamento spetterà alle Regioni Emilia-Romagna e Lombardia, ciascuna per i territori di propria competenza.

Immediatamente a disposizione delle zone terremotate ci saranno 50 milioni di euro del Fondo per la Protezione civile (“il fabbisogno finanziario per far fronte allo stato di emergenza – si legge nel comunicato diramato da Palazzo Chigi – verrà coperto utilizzando le risorse del fondo nazionale per la Protezione civile. Il fondo è stato all’uopo rifinanziato con 50 milioni di euro, prima della dichiarazione dello stato emergenziale. Le risorse stanziate serviranno a coprire tutte le spese per i soccorsi, l’assistenza e la messa in sicurezza provvisoria dei siti pericolanti”). Si tratta di risorse alle quali se ne potrebbero aggiungere altre, attingendo al Fondo di riserva. Da segnalare il provvedimento che riguarda il rinvio del pagamento dell’Imu per le abitazioni e gli stabilimenti industriali dichiarati inagibili.

L’ombra della beffa è rappresentata da un decreto legge (n. 59/2012) fresco fresco di approvazione (15 maggio 2012) in tema di “Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile”. L’art.2, comma 2, del d.l. n. 59/2012 – rubricato “copertura assicurative su base volontaria contro i rischi di danni derivanti da calamità naturali” – prevede che “Con regolamento emanato entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto […], sono definiti modalità e termini per l’attuazione del comma 1 senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, anche sulla base dei seguenti criteri: a) estensione della copertura assicurativa del rischio calamità naturali nelle polizze che garantiscono i fabbricati privati contro qualsiasi danno; b) esclusione, anche parziale, dell’intervento statale per i danni subiti da fabbricati; c) incentivazioni di natura fiscale, nel rispetto del principio dell’invarianza di gettito, tramite regimi agevolativi all’imposta sul premio di assicurazione ovvero la deducibilità, anche parziale, del premio dalla base imponibile ai fini Irpef e Ires dell’assicurato; d) previsione di un regime transitorio, anche a fini sperimentali ovvero di prima applicazione”.

In buona sostanza, seguendo il quadro normativo, dal momento che lo Stato potrebbe non essere più tenuto a risarcire i danni subiti dai fabbricati, i cittadini potrebbero essere costretti a ricorrere ad assicurazioni private. Non solo. Il decreto legge in esame stabilisce che “A seguito della dichiarazione dello stato di emergenza, la Regione può elevare la misura dell’imposta regionale di cui all’articolo 17, comma 1, del decreto legislativo 21 dicembre 1990, n. 398, fino a un massimo di cinque centesimi per litro, ulteriori rispetto alla misura massima consentita” (art.1, comma 1, lett. c), n. 9). Una tassa sui carburanti che, a discrezione della Regione, potrebbe alzare il prezzo della benzina fino a 5 centesimi al litro. 

Dunque, a fine agosto scadrà lo stato d’emergenza che, con la riforma della Protezione civile appena approvata, non può durare più di 100 giorni. Fino ad allora toccherà allo Stato coprire i costi del terremoto. Scaduti i 100 giorni, la palla passerà alle Regioni. Per il sottosegretario Antonio Catricalà “passati i 100 giorni, lo Stato non abbandonerà l’Emilia, il Governo valuterà tutte le richieste degli enti locali coinvolti nel sisma, come il rinvio dei pagamenti, di tributi e dei contributi e la derogabilità al patto di stabilità. Faremo tutto ciò che è necessario fare”.

La via maestra, anche se per gradi, sarà rappresentata dalle polizze, facoltative ma fino ad un certo punto. Da quel punto in poi con costi variabili da caso a caso (passando per le case), in caso di calamità le abitazioni assicurate saranno ricostruite dalle compagnie private, per quelle sprovviste di copertura continueranno a pensarci Stato e Regioni. Ma siamo ancora in working progress.

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