Il Partito Democratico e il Partito Repubblicano sono i due principali attori della scena politica degli Stati Uniti. Il Partito Democratico è progressista, orientato a favore di politiche per il  sostegno dei bisognosi e di maggiore eguaglianza a livello sociale. Il Partito Repubblicano invece è conservatore, orientato al conservatorismo sociale, al sostegno della famiglia tradizionale e contrario ad ogni intervento dello Stato nell’Economia.

Il Partito Democratico può essere semplicisticamente paragonato alla Sinistra del nostro Paese, in particolare per quanto riguarda l’orientamento progressista e l’interesse sociale. Tuttavia, occorre  ricordare che negli USA non c’è una vera corrente socialista come in Europa in seguito alla particolare storia del Paese (Guerra Fredda, Maccartismo), quindi il paragone dei Democratici con la Sinistra si limita ad una serie di ideali a favore del progresso e della giustizia sociale, ma sempre con la fiducia nel libero mercato e nel capitalismo. Inizialmente il Partito Democratico e quello Repubblicano facevano parte dello stesso schieramento politico, con elementi più progressisti da un lato e più conservatori dall’altro. Nel 1912 si arrivò alla rottura e nacquero ai due maggiori partiti degli Stati Uniti.

I Repubblicani sono conservatori a livello economico, sostenitori dei valori  che stanno alla base della famiglia tradizionale e sono assolutamente contrari all’intervento dello Stato nell’economia. Fu Ronald Regan negli anni ’80 che, durante la sua campagna presidenziale, delineò definitivamente le caratteristiche dei Repubblicani con politiche di riduzione delle tasse, con tagli alla spesa sociale e con una serie di liberalizzazioni che hanno tolto molto potere all’attività sindacale. Si potrebbe paragonare il Partito Repubblicano ai partiti di Destra europei, ma ci sono sostanziali differenze da ricordare. In America la Chiesa e lo Stato sono separati sin dall’inizio, non c’è quindi mai stata intromissione dell’una negli affari dell’altra.

Obama è liberale? Romney conservatore? Per poter rispondere dobbiamo capire quanto questi termini differiscano dal loro significato “europeo”. Quello che viene definito “liberal” negli USA non corrisponde al nostro termine “liberale” e “conservative” non vuol dire conservatore tout court. Negli Stati Uniti, “liberal” non denota un attaccamento alla libertà individuale in campo economico come in campo sociale, il senso del termine è più vicino a “progressista”. Essere liberale negli Stati Uniti non significa essere liberale nel senso “classico” del termine. Allo stesso modo, “conservative” non rimanda a nessun pregiudizio verso un qualche Ancien Régime o a una destra corporativista, suggerisce piuttosto la fiducia nell’efficacia dei  Mercati e il desiderio di limitare il dirigismo economico.

In America si dice spesso che i “liberals” sostengono la libertà in campo sociale (morale), mentre si oppongono alla libertà economica (libertà contrattuale, proprietà privata), e che i “conservative” hanno una visione completamente opposta a questo modo di pensare. Non è completamente falso, ma i due campi sono comunque fortemente impregnati dalla tradizione americana caratterizzata dall’indipendenza individuale e dalla libertà d’impresa.

Obama è progressista, ma in una maniera che lo pone a destra del centro in Europa. Obama vuole che lo Stato intervenga maggiormente, propone di aumentare le tasse dei ricchi, ma tutto questo senza aumentare il peso della spesa pubblica. Crede che lo Stato debba intervenire solo nei campi dove la gente non può fare meglio agendo da sola, anche se dovremmo ammettere che capisce poco di economia e che immagina questi campi d’azione un po’ troppo estesi. Per quanto riguarda la morale, è probabilmente liberale, ma “solo” per ciò che riguarda le donne, l’aborto e i gay. Come i conservatori si oppone alla legalizzazione delle droghe, ha aumentato la repressione dell’immigrazione illegale e non ha cambiato nulla nell’ascesa dello Stato di Sorveglianza. Per farla breve, Obama è un social-democratico soft.

Romney è conservatore, ma scioccherebbe molti conservatori europei. Vuole certamente uno Stato forte, che assicuri la legalità e l’ordine (guerra alla droga compresa), vuole meglio controllare l’immigrazione, e difende i valori della religione nella questione morale. D’altro canto, appoggia il capitalismo globale, si oppone al protezionismo (con qualche eccezione), chiede di ridurre le tasse così come la spesa pubblica e promette di sopprimere il regime di assicurazione medica pubblica creato dall’amministrazione Obama. Per farla breve, Romney si presenta come un conservatore che ha subito l’influenza del liberalismo classico.

Le scissioni politiche sono molto diverse dalle due parti dell’Atlantico e molto è dovuto alla tradizione d’indipendenza individuale e liberalismo classico che ha fortemente marchiato gli Stati Uniti (che probabilmente non sentono bisogno di un Partito Liberale proprio per questo motivo). Tutto questo suggerisce anche, che al di là del diverso significato dato alle etichette politiche in Europa e in America, la distinzione destra-sinistra ha perso molto ai fini di un’analisi dei problemi dei nostri tempi. La distinzione autoritarismo-libertà è forse più utile. Su questo asse forse Obama e Romney non si situano poi così lontani l’uno dall’altro anche se “serve”, per ancora un po’ di tempo, un Obama per ridimensionare la troppa libertà. In uno Stato serve una giusta dose di Welfare.

© Rivoluzione Liberale

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