L’altra notte a Bruxelles si sono riuniti i Capi di Stato o di Governo dell’UE, per una cena informale durante la quale si è parlato di crescita e dell’emergenza delle Banche spagnole la cui situazione rischia di minare l’intero sistema bancario europeo. Cena leggera a base di asparagi belgi, filetto e mousse al cioccolato, ma argomenti pesanti e di vitale importanza per il futuro dell’Europa.

In primis la crescita, che, come si legge dalle dichiarazioni del Presidente stabile del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, “deve basarsi sui tre pilastri della strategia Europa 2020: mobilitare le politiche europee per dare pieno supporto alla crescita; aumentare gli sforzi affinché l’economia venga finanziata attraverso nuovi investimenti e rafforzare la creazione di posti di lavoro”.

Il fronte della crescita si divide in due. Le misure sulle quali sono tutti d’accordo: i  project bonds (strumenti di debito atti a finanziare infrastrutture europee), la ricapitalizzazione della Banca europea degli investimenti (BEI) e l’uso dei fondi strutturali per lo sviluppo. Altre reazioni ed equilibri invece quando sul tavolo vengono poste altre misure: Eurobond, ridiscussione dei poteri della BCE e la Golden rule (ovvero la possibilità di escludere dal conto del deficit determinati investimenti).

Eurobond e ruolo della BCE hanno naturalmente incontrato il sempiterno scetticismo della Germania e dei “Paesi del Nord” contrari ad una “collettivizzazione del debito”. I due strumenti hanno però avuto una sorprendente apertura da parte del premier inglese Cameron, il quale ha dichiarato che ora l’Europa necessita di soluzioni che siano più a lungo termine. A riguardo nessuna decisione è stata ovviamente presa, ma il solo fatto che se ne sia parlato è un enorme passo in avanti in funzione di future riforme e maggior integrazione politica.

Questo scenario è il risultato della nuova geografia dei centri di potere che si è venuta a creare negli ultimi mesi; la Merkel infatti se non si vuole vedere in un certo senso isolata di fronte al nuovo “asse per la crescita” Monti-Hollande, deve per forza trattare con loro anche su temi delicati e così importanti come gli Eurobond e il ruolo della BCE. In definitiva durante il summit non si è deciso niente di concreto ma si sono poste le basi per un il prossimo summit di fine giugno, dove le vere decisioni, si spera, verranno prese.

A latere del summit si è poi parlato naturalmente anche di Grecia. La situazione del paese ellenico non era ufficialmente in agenda, ma la Germania, in accordo con la Commissione europea, non ha perso l’occasione di ribadire la linea dura nei suoi confronti, sottolineando come dovrà essere cura del prossimo governo ellenico il mantenimento dei patti presi con l’Ue. Una flessibilità su questi accordi, dicono a Berlino, vanificherebbe due anni di disciplina fiscale e danneggerebbe ulteriormente la già debole fiducia dei mercati nell’Europa.

Ad ogni modo anche se tutti i paesi hanno dimostrato di voler fare tutto il possibile affinché la Grecia rimanga nell’euro, sono trapelate notizie non molto incoraggianti sul futuro della moneta unica. È infatti emersa la notizia di una conference call tenutasi lunedì scorso tra alti funzionari dei vari ministeri delle finanze europei, durante la quale sarebbero stati discussi i dettagli dei rispettivi piani stilati per un’eventuale uscita della Grecia dall’euro.

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