Annunciata in pompa magna come la conferenza stampa che avrebbe svelato al mondo clamorose novità politiche, si è trasformata in una specie di teatro dell’assurdo.

Più che predellino bis, il patibolo. Il Golgota di Berlusconi, accompagnato nella surreale via crucis del Pdl che verrà dall’uomo senza il quid, Angelino Alfano, quest’ultimo apparso poco lucido e capace di collezionare un paio di lapsus freudiani nel giro di un nano-secondo (per la serie, chi va con lo zoppo…).

Niente di nuovo sotto al sole, per lo meno nel ’94 c’era più entusiasmo, più grinta; oggi il tono dimesso, la voce roca senza verve del Cavaliere (più grigio che nero) ci danno il senso dell’operazione maquillage: buttare alla rinfusa nel grande pentolone un bel po’ di ingredienti, mescolare con cura, cuocere a puntino. La ricetta dell’ex Premier e dei suoi sodali si chiama presidenzialismo alla francese, semi o meno non importa, con un Porcellum da scannare o da portare sull’altare del sacrificio (o della Patria). Il delfino spiaggiato entra nei dettagli: “Abbiamo già presentato alla Camera, con la firma di oltre 120 deputati, una proposta con modello francese, un presidente della Repubblica, un primo ministro e un presidente che nomina un primo ministro. Questa è la nostra posizione che rappresenta in purezza il nostro pensiero, ma crediamo importante ragionare: non è una proposta vincolante, è quello che pensiamo essere il meglio ma siamo pronti a confrontarci”.

Mah. Alla domanda su un’eventuale candidatura di Berlusconi a presidente della Repubblica, il diretto interessato ha scelto la modestia: “Se me lo chiede il partito, sono pronto”. Sarebbe il colpo di coda del Caimano, salire al Colle per trasformarlo in un Bunga Bunga di levatura presidenziale. Improbabile, ma nella vita tutto è possibile.

Insomma, i poteri taumaturgici del modello d’Oltralpe dovrebbero permettere al Pdl di risalire la china (i sondaggi lo danno al 15,5 per cento, per Berlusconi è oltre il 23 per cento), incendiare gli entusiasmi sopiti, magari con un’alleanza al centro di cui non si sono perse le speranze (“ma non tiriamo nessuno per la giacca” ha detto Alfano), primarie, no a paragoni con Grillo e nessuna preclusione alle liste civiche. Falchi e formattatori sono al lavoro da tempo fra le costole del Popolo della Libertà: cosa partoriranno non è dato sapere.

Berlusconi era davvero troppo depresso per credere realmente al suo miraggio di rinascita.

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