“Non c’è pace tra le tiare, le vesti, le ostie e i tabernacoli. Tutto quel mistero misterioso che aleggia da secoli sulla Chiesa, sta diventando un reality. Che dire, loro, i preti, ne hanno dati di spunti per tessere trame di romanzi famosi. Con quel loro fare in nome di un povero cristo, con quei loro riti pagani perpetuati a beneficio dei sadomasochisti, ecco loro alla fine raccolgono la tempesta che si è nutrita di tutto il vento di questi tanti anni. Io non li amo, lo dico spesso: non amo una religione che si fonda sul peccato, declinato da un buontempone: originale (il primo, bella invenzione sigh), mortale (pentiti pentitevi pentiamoci) veniale (non bere troppo non ruttare non scoreggiare). Non amo un rito che si perpetua da duemila anni, un’usanza becera di crocifiggere, dopo aver torturato, un poveraccio sulla croce. Lui che ha preso i peccati del mondo. Primo, chi te lo ha chiesto. Secondo ma non era meglio raccontare una storia meno cruenta. Terzo, Amnesty International avrebbe qualcosa da ridire.

E allora leggo ridacchiando le trame del Vaticano che non sono preziosi merletti ma storie sordide, della serie il più pulito è vescovo, in mezzo alle porpore tremanti si erge la figura negativa, il corvo. Non quello di Salaparuta, ahimè, ma un tipo che farebbe inorridire il pentito dei pentiti. Lui sa. Benedetto suona il pianoforte per rilassarsi e forse pensa con nostalgia quando queste cose si risolvevano con la Santa Inquisizione. E mi sale una rabbia ancestrale che farebbe inorridire anche i peggiori cavalieri templari: perché con questa storia si và a gettare luce negativa sulle poche cose buone che questo carrozzone ha prodotto. Perché è vero che ci sono tanti preti che hanno abusato di minori, ma è anche vero che ci sono e ci sono state persone meravigliose che, credendo in Cristo, hanno dedicato la loro vita al bene di un umanità meno fortunata, parlo dei poveri, dei malati, di uomini e donne senza speranze. Ecco, questo mi fa inorridire, che il marcio sia così evidente, come una pustola enorme sul viso. E che le persone non degne si accampino dietro collari d’oro e croci di diamanti, appannando per sempre questi sacerdoti e queste suore che hanno scelto la via più difficile, dove nessuno dice loro grazie.

E allora rifacciamo i comandamenti, scolpiamoli nella pietra con le folgori. Ma facciamone due soli però, più facili da ricordare: primo non mentire, secondo non rubare. Credo che siano gli essenziali. Ora che mi sento come Riccardo Cuor di Leone in partenza per la crociata, lucido le mie armi, che sono solo intellettuali, e spero davvero nel castigo di Dio.”

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