La Grecia è la culla della nostra civiltà. Prima della dominazione romana sul Mediterraneo, Alessandro il Grande conquistò gran parte del mondo mediterraneo e dell’Asia.  Atene, come tante altre grandi città greche, evocano in noi l’idea di democrazia, filosofia e teatro, l’idea di una cultura che legittima la Grecia ad essere considerata una grande Nazione.

I filosofi hanno giocato un ruolo unico nel pensiero e nella civiltà greca antica. Grazie al loro sapere, che hanno trasmesso nelle scuole di filosofia, è negli ambienti colti della Grecia che si è sviluppato in pensiero umanistico che si è diffuso, formando in qualche modo le premesse di una identità europea. La civiltà greca ha influenzato indelebilmente la società occidentale grazie a numerose innovazioni politiche e culturali. Un esempio  sono i Giochi Olimpici che sono stati inventati dai greci molto prima che fossero “reinventati” dal francese Pierre de Coubertin. Nella mitologia greca, Zeus, padrone degli dei, si trasformò in toro per rapire una principessa fenicia della quale si era innamorato. La giovane, figlia di Agenore, re di Tiro, ricevette, dopo la sua morte, tutti gli onori dedicati agli dei dando il suo nome ad un continente: l’Europa.

Certamente, non si tratta di sdoganare i dirigenti greci e la loro immoralità del passato. In realtà la Grecia che ha forgiato la nostra cultura ha avuto una decadenza. Oggi lo Stato non controlla più la sua amministrazione, corrotta e disfunzionale. La chiave di volta del cambiamento dovrà necessariamente passare dalla totale trasformazione di quella amministrazione, strategia compresa. Ma rimane assolutamente deplorevole prendersela con il popolo e con la classe media. Il salario minimo è arrivato a 480 euro e i tagli repentini sui salari e sulle pensioni hanno portato gran parte della popolazione alla miseria. Non avendo più niente da perdere, la gente manifesta il suo malessere in modo violento. Ultimamente le dimostrazioni si sono trasformate in guerriglia, mentre il Parlamento votava un nuovo piano di austerità, un austerità senza precedenti.

La Grecia ha delle difficoltà a convincere i suoi partner europei, i particolar modo la Germania, che è urgente venire in suo aiuto. Nessuno contesta, i greci per primi, che il Paese è il primo responsabile della grave crisi nella quale si trova. Le tre grandi famiglie che hanno dominato la politica per decenni – i Caramanlis, Mitsotakis e Paapandreu – non sono state in grado di far applicare le misure necessarie alla modernizzazione del Paese. Ma in qualsiasi modo sia andata, bisogna aiutarela Grecia. Perlei stessa, per la popolazione e per noi europei. Salvare la Grecia vuol dire salvare l’Europa. E’ dimostrare che la solidarietà che è stato il marchio di fabbrica della costruzione europea non è parola vana. La solidarietà è l’espressione di coesione politica e sociale. La Germania ne è una prova. La riunificazione ha richiesto uno sforzo finanziario gigantesco: non meno di 175 miliardi di euro l’anno dagli anni 90. Ora, nonostante il peso di questo sforzo, non è stato messo in discussione da nessuno, perché l’obbiettivo erala riunificazione. Stessacosa in Galles, che è in grave difficoltà economica e beneficia di aiuti massicci dal Governo britannico. E’ il prezzo che si deve pagare perché esista uno stato solidale (attenzione, non assistenziale). Altro esempio: l’Illinois negli USA è al bordo del fallimento. L’aumento del 67% delle imposte sul reddito chiesto dal suo governatore probabilmente non basterà a colmare l’abissale buco del bilancio. Anche qui, si è convenuto che, se ce ne sarà bisogno, lo Stato federale verrà in soccorso dell’Illinois.

Ecco cosa manca all’Europa, e che ipoteca in qualche modo il futuro dell’Europa concepita come comunità politica e non solo un mercato interno. La solidarietà non fa parte della mentalità di gran parte dei cittadini europei. I popoli europei, ai quali si fa sopportare unicamente il peso del raddrizzamento dell’economia europea, e soprattutto della zona euro, non hanno ragione di sentirsi uniti. Da una parte, l’Europa non fa altro che parlare loro di “punizioni”. Anche se necessari, il rigore del budget e la lotta contro il deficit degli Stati non possono essere il solo messaggio. Dall’altra parte, i loro dirigenti non offrono delle vere prospettive comuni, né propongono veri progressi da condividere. Ognuno va per la sua strada. E la Germania, che ha la memoria un po’ “corta” quando si parla di Storia (i “peccati” del passato le sono stati “perdonati” dal resto dell’Europa, è stata coinvolta negli aiuti dopo la seconda guerra mondiale permettendogli di diventare il grande Stato che è oggi) e la lingua un po’ lunga quando si tratta di punire (ha fatto molto “rumore” la presunta parola “referendum” sussurrata da Angela Merkel all’orecchio del Presidente greco Papoulias), dovrebbe ammorbidirsi sulle questioni eurobond e Growth Compact.

L’Europa si “merita” la reazione violenta dei greci, che sono stati ingannati dai loro governanti, e l’Europa lo sapeva. La Germania, deve certamente rimanere leader, non però con l’atteggiamento imperialista di oggi, ma pagando. La Grecia oggi brucia a causa di una guerra tra bande estremiste. Il problema non è se esce dall’euro, ma se la Grecia, Nazione culla della civiltà, debba essere lasciata alle barbarie, finire in mano cinese, o aiutata. L’Europa, vuole interfacciarsi con la sempre più “grande” Turchia, nonostante molte legittime perplessità perché la Turchia viene da un’altra “cultura”. Cerchiamo di portarla in Europa perché è il ponte “naturale” con il Medioriente, oggi interlocutore fondamentale per quanto riguarda la finanza, il commercio, la cultura,la politica. Nondimentichiamo che siamo stati e continuiamo ad essere mediatori del vecchio scontro tra Grecia e Turchia. Abbiamo bisogno della Turchia, ma non possiamo lasciare la Grecia, è impensabile per noi europei abbandonarla.

Gli europei del Nord devono capire che l’Europa è anche Mediterraneo e l’Europa mediterranea è il futuro, un jolly che va giocato e non solo una palla al piede. E’ tempo di ritrovare il senso della costruzione europea. Aiutare la Grecia significa innanzitutto aiutare i greci, ma anche aiutare noi stessi.

© Rivoluzione Liberale

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2 COMMENTI

  1. Del tutto esatto, ma bisogna che i greci, per primi, siano d’accordo e non rivotino gente che puó solo farli sprofondare nella barbarie.

  2. Nessun commento ma non vedo la rivoluzione liberale. Torno a scrivere: non è la Grecia il problema; è la Germania che deve tornare al marco, altrimenti sarà una storia infinita: oggi la Grecia, domani il Portogallo, poi la Spagna, quindi l’Italia, ……….etc. etc.
    Luigi Castagna

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