Fa di tutto affinché il Paese e soprattutto Governo e Parlamento, non si distraggano dall’emergenza principale. La crisi economica, che è ben lungi dall’essere risolta e che richiede un continuo e attento impegno da parte di tutti, non solo dei cittadini comuni, già colpiti da provvedimenti che ne indeboliscono sempre più il potere d’acquisto e la qualità della vita. A fronte di un aumento delle tasse e delle trattenute, gli stipendi sono inchiodati all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso. Nella settimana passata, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è partito dalle esigenze del Sud d’Italia, del ‘Suo’ Mezzogiorno, per dare un’ennesima scossa agli attori chiamati a risolvere il dramma finanziario e sociale. Perché, a suo avviso, la ripresa dell’Italia passa anche e soprattutto attraverso l’investimento sulle migliori risorse ed energie del Paese e in particolare su quelle del Sud.

“Come ho sottolineato in più occasioni – ha affermato Napolitano in un messaggio inviato sabato scorso in occasione della consegna dei diplomi del primo corso della Scuola di Alti Studi sullo Sviluppo ‘Far accadere le cose’, promosso dalla Fondazione ‘Francesco Saverio Nitti’, al presidente, Stefano Rolando – l’innalzamento degli standard formativi nel Mezzogiorno e la valorizzazione del capitale umano di cui esso è ricco sono condizione imprescindibile per lo sviluppo dell’intera Italia. Solo investendo sulle migliori risorse ed energie del Paese – e in particolare su quelle del Sud, finora lungamente sottoutilizzate – sarà possibile superare le attuali difficoltà di ordine economico e sociale e offrire una prospettiva di rilancio e di crescita sul piano nazionale. E’ pertanto con vivo compiacimento che formulo un caloroso augurio ai giovani che oggi si apprestano a proseguire il loro percorso lavorativo con un bagaglio culturale e professionale significativamente arricchito”. Il Capo dello Stato ha espresso “vivo apprezzamento per l’attività della Fondazione che, intitolata a Francesco Saverio Nitti, onora l’eredità del grande studioso e illustre uomo politico, contribuendo alla formazione di una nuova classe dirigente di giovani laureati meridionali di particolare talento”.

La sciagura della presenza delle mafie nel nostro Paese è stato un altro, pressante, pensiero di Napolitano, nella settimana della memoria della strage di Capaci (Palermo) quando, il 23 maggio del 1992 (vent’anni fa), Cosa Nostra uccise con una terribile esplosione, il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della loro scorta. L’inquilino del Quirinale, nell’occasione, era presente nel capoluogo siciliano per la commemorazione. Nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone, Napolitano – commosso e con le lacrime agli occhi – si è rivolto soprattutto alle centinaia di ragazzi presenti: “Non lasciatevi intimorire, scendete in campo presto. Né Palermo né la Sicilia sono sempre uguali a loro stesse – ha continuato il Presidente – e ce lo dicono i fatti”. Davanti a lui c’erano anche le compagne di Melissa, la ragazza uccisa a Brindisi sabato 19 maggio scorso davanti alla scuola in un’ancora misterioso attentato. “Non possiamo escludere un ritorno alla strategia stragista – ha detto un preoccupato Napolitano – ma ogni cosa avrà la risposta che si merita. Vedendo oggi quest’aula è evidente che chi ha ucciso Falcone e Borsellino ha fallito. E se hanno ucciso Melissa per offendere la memoria di una donna coraggiosa come Francesca Morvillo, la pagheranno”.

Il giorno seguente, in un momento in cui l’emergenza-criminalità organizzata sembra essersi riaccesa, l’Inquilino del Colle – si è recato a Corleone (Palermo) per il ricordo – con funerali di Stato – di Placido Rizzotto, il sindacalista ucciso il 10 marzo del 1948 e sul cui omicidio, proprio nei giorni scorsi, la Procura di Palermo ha deciso di riaprire le indagini. La presenza di Napolitano, che dalla sorella del sindacalista, Giuseppa, ha ricevuto la medaglia d’oro al merito civile alla memoria, è stata molto apprezzata. “Ci auguriamo che non si debba mai più riaprire la stagione degli omicidi e della violenza stragista. Ci sono pericoli ma vigileremo”, ha affermato Napolitano. “Non siamo più nel ’92 e nel ’47. C’è una coscienza più unita tra anziani e giovani”, ha aggiunto. Il capo dello Stato, parlando ai tanti giovani riuniti sul luogo dell’eccidio, ha ricordato come la “violenza stragista ha colpito gli obiettivi più alti. E’ giusto – ha concluso Napolitano – ritornare a Portella che è il punto di partenza. Lo è anche la terra di Corleone e di Placido Rizzotto”.

E ancora in tema di violenza, il Presidente – in occasione della strage di Piazza della Loggia a Brescia – avvenuta il 28 maggio 1974, in cui morirono otto persone e ne rimasero ferite più di cento e ancora senza nessun colpevole – ha affermato che “il corso della giustizia deve, pure nei limiti in cui è rimasto possibile, continuare con ogni scrupolo e, nel contempo, va però fin da ora messo in luce quanto è emerso sulla matrice di estrema destra neofascista e sugli ostacoli che una parte degli apparati dello Stato frappose alla ricerca della verità”. Il Presidente della Repubblica, ha inviato al Sindaco di Brescia, Adriano Paroli, il seguente messaggio: “Nel trentottesimo anniversario della strage di Piazza della Loggia, che così drammaticamente colpì Brescia e l’intero Paese, rendo commosso omaggio ai cittadini inermi che persero la vita in quel terribile giorno e ai tanti feriti di un attentato vile e sanguinoso. Comprendo e condivido la profonda amarezza di tutta la comunità bresciana e in primo luogo dei famigliari delle vittime, lasciati ancora una volta senza il conforto di un accertamento e di una sanzione di colpevolezza per i responsabili di quella tragedia ispirata da ciechi disegni terroristici ed eversivi.  In questo momento – ha concluso Napolitano – assume perciò un significato ancora maggiore l’ammirevole iniziativa delle amministrazioni comunali e provinciali e dell’associazione dei famigliari dei caduti di creare, scolpendo nella pietra i nomi delle vittime del terrorismo, un itinerario cittadino capace di ripercorrere eventi tragici della nostra storia repubblicana e di ricollegarli idealmente ai momenti fondativi della comunità nazionale. Con questi sentimenti, esprimo a lei, signor sindaco, e a tutti i famigliari delle vittime, la solidale vicinanza e la intensa partecipazione mie e della Nazione”.

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