Passano gli anni, ma i difetti sono quelli di sempre. E che vuoi farci? Questione di DNA.

I Democratici sognano i campi in fiore di Palazzo Chigi e fra un consultazione e l’altra, un tocco di cipria e un mascara da femme fatale, si sono incartati sul colore del rossetto: rosso acceso o rosso tenue. In questo camerino immaginario dove abbondano piume di struzzo, lustrini e pailette, non mancano le foto ricordo di un glorioso passato: si va da Berlinguer ad Occhetto, fino ad arrivare a Prodi., passando per D’Alema e Veltroni. Relegata in un angolino senza cornice, come un post-it che funge da promemoria, campeggia la foto di Vasto. Tre sigle, tre uomini, un solo obiettivo: allearsi per vincere. Problemino dell’ultim’ora: Vendola eDi Pietro hanno il fiatone, uno stato d’ansia che intendono trasmettere anche al segretario del Pd con l’unico scopo di mettergli fretta. In una parola è come se gli stessero dicendo: ti decidi o no?

La risposta è “ni”, non ancora un no definitivo, ma siamo lì. Messo con le spalle al muro dal pressing di Sel e Idv, Bersani traccheggia facendo “appello ai progressisti e riformisti”. Delle due l’una: o l’alleanza non è ritenuta indispensabile dal numero uno del Partito democratico (mentre altri esponenti all’interno del partito ritengono un’intesa del genere irrinunciabile), perché non gli sconfinfera troppo pensare ad un Pd troppo schiacciato a sinistra, oppure la conquista dei voti moderati risulta più affascinante perla base. Delresto anche la Bindi non si è nascosta dietro a un dito: “Gli alleati vogliono bloccare il confronto con l’altra componente del nostro progetto e a me non piacciono gli ultimatum e le minacce”.

Vendola la prende larga, larghissima, buttandola in filosofia: “Non c’è minaccia o ultimatum da parte nostra – ha detto il Governatore della Puglia – penso che sia stato il popolo italiano ad aver lanciato un ultimatum alla politica, in particolare al centrosinistra”. In pratica il leader di Sel ha detto tutto e niente.

Di Pietro da buon molisano è più schietto, sebbene l’incipit proprio non riesce a cambiarlo: “Per noi dell’Italia dei Valori, la coalizione che può vincere le elezioni deve partire dalla foto di Vasto; stiamo preparando un programma che metta al primo posto il lavoro, la legalità, la lotta all’evasione e alla corruzione”.

In questo momento l’attenzione di Bersani è catalizzata dagli eventi sismici che stanno lacerando la sua terra e bene ha fatto a dare la disponibilità delle sedi del Pd per un aiuto logistico e morale, tuttavia l’anima giovane del partito dall’aria sbarazzina tipica dei quarantenni rampanti, a cominciare dai rottamatori capitanati da Matteo Renzi, sta cominciando a surriscaldarsi chiedendo a gran voce le Primarie (a ottobre).

Per il momento Bersani tace, ma non può sfuggire al corso degli eventi. Finirà nella grattugia scintillante apparecchiata dai seguaci del professor Prodi?

© Rivoluzione Liberale

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