“Da quando ho conosciuto un ex console svedese che vive come un’eremita, ho cominciato a considerare con più rispetto le persone che all’improvviso, per motivi più o meno evidenti, decidono di lasciar tutto e ritirarsi in campagna. Quelli che, per capirci meglio, lasciano l’azienda, abbandonano casa, lasciano moglie e fidanzata; insomma i diversamente socievoli, quelli che odiano il prossimo, lucidano la  carabina e accettano solo la compagnia di cani o saltuariamente di qualche umana volontaria e libidinosa. Mettono un fossato senz’acqua tra la vita di prima e quella di adesso. Io non potrei mai farlo: ho bisogno del contatto, a volte anche fisico, con il resto del mondo. Non potrei mai non passeggiare per una grande città come Roma e quindi perdermi le gesta di AlèMagno e la sua combriccola; oppure avere il piacere di incontrare per caso qualche cialtrone del precedente governo e notare il loro nuovo modo di camminare rasente le mura, quasi in disparte. Secondo me questa gente ha paura di esser presa a legnate.

Giorni fa ho incontrato un mio conoscente, deputato, arrogante come sempre. Intanto è cosa nota che le persone basse son sempre aggressive, forse a causa del torcicollo che vien loro a furia di guardare dal basso in alto, oppure dal fatto che per farsi notare devono faticare di più, non saprei davvero. Comunque l’arroganza aleggia sotto il metro e settanta. Mi viene in mente il grande Little Tony e i 5 cm che riusciva a guadagnare con il ciuffo tenuto su a colpi di lacca.

E comunque l’umanità è una cosa meravigliosa. Oggi ero sul mood riflessivo e ho osservato la gente che popola il centro di Roma. Mi piace farlo seduta in un bel bar; taccio sulle quantità industriali di turisti anziani che indossano pantaloni a pinocchietto che mettono in mostra grappoli di vene varicose e magliette con scritte improponibili: sono danni collaterali. Una grande maggioranza del genere donna ex bella ex giovane ancora ‘di dietro liceo davanti museo’, labbra a canotto e girovita a ciambella. Poi, in disparte, incedendo con il passo di una regina, una vecchia signora elegante: indossa un tailleur d’antan di alta sartoria con la disinvoltura dell’abitudine. Un filo di perle, i capelli bianchi e ben pettinati. Chiunque incrocia il suo cammino la guarda con ammirazione, qualcuno la saluta. Ecco, poi da una 500 rossa è uscita una finta bionda e la magia del momento è scemata.

La classe non è acqua, e noi beviamo per dimenticare: cameriere champagne!”

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