E’ un po’ una doccia fredda per i rivoluzionari di Piazza Tahrir. La loro rivolta ha avuto una svolta imprevedibile: il 17 e 18 Giugno prossimi, gli egiziani, dovranno scegliere per Presidente un militare o un islamico.

Ahmad Chafik, ultimo Primo Ministro di Hosni Mubarak e Mohamed Morsi, candidato della confraternita dei Fratelli Musulmani, sono arrivati in testa alla prima elezione presidenziale post-rivoluzione, con un risultato serratissimo, Morsi avendo ottenuto il 24,7% dei voti e Chafik il 23,6%. Il quotidiano indipendente “Al-Watan” titolava così già dopo i primi risultati parziali: “L’Egitto tra uno sceicco e un generale”. Se questi risultati sembrano sorprendenti e privi del senso che gli egiziani hanno voluto dare alla loro rivoluzione, sono il frutto di un Egitto diviso tra la paura del caos e lo sfinimento di una rivoluzione infinita. Nonostante le apparenze però, analizzando a fondo questo primo turno, lo spirito di Piazza Tahrir non ha smesso del tutto di esistere.

Mosni e Chafik non rappresentano in niente lo spirito della Rivoluzione di Piazza Tahrir è vero, e se la scelta dei due candidati può stupire, proviamo a guardare il bicchiere mezzo pieno prima di attardarci sulla parte vuota. Due anni fa, tutti guardavano con preoccupazione Hosni Mubarak preparare la successione dinastica cedendo il potere a suo figlio ed organizzando una farsa costituzionale. Oggi, per la prima volta nella storia di questo antico Paese, 50 milioni di elettori sono stati chiamati a votare per scegliere il loro Presidente tra ben 13 candidati rappresentati tutte le correnti politiche del Paese. E’ un evento che dimostra che la rivoluzione non è stata un semplice colpo di spada andata a vuoto. Certamente i risultati di questo primo turno sono deludenti. Mohamed Morsi, il candidato dei Fratelli Musulmani è in testa con il 24,3% dei voti. Dietro a questo risultato bisogna capire che la confraternita ha perso molti voti dalle elezioni amministrative che li aveva coronati grandi vincitori in tutto il Paese. Gli egiziani sono delusi per come (non)hanno agito in questi mesi all’interno dell’Assemblea. E’ la loro rete molto sviluppata che gli ha assicurato abbastanza voti per conquistare il secondo turno . Per Ahmed Chafik, la situazione è diversa. E’ il candidato della contro-rivoluzione e molti aspetti hanno giocato in suo favore. Intanto ha beneficiato dell’appoggio in massa dell’esercito e delle grandi istituzioni del Paese così come del vecchio mondo degli affari di Mubarak. Molti egiziani, stanchi della rivoluzione e desiderosi di tornare alla legge e all’ordine gli hanno dato fiducia, così come gran parte della comunità copta, che rappresenta l’8/9% della popolazione e che considera Chafik come il bastione anti-islamismo.

Quando analizziamo i risultati più da vicino, ci rendiamo conto che il candidato della sinistra nasseriana, Hamdine Sabahi, vero “figlio” della rivoluzione, ha avuto ottimi risultati nei grandi agglomerati urbani. E’ arrivato primo al Cairo, ad Alessandria e a Porto Said. Il giovane candidato liberale di sinistra, Khaled Said, che era il più vicino allo spirito di Tahrir e dei giovani rivoluzionari, ha anche lui raggiunto un punteggio di tutto rispetto, anche se ha sofferto dell’idea del “voto utile” che ha portato molti suoi simpatizzanti a votare per un “grande” candidato. Se sommiamo i voti ottenuti da tutti i candidati, vediamo che lo spirito della rivoluzione si è ampiamente manifestato nei seggi, è solo mancato quel quid di coraggio che avrebbe fatto la differenza, ma certi cambiamenti hanno bisogno di tempo per diventare realtà. Per ora gli egiziani dovranno scegliere tra “il male minore”. L’Ex Primo Ministro Ahmed Chafik era conosciuto per essere un “duro” del Regime Mubarak. Durante la rivoluzione, ha partecipato attivamente alla repressione dei manifestanti. Rappresenta il candidato del ritorno all’ordine. Nei suoi discorsi oggi, rende omaggio alla rivoluzione e ai giovani rivoluzionari, ma nessuno ci crede veramente. Tutte le forze ostili alla rivoluzione egiziana sia internamente (i residui del sistema Mubarak), che esternamente (Israele, Arabia Saudita) non vedono così male un suo ritorno al potere. Dall’altra parte, Mohamed Morsi non seduce Piazza Tahrir, che considera i Fratelli Musulmani persone non di parola, avendo presentato un candidato alle elezioni, quando si erano impegnati a non correre per un mandato presidenziale per non monopolizzare il potere. Dietro a tutto questo strano disegno c’è poi un altro paradosso, che sta nel fatto che nessuno sa ad oggi quali saranno le prerogative del Presidente egiziano visto che la Costituzione non è stata completata.

Viene da domandarsi se lo spirito della rivoluzione, faticosamente sopravvissuto fino a qui, sparirà definitivamente con l’elezione di uno dei due candidati. Non è detto. Se viene eletto Chafik, ci sarà sicuramente una nuova mobilizzazione già nei primi giorni di mandato del prossimo Presidente. Le forze presenti potrebbero riunirsi e dare nuovo impulso allo spirito rivoluzionario. Un movimento di opposizione si creerà senza dubbio intorno ai leader dei partiti liberali o islamici moderati. Si sta già muovendo qualcosa. Le consultazioni sono cominciate e qualcuno ha lanciato l’idea di una turn over alla presidenza  di questo nuovo comitato. Altro problema: l’esercito. Comunque vada questa elezione, l’esercito accetterà di lasciare il potere alle autorità civili? Non è scontato. L’esercito è il primo piano dal 1952. Controlla tra il 15 e il 25% delle economia nazionale, che si tratti di fabbriche, terre, negozi così come numerose prebende. L‘esercito è ovunque e cercherà, ad ogni costo, di conservare il potere. Sarà tutto molto facile se Chafik arriverà alla presidenza. La situazione si complicherebbe se il candidato dei Fratelli Musulmani diventasse Presidente. Continuerà probabilmente a muovere i fili da dietro le quinte. L’esercito dispone anche del sostegno degli Stati Uniti, che vogliono soprattutto che vengano rispettati gli accordi di Camp David del 1978 che assicurano la sicurezza del loro alleato israeliano

Alla luce di questi risultati ci si chiede se gli egiziani non rimpiangano il “prima”. Nessuno crede più che la situazione politica fosse migliore ai tempi di Mubarak, ma molti temono le ripercussioni violente che potrebbero scatenare un ritorno di fiamma rivoluzionario. Sono in molti a temere una crisi dell’economia e hanno paura per il futuro. Questa paura li conduce al ripiego e al voto “sicuro”. Anche se sono numerosi coloro che hanno scelto Ahmed Chafik per questi motivi, gli egiziani non hanno nostalgia dell’antico “ordine”. Chafik ha solo saputo approfittare dello smarrimento e della disorganizzazione dei liberali, così come del sostegno senza incrinature del mondo degli affari e dell’esercito. Ma comunque andrà, l’Egitto non resterà più a guardare.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. Trattandosi di scegliere il “male minore”, penso davvero che il “male maggiore” sia il radicalismo musulmano. Abbiamo visto quali mali abbia prodotto dovunque sta al governo e davvero l’Occidente, il Mediterraneo, l’Italia, non possono guardare con tranquillitá a un Egitto guidato da un facsimile degli ayatollah in versione sunnita.

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