Il calcio è la fregatura degli italiani. Non sappiamo se anche quando le partite venivano trasmesse in bianco e nero questo meraviglioso sport fosse infetto, chissà. Al tifoso piace pensare il contrario: alle radioline incollate alle orecchie durante “Tutto il calcio minuto per minuto”, allo “scusa Ameri”, ai giocatori-bandiera che non esistono più (ora ci sono le banderuole), alle magliette di lana senza sponsor, all’olio canforato, agli stadi senza copertura, più scomodi ma genuini.

Monti ha suggerito di chiudere il baraccone per un triennio, Prandelli di non partire per gli Europei. Idee sbagliate in un momento nerissimo. Calcio infetto. Andatevi a vedere il trend 2000-2012 degli spettatori negli stadi e vi accorgerete che il calo è vertiginoso. Impianti vuoti, e la favola della pay per view non regge più. E’ un fattore, non la causa.

Ci stiamo abituando anche al rituale che vede, più o meno ad ogni lustro, calciatori di fama nazionale finire in manette, abbiamo imparato a conoscere la delinquenza internazionale della peggior specie che usa i nostri idoli come fantocci, e non c’è partita in cui ci risulta impossibile non vedere il marcio. I risultati? Falsati. Roba che gli errori arbitrali ci fanno un baffo. Qualcuno si è accontentato dicendo che nel 2006, dopo lo scandalo, l’Italia diLippi riuscì a vincere il Mondiale. Quindi, se tanto mi dà tanto, dovrebbero essere degli Europei trionfali per gli azzurri. Può bastare questa suggestione per allontanare tutto il marcio, l’onta che il calcio italiano continua a subire sui giornali di mezzo mondo? No, no e no.

Troppi soldi in questo mondo fatto di dribbling e virtuosismi tecnici a far girare la testa di giovanotti che in molti casi ne sono sprovvisti. Ma è un po’ ammuffito anche questo eterno luogo comune. Forse è giusto così, il calcio diventa lo specchio del nostro Paese. La metafora per tratteggiare uno Stato. Del resto, se la corruzione imperante alberga anche nelle stanze del potere, se la mazzetta è il passepartout per aggirare gli ostacoli, se l’evasione fiscale è da coppa del mondo, se le pene inflitte alle squadre del cuore e ai beniamini delle curve sono ridicole, allora il centravanti prende nota e mette in pratica quello che gli viene insegnato giorno dopo giorno.

Lo spettacolo deve continuare e continuerà anche la prossima stagione. La massa di pecoroni intontiti che la domenica sbraitano appresso al dio-pallone sarà in prima fila, così come il giorno dopo al bar dello sport. Più disincantati, sempre pronti al dubbio se un risultato è troppo bugiardo.

Tranquilli, ci saremo ancora. Ucciso lo sport nazionale, vi basta sapere che saremo ancora lì.

© Rivoluzione Liberale

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