Ieri è ufficialmente iniziato “Euro 2012”, una competizione eminentemente europea, giunta in un delicato periodo, che ci mostra come l’Europa si stia sciaguratamente disgregando. Dall’Italia alla Germania, dalla Spagna all’Irlanda, dalla Francia al Portogallo, fino alla pericolante Grecia, tutte le principali protagoniste di quest’Europa, economicamente ma non politicamente unita, saranno lì, tra Ucraina e Pologna a lottare per l’effimero ma intenso piacere di una vittoria calcistica, nonostante le rispettive situazioni socio-governative.
Intanto, dall’Eliso, Hollande, Ayrault e accoliti hanno fatto sapere che non traslocheranno in quel di Varsavia, fatta eccezione per una improbabile finale. Atteggiamento che dovremmo assumere anche noi italiani, dal primo all’ultimo, da nord a sud, per esprimere tutta la nostra indignazione e rabbia, nei confronti del vergognoso marciume del nostro calcio, condito da insopportabili quanto spocchiose sortite verbali di vacui giocatorucci. Che felicemente sono finiti dritti dritti in gabbia.

Ma tornando alla terra d’Oltralpe e a questioni squisitamente culturali, va ricordato, che oltre al nostro Nanni nazionale, anche Ettore Scola è stato insignito d’un grande riconoscimento quale è la “Grande médaille de Vermeil”, consegnatagli dal sindaco di Parigi Bertrand Delanoë, in occasione della presentazione del Festival de Cinéma de Paris, presieduto dall’attrice britannica Charlotte Rampling.

Tra l’altro, l’autore di “Una giornata particolare”, “Brutti, sporchi e cattivi” e “C’eravamo tanto amati”, è in trasferta parigina per presentare i propri disegni e bozzetti realizzati fin dai tempi del Marc’Aurelio, quando divideva momenti e umori con il grande Federico Fellini. Un’Italia, insomma, che non c’è più e che la Francia ha sempre saputo valorizzare grazie al suo eclettismo ed al suo ampio afflato artistico, come quando negli anni sessanta-settanta diede un impulso fondamentale alla revisione critica della “commedia all’italiana”, innalzandola meritevolmente nel Pantheon del cinema d’autore. Alla faccia del cieco pseudo-intellettualismo dei filo-antonioniani.

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