La giustizia è recentemente tornata al centro del dibattito politico. Forse lo è sempre stata, almeno nell’ultimo ventennio. Un lungo periodo nel quale ogni tentativo di riforma è risultato congenitamente viziato dai processi a carico dell’ex premier.

Oggi siamo governati dai tecnici. Il venir meno del convitato di pietra al tavolo di riforma della giustizia dovrebbe indurre l’esecutivo a mettere finalmente mano ad un serio e radicale progetto che restituisca efficienza e credibilità al sistema giudiziario. Ma lo si vuole davvero?

Spesso sentiamo dire che la giustizia (assieme alla sanità) deve rappresentare una priorità nell’azione di governo, perché attraverso il buon funzionamento della macchina giudiziaria si misura il livello di civiltà di un Paese.

I fatti, però, dimostrano il contrario. E sono proprio i numeri a fornirci il quadro della reale situazione. Lo Stato, negli ultimi venti anni, ha riservato alla giustizia risorse mediamente pari all’1,4% del proprio bilancio. Tale dato, assai significativo, è sintomatico della reale volontà dei governi che si sono succeduti in questi anni.

Anche la cronaca politica di questi giorni segue la medesima falsariga. Si discute di corruzione, di concussione, di magistrati fuori ruolo. Ma questo solo perché nel Parlamento vi è un gran numero di corrotti e perché vi sono magistrati che continuano a percepire il proprio stipendio ma sono da anni prestati alla politica.

Al resto del Paese, quello normale, interesserebbe che si parlasse di giustizia civile rapida ed efficiente e di quella penale giusta e garantista. Einaudi diceva che “giustizia non esiste là ove non vi è libertà”. E che libertà può esservi quando mancano mezzi, risorse ed uomini? La giustizia ritardata è giustizia denegata.

La verità è che per ragionare di giustizia c’è ancora bisogno di Sciascia. Un sistema penale che alterna incertezza della pena ad abuso della custodia cautelare, che impegna molte delle poche risorse nei processi da prima pagina a discapito della repressione di fenomeni criminali che creano reale allarme sociale, con un CSM lottizzato dalle varie correnti che amministra una giustizia domestica crea sfiducia nei cittadini.

Oggi si dibatte sulla responsabilità civile dei magistrati. La discussione non può appassionare, laddove è l’intero sistema che andrebbe riformato. Qualunque legge sarà varata si scontrerà con la sua quotidiana (dis)applicazione. I numeri (ancora loro) ci dicono che dal 1988 (anno di emanazione dell’attuale legge sulla responsabilità) ad oggi sono stati intrapresi solo 400 procedimenti e di questi, quelli conclusisi con condanna, sono appena 4. E non certo perché la categoria dei magistrati sia più virtuosa di altre.

Ed allora, la svolta liberale in tema di giustizia sarebbe rappresentata da un approccio laico alle questioni, scevro dal livore politico e realmente proteso alla risoluzione dei problemi, attraverso l’adozione di scelte ampiamente condivise. Occorre davvero convincersi che la riforma della giustizia è la più urgente tra tutte quelle indispensabili. Ne va della coesione sociale, dello sviluppo sociale e di quello economico. Adeguare le risorse, eliminare l’assoluta disparità tra accusa e difesa, rimuovere le principali cause della prescrizione, vietare l’uso indiscriminato della custodia cautelare, garantire la certezza della pena, risolvere il dramma delle carceri, implementare il numero dei magistrati, anche richiamando quelli in gran numero distaccati presso le PA, rivedere le circoscrizioni giudiziarie preservando il giudice di prossimità, separare le carriere, creare un organismo di disciplina autonomo dei magistrati: ecco le questioni da affrontare e che oggi ci rendono un Paese da terzo mondo giudiziario, ponendoci in un grado di inciviltà assoluta.

Diversamente, alla domanda sulla giustizia in Italia potremmo solo rispondere: sarebbe una buona idea.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI

3 COMMENTI

  1. Complimenti a Massimo per avere così brillantemente iniziato la sua colllaborazione a Rivoluzione Liberale.
    Ognuno degli argomenti di questa dichiarazione programmatica liberale merita un approfondito sviluppo., che immagino potremo leggere nei suoi prossimi articoli.

  2. L’articolista, nel fare una brillante sintesi dei problemi della Giustizia, ha indicato la necessità di riforme che siano una vera inversione di tendenza rispetto alla produzione legislativa che, specialmente nell’ultimo quindicennio, ha aggravato i vari aspetti della mala giustizia. E c’è da ricordare, in proposito, l’amara considerazione sulla mancata produzione delle norme dirette a recepire nel nostro ordinamento la Convenzione di Strasburgo del 1999 per la lotta alla corruzione. In tale contesto c’è da approfondire e da sviluppare anche specifici interventi rivolti a rendere concreta ed effettiva la difesa delle vittime dei reati costrette a subire i danni e le beffe della denegata giustizia.

  3. Rispondo all’amico Antonio, sempre affettuosamente generoso nel giudicarmi.
    In realtà, con riferimento alle vittime dei reati, gli strumenti di tutela già esistono. Il problema e’ un altro: l’inefficienza della macchina giudiziaria danneggia anche e soprattutto le persone offese. Se un atto viene notificato a distanza di mesi, se una sentenza viene emessa dopo anni, se la pena viene eseguita a distanza di molti anni e con assoluta incertezza sulla sua esecutività, nessuno può dirsi soddisfatto e men che mai la vittima del reato.
    Solo percorrendo la strada dell’efficientismo garantista può essere raggiunto l’obiettivo della giustizia giusta, per gli imputati e per le parti offese.

Comments are closed.