Dalla Croisette. Va bene la dichiarazione provocatoria fatta per smuovere il tohu-bohu mediatico cannesiano e non, però a tutto c’è un limite. E sembra proprio che il simpatico Lars von Trier non lo conosca affatto. “Credevo di avere origini ebraiche ed ero contento, poi ho saputo che non era esattamente così e ho scoperto le mie origini tedesche. Sono un po’ nazista anche io e sono contento lo stesso. Capisco Hitler perché capisco l’uomo pieno di male”, ha infatti affermato scandalosamente il regista danese, per cercare di attirare l’attenzione su di sé, visto che la pochezza cinematografica del suo nuovo film, Melancholia, non lo ha certo aiutato. Pochissimi applausi, giustamente, per un film che tratta di un’ipotetica fine del mondo causata dall’impatto tra la terra e il pianeta Melancholia. Il tutto in chiave psicologica, alla Lars von Tier naturalmente. Catastrofe nei contenuti e nella riuscita. Due anni fa, durante la proiezione in sala di Antichrist, aveva risposto ai fischi e ai buu in sala levandosi dal sedile per affermare: “Non faccio film per voi, li faccio per me stesso”. Ecco appunto allora perché non se li autoproietta nella sua saletta privata di Copenaghen?

Di gran lunga superiore, a livello di qualità e di contenuti, è invece il secondo film in concorso in questa ottava giornata. Hanezu No Tsuki, della regista giapponese Naomi Kawase, adattato da un romanzo di Masako Bando, e ambientato nel villaggio di Asuka, antico centro politico-culturale del Giappone. Tra poetici paesaggi e musiche incantevoli, un toccante e malinconico inno al Giappone, sempre più incerto sul proprio futuro. Profumo di palma.

CONDIVIDI