Il Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo ha annunciato la sua bozza di riforma fondata sul tema del merito anche se l’incentivo alla competizione, e i premi solo per i migliori, per molti rappresenta l’ennesima svolta verso una scuola di qualità per pochi. Le proposte del ministro Profumo sul tema del merito degli studenti e delle scuole ha infatti suscitato non poche contrarietà da parte di ampie parti politiche e sociali. Fino ad ora non ci sono testi legislativi ma soltanto interviste e dichiarazioni del ministro, anticipazioni di possibili testi di legge.

La proposta è composta da 31 pagine, divise in due capi, il primo per la scuola, il secondo per l’università. Al ministero dicono che il testo è ancora in riscrittura e il titolo dell’ultima bozza è il seguente: “Schema di decreto legge recante misure urgenti per la valorizzazione della capacità e del merito nell’istruzione, nell’università, nell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e nella ricerca”. Il primo articolo è dedicato alla capacità e al merito nelle scuole: tutti gli istituti, compresi quelli paritari, devono prevedere sistemi premianti per gli alunni migliori, coinvolgendoli in competizioni nazionali o internazionali. La regola vale sia per gli studenti delle superiori che per quelli più piccoli delle elementari. Le scuole individueranno tra i propri ragazzi che alla maturità otterranno 100/100, ovvero il massimo, il più bravo, a cui andrà la medaglietta di “studente dell’anno”. Un riconoscimento che comporterà la riduzione di almeno il 30% della retta universitaria. Quanti potranno essere gli studenti dell’anno dipenderà dalle risorse, che dovranno essere stabilite con decreto dell’istruzione d’intesa con il ministero dell’economia.

Tutte le parti politiche reclamano la forma del disegno di legge data la necessità di favorire un ampio ed approfondito dibattito parlamentare su un tema che riguarda l’identità, le funzioni e le finalità della scuola pubblica. Il governo risponde a sua volta con misure urgenti solo per far ripartire i concorsi universitari mentre sul merito pensa a un disegno di legge che riapra il confronto dentro e fuori il Parlamento.

La riforma Profumo è però ancora congelata a Palazzo Chigi e la società civile aspetta ormai da giorni lo scongelamento. I sindacati e gli studenti, da parte loro, hanno già pronti gli slogan per scendere in piazza, il più emblematico: “Ce lo meritiamo tutti il diritto allo studio”. In sostanza l’idea del ministro di promuovere “lo studente dell’anno” o la carta “IoMerito” non viene digerita. Resta comunque il fatto che di misure per promuovere il ‘merito’ nella scuola, nell’università e nel campo della ricerca il governo non ha ancora discusso. Il gran giorno è stato, ancora una volta, rinviato.

La riforma presenta, in primo luogo, misure davvero urgenti che riguardano l’università, ossia le norme per riavviare i concorsi (più spazio ai ricercatori under 40) e bandire l’abilitazione nazionale. Misure alquanto concrete, necessarie per sbloccare gli ingranaggi ancora fermi a un anno e mezzo dall’approvazione della riforma Gelmini.

A tale proposito occorre sottolineare che dalle statistiche sulle nostre Università, basate su dati Ocse, i docenti dei nostri atenei (siano essi professori ordinari, associati o ricercatori) sono i più anziani tra i paesi Ocse e la composizione del nostro corpo docente non ha eguali in nessun paese sviluppato. Fino al 2004 tra i docenti di ruolo quelli con meno di 33 anni erano 9, pari allo 0,05%. Quelli sopra i 65 anni erano 5.647, il 30,3%. In Inghilterra, invece, solo per fare un paragone, i docenti sotto i 35 anni nello stesso periodo erano il 16%. L’età dei nostri ricercatori al momento dell’assunzione è inoltre progressivamente aumentata: nel 1980 un giovane ricercatore alla prima assunzione aveva in media 29 anni mentre 15 anni dopo, nel 2005, ne aveva, in media, 37.

In secondo luogo, la riforma Profumo mette sul tavolo delle misure per promuovere il merito che rappresenterebbe il primo criterio da adottare per rendere effettivo il cambiamento necessario, per favorire quindi le giovani intelligenze e per valorizzare dei talenti che, molto spesso, rimangono sommersi solo perché non riescono ad entrare nelle giuste cordate di potere. Scegliere le persone migliori in base a capacità e competenze potrebbe così diventare il normale imperativo per liberare l’Italia dall’immobilità che ha sempre inchiodato a posti di secondo piano molti tra i più meritevoli. Non è un tema nuovo, ogni tanto se ne discute in qualche talk-show televisivo senza che nessuno però si adoperi, davvero, per mettere in atto il cambiamento.

Il cuore della riforma Profumo è proprio il merito, ed in questo contesto si inserisce la carta di credito “IoMerito”, insieme ai fondi alle scuole più meritevoli e le olimpiadi per promuovere lo studente dell’anno. Il tema del merito ha però suscitato diverse perplessità, a destra come a sinistra, soprattutto a proposito di equità: nonostante sia doveroso premiare i più meritevoli, viene ribadito che il diritto allo studio appartiene a tutti gli studenti, ed occorre quindi evitare il proliferare di scuole di serie A e di serie B e, di conseguenza, la formazione di studenti di serie A e di serie B.

Per smontare le critiche rivolte alla sua riforma sul merito il ministro risponde esponendo lo specchietto dei fondi (che per certi versi rappresenta un vero e proprio specchietto per le allodole) destinati all’istruzione: un miliardo di euro di fondi europei per l’istruzione al Sud; 117 milioni per le scuole che offrono una seconda chance a chi ha abbandonato gli studi; 400 milioni per gli asili nido; solo 30 milioni “per le misure a favore dell’impegno nell’eccellenza e più di un miliardo per la scuola di tutti”, sottolinea Profumo in una lettera ai sindacati. A proposito di equità, inoltre, rassicura dicendo: “Non proporrò certo provvedimenti sul premio alternativi allo sforzo, che invece deve essere sempre più intenso, per fare della scuola un mondo dove nessuno è lasciato indietro, a cominciare dai più deboli e svantaggiati”. Tutto nel rispetto dell’art. 34 della Costituzione.

“Ho sempre cercato di mettermi dalla parte giusta: quella della coesione e della solidarietà nell’interesse generale – afferma il ministro – la scuola non sarà abbandonata a se stessa. Non da me, almeno”. Sul recente passato, Profumo sembra inoltre non sottovalutare “il periodo di grande difficoltà, fatto di tagli e di marginalizzazione rispetto all’agenda politica del Paese”, che la scuola pubblica italiana ha dovuto attraversare. “Di questa messa all’angolo la scuola ha sofferto molto – sottolinea – e in primis i suoi lavoratori, che si sono sentiti feriti e colpiti”.

Nel frattempo le critiche piovono da destra come da sinistra: il principale obiettivo è evitare di confondere il merito con la qualità e della scuola. Inclusività e valorizzazione delle capacità individuali devono andare di pari passo. Ed infine, se il ministro promette premi agli studenti che si impegneranno di più, le organizzazioni studentesche e i sindacati invocano “più investimenti sul diritto allo studio”.

Per tutte le parti politiche oltre che una questione di merito è una questione di forma: a proposito di riforma sulla scuola non ci si può accontentare di un decreto legge bypassando la discussione in Parlamento. Profumo parla di riforma dettata dall’Europa e da sinistra, l’ex ministro di viale Trastevere, Beppe Fioroni, sottolinea che l’emergenza rispetto all’Europa non è la certificazione del merito, ma la grande dispersione scolastica e la necessità di migliorare le competenze dei nostri studenti che sono sotto la media Ocse. “L’Ocse ci chiede di investire sull’aggiornamento e la riqualificazione professionale dei docenti”, precisa Fioroni. A sinistra si prepara, inoltre, una proposta per aumentare le borse di studio e aggiungere dei prestiti d’onore, a costo zero per le casse dello Stato, proposta apprezzata ma non ancora accolta dal ministro. A destra, invece, ci si preoccupa di non intaccare la riforma Gelmini per quanto riguarda il reclutamento all’interno delle università, perché per il resto il sistema della competizione tra gli studenti, sul quale si regge la riforma Profumo, viene in larga parte condiviso. Ripristinata l’abilitazione nazionale, che stava particolarmente a cuore all’ex ministro Gelmini, al Pdl resta inoltre da capire come verrà bandita e come verranno poi gestiti i concorsi per i candidati.

Nel pacchetto di venticinque articoli che compongono la riforma Profumo la parola chiave rimane comunque “competizione”, con tutti i rischi che essa comporta. In verità non si tratta poi solo di distribuire medaglie, dato che in ogni scuola superiore verrà premiato lo studente dell’anno in base ai risultati ma anche tenendo conto del reddito familiare e dell’impegno sociale. Lo studente ‘modello’ avrà sconti sugli autobus e negli ingressi ai musei, all’università potrà pagare un terzo delle tasse in meno. Grazie a delle olimpiadi in diverse materie, o altre competizioni equivalenti, coloro che raggiungeranno i primi tre posti potranno inoltre avere la possibilità di accedere a dei “master class” estivi di formazione. Nelle università, invece, sono previsti premi per i migliori laureati e i migliori dottorati. Sgravi fiscali per le aziende che assumano i giovani entro tre anni dalla laurea, accademie e conservatori compresi. Pagelle anche per i professori: 100 ore di lezione obbligatorie, valutazione della didattica, stretta sull’assenteismo e tagli ai finanziamenti per gli atenei che non assumano i docenti migliori. Fondi invece per chi pubblica in inglese ed incentivi per far sì che gli Atenei assumano docenti dall’estero, con l’obiettivo di internazionalizzare le nostre università.

Merito, tecnologia, produttività, internazionalizzazione quindi, concetti già cari alla riforma Gelmini che non verrà comunque toccata: “Non c’è tempo”, afferma il ministro Profumo che intanto rilancia il bando di concorso per 300mila professori entro l’estate.

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