L’ultimo rapporto del Senato sui costi dei ministeri indica una cifra spropositata di 283 miliardi di Euro l’anno, la metà dei quali solo per farne funzionare gli apparati burocratici. A fronte di questi numeri le previste riduzioni di spesa previste dal governo Monti, di 4-5 miliardi, appaiono davvero come una goccia nel mare, anche perché il costo dei ministeri è solo una parte del costo dell’apparato dello Stato.

Lo Stato italiano, come molti altri in Europa, soffre ormai di obesità cronica da burocrazia, le sue coronarie sono ingolfate di colesterolo da debito pubblico ed il suo cuore è soffocato dal grasso di una spesa assolutamente fuori controllo. Appare quindi sempre più evidente come sia necessario un drastico cambio d’abitudini per questo ammalato, prima che collassi definitivamente. La cura necessaria è dunque una drastica dieta liberale che ne riduca di molto la massa adiposa.

Da sempre i liberali, purtroppo spesso inascoltati, affermano come sia necessario riformare la struttura stessa dello Stato, inteso anche come enti locali, per ridurne in modo severo l’ipertrofia degli apparati burocratici e quindi ridurne di conseguenza i costi per il cittadino. Una delle prime cose da fare dovrebbe essere una drastica semplificazione legislativa, dato che le nuove leggi producono normalmente nuova burocrazia, la quale poi tende inevitabilmente a riprodurre se stessa in un meccanismo perverso. Il passato governo fece molta propaganda sulla semplificazione legislativa, scimmiottando la deregulation reaganiana, ma più a parole che nei fatti ed in effetti con scarsissimo successo pratico, a parte le sceneggiate dell’allora ministro Calderoni a bruciare scatoloni di leggi della cui eliminazione non s’è mai accorto nessuno. Anzi negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio boom di legislazione, soprattutto da parte delle regioni che si sono buttate, spinte dall’ambiguità della riforma dell’articolo 5° della costituzione, a legiferare su tutto, spesso in concorrenza o in contrasto con lo Stato centrale.
Un passo successivo dovrebbe poi riguardare gli apparati burocratici stessi, eliminando doppioni, ridondanze e tutto ciò che non ha una motivazione ed uno scopo più che essenziale, cosa che a guardar bene potrebbe riguardare davvero pochissime basilari funzioni dello Stato.

L’ultimo aspetto della cura sarebbe quello di liberalizzare davvero l’economia, il che significa anche in questo campo l’eliminazione di tanta burocrazia statale e locale, che esiste spesso solo per porre dei freni all’imprenditorialità e soggiogarla al potere politico, senza peraltro ottenere effetti positivi quali il contrasto all’illegalità ed alle infiltrazioni malavitose. Anzi l’eccesso di burocrazia alimenta normalmente solo la corruzione, altro male cronico di cui l’Italia è affetta.

Purtroppo chi avrebbe potuto agire in questa direzione, ovvero il governo dei tecnici, sembra essersi arenato prestissimo, frenato dai ricatti dei partiti che lo sostengono e che hanno priorità assolutamente non liberali. Lo ha dimostrato in modo eloquente l’ennesima recente spartizione di poltrone all’Agcom.

Insomma è inutile, non possiamo sperare che altri facciano il lavoro per noi, una rivoluzione liberale necessita infatti innanzi tutto di liberali per realizzarsi. Solo il “medico” liberale infatti ha la ricetta giusta per lo Stato ammalato di una forma d’obesità che rischia sempre più di ucciderlo, e la cura è oggi quanto mai urgente.

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