“Il principe Nayef bin Abdulaziz al-Saud, ministro dell’Interno e erede al trono della casa reale wahabita dell’Arabia Saudita, e’ morto a Ginevra. Nayef, che aveva 78 anni, era ministro dell’Interno dal 1975 ed era diventato il principe ereditario a ottobre, dopo la morte di un suo fratello maggiore; tutta gente vecchia , perché da quelle parti si rinuncia al trono solo per termine mandato del padre eterno.

In Arabia Saudita i principi sono una quantità industriale; quelli di doppio sangue reale, cioè da parte sia di padre che di madre saranno 2000 e passa. Insomma una nazione di prìncipi o princìpi, l’accento fa la differenza. Conosco abbastanza bene questi signori. Grandi cervelli, grandi stazze, grandi patrimoni. I loro palazzi sono sontuosissimi: uno di questi un po’ buontempone, si è fatto costruire nel suo giardino una rampa per lanciare lo shuttle. Chiamano i domestici con un tocco dell’IPad, le luci si accendono al loro passaggio e si spengono quando le stanze son vuote, mangiano datteri ma bevono acqua dell’Himalaya o di iceberg siberiani.

Sembrano tutte persone progressiste, aperte, ‘oltre’. Ma non è proprio così: hanno un grande senso di appartenenza alla tribù, son compatti tra loro ma sempre attenti a quello che fanno i parenti, dormono con un occhio solo e la scimitarra sotto il cuscino.

Loro sono il progresso. I tanti denari accumulati gli hanno permesso di costruire città a misura d’uomo, università fantastiche, alberghi lussuosissimi. Hanno bonificato il deserto e usano il jet privato come noi la metropolitana. Ma sono sempre tribali. Il medioevo non è mai finito ma a loro va bene così.

Mi ricordo di un principe saudita che viveva in una suite di un grande albergo in un principato. Io non ho mai visto tanto lusso, tanto denaro speso; e non ho mai visto tante prostitute andare a venire e tanto alcool consumato. Alla faccia del proibito, il Jhonny Walker era sempre presente. Ma la cosa che più saltava all’occhio era la loro assoluta impossibilità di avere un rapporto di amicizia con una donna; le donne per loro possono essere mogli, madri o amanti e niente più.

Guardano l’occidente con superiorità, pensando a quanto ci si sbatte per le pari opportunità: loro se ne fregano. Io farei lo stesso al posto loro: ma che mi frega di poter guidare una macchina, ci son gli autisti; che m’importa di non poter fumare in strada, fa male alla salute. A volte noi occidentali ci arroghiamo il diritto di essere nel giusto in nome di qualcosa che in natura non esiste, la democrazia. Loro hanno le loro regole, ferree. La gerarchia non si tocca: chi non sta al gioco nel migliore dei casi è emarginato, nel peggiore eliminato. E alla luce dei fatti almeno loro non si sono mai arrogati il diritto di voler cambiare le sorti del mondo nel nome del giusto. Si fanno abbondantemente i propri affari e quando qualche loro scheggia impazzisce non temono di allearsi con gli occidentali. Ma sempre tenendoci d’occhio. Ho sentito una volta dire da un principe di questi che l’ultimo occidentale di cui si erano fidati era Lawrence d’Arabia. Dopo di lui, solo sabbia.

Come dar loro torto! Salam aleikum.”

© Rivoluzione Liberale

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