No all’aiuto del Fondo monetario internazionale e del fondo Salva-Stati. “L’Italia non ha bisogno della protezione paralizzante di altri, non vuole una cessione asimmetrica di sovranità”, afferma il premier Mario Monti. “L’Italia ha invece bisogno di crescita. Ciò che preoccupa i mercati finanziari, le agenzie di rating e anche noi è la scarsa crescita. Se ci sarà crescita pagheremo uno spread inferiore, i tassi di interesse scenderanno, le imprese saranno facilitate negli investimenti e ciò ci metterà al riparo dal contagio”. Con questa tesi pragmatica Monti guarda al Consiglio europeo di fine mese ribadendo che “servono misure volte a garantire lo sviluppo”, prima fra tutte la riforma del lavoro: “Devo arrivare al consiglio Ue con la riforma del mercato del lavoro che è legge o l’Italia perde punti”, avverte il presidente del Consiglio.

Il Parlamento ha inoltre approvato, “salvo intese”, il decreto per lo sviluppo e il capo del governo spiega che il Consiglio dei ministri si è ispirato al concetto di “crescita e riduzione della dimensione del peso dello Stato”, rivelando così intenzioni non banali che confermano l’interesse di mettere in moto “un’operazione di crescita senza contraddire la tenuta dei conti pubblici”.

Un forte appello alla crescita arriva dal presidente Napolitano che da Ginevra – dove ha partecipato alla 101° Conferenza internazione del Lavoro (ILO) – sottolinea la necessità di misure urgenti per risolvere un “problema- chiave”: “Il lavoro, o meglio la mancanza di lavoro, soprattutto per i più giovani”.

“È indubbio – ha aggiunto il Capo dello Stato – che la questione, sia di un adeguato tasso di occupazione sia di un rafforzamento dei diritti del lavoro, si pone in termini molto differenziati nelle diverse aree economiche mondiali. Il punto di osservazione dal quale naturalmente mi colloco è l’area dell’Unione Europea, della quale l’Italia è parte integrante. Della crisi finanziaria ed economica, e della conseguente crisi occupazionale, che ha colpito in modo particolare l’Eurozona, il mio Paese è gravemente partecipe; ed esso sta di conseguenza compiendo ogni sforzo per uscire dalle difficoltà legate in particolare al peso del debito pubblico accumulato nei decenni passati”.

Auspicando una “decisa ripresa degli investimenti pubblici”, il Capo dello Stato mette comunque in risalto la prova di coesione dimostrata dal Paese Italia, la medesima coesione invocata dal presidente del Consiglio che ribadisce la necessità di “intensificare l’azione sui tempi di approvazione dei provvedimenti”, soprattutto per quanto riguarda la riforma del lavoro e la spending review. Pur non nascondendo le difficoltà, Mario Monti sottolinea però che rispetto al novembre scorso “l’Italia è più forte”, perché “ha centrato molti obiettivi”, e rispetto al decreto sviluppo ribadisce: “C’è assoluta continuità rispetto a quanto fatto fino a oggi. Lavora per la crescita il governo di un Paese che lo vuole mettere innanzitutto in sicurezza e tutela, ciò che è essenziale alla competitività”. Riforme per la crescita sono anche le liberalizzazioni che in un momento in cui “non possiamo promettere ai cittadini riduzioni delle tasse a breve”, ammonisce il premier, lasciano più soldi nelle tasche degli italiani riducendo “gravami dovuti a monopoli e oligopoli”. È con la forza delle riforme che il professore vuole discutere della soluzione della crisi europea con i tedeschi per i quali “l’economia è una branca della filosofia morale in cui la crescita è il premio di comportamenti virtuosi”.

Competitività, giustizia sociale, equità, garantire all’individuo i diritti fondamentali (tra cui anche il lavoro), solidarietà e unità politica sono questi gli obiettivi più ambiziosi ai quali mira l’operazione crescita che scuote l’Italia e l’Europa in questi giorni, finalizzata a ristabilire l’equilibrio sia in ambito economico sia in ambito politico.

Con spirito liberale, è sempre più evidente che il progresso politico debba andare di pari passo con il progresso economico, contemperando esigenze diverse. “Adesso tutti devono dare prova di coerenza”, ha sottolineato il Presidente Napolitano davanti al Forum italo-polacco di Varsavia, ribadendo, nel contempo, la necessità di una svolta europea che sia corale e che non può essere affidata soltanto al binomio franco-tedesco. Quella “dell’Europa unita è una conquista irreversibile” ha ammonito il Capo dello Stato, per il quale sono necessarie “politiche di consolidamento fiscale e di stabilità finanziaria” che devono andare di pari passo con politiche di rilancio della crescita; “coerenza” e “determinazione” delle forze politiche e sociali. Niente direttori o assi speciali in seno all’Ue, quindi, ma uno sforzo congiunto e solidale rispettoso però della rotta dei singoli Paesi a proposito di risanamento, crescita e sviluppo.

Se è vero, in un’ottica liberale, che il progresso umano, civile e politico risiede nel superamento coraggioso dei ‘punti critici’, nel contemperare energie diverse ma non per questo contrapposte, il nostro Paese sembra essere intenzionato a perfezionare la propria libertà con l’energia giusta, quella in grado di realizzare una crescita economica che va di pari passo con una maggiore coesione politica. È però ormai giunto il momento di passare dalla teoria alla prassi perché la società civile ha sete di libertà, di democrazia, di equità, di giustizia, di buona politica. Offre una sponda anche il potente ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, che da Berlino invoca lo sforzo italiano: “L’Eurozona ha bisogno di un’Italia forte, è un pilastro. Il successo delle vostre riforme per noi è necessario, per questo vi sosteniamo”.

Una sana politica di risanamento è quella che affianca alle misure di riduzione del deficit stimoli efficaci per una rapida crescita economica in grado di generare un incremento dei redditi, incremento necessario per far ripartire l’economia degli individui. L’efficienza dei mercati dovrebbe inoltre andare di pari passo con l’offerta di servizi pubblici efficienti che il mercato stesso non è in grado di assicurare. Come sostiene Adam Smith, in “La ricchezza delle nazioni”, sono due gli obiettivi dell’economia: in primo luogo, “assicurare alla popolazione abbondanti redditi o sussistenza – o più specificatamente, porre i cittadini in condizioni di procurarsi tali redditi o mezzi di sussistenza; e, in secondo luogo, fornire allo Stato o alla comunità entrate sufficienti per i pubblici servizi”.

Per Maynard Keynes, invece, colui che aveva ben compreso il rapporto tra Stato e mercato (nonostante non prestasse particolare attenzione ai temi della giustizia sociale o all’impegno politico), una sana politica economica pubblica – che non interferisce con il ‘normale’ funzionamento dell’economia ma entra in azione in situazioni particolari – dovrebbe dimostrare, nel breve periodo, il suo effetto riequilibrante sul reddito ripristinando, in una prospettiva macroeconomica, una maggiore propensione al consumo e sistemi di produzione più competitivi. In sostanza, attraverso gli investimenti pubblici lo Stato si proporrebbe di ridurre l’incertezza dettata dal meccanismo spontaneo del mercato tentando di correggerne i difetti ampi e diffusi, primo fra tutti la disoccupazione dilagante. Come sottolinea Giorgio Napolitano di fronte alla platea dell’ILO di Ginevra, “tra i pilastri di una strategia di rilancio della crescita in Europa, mirata a un sostanziale aumento dell’occupazione come essenziale garanzia di equità, va indicata – accanto alle riforme strutturali – una decisa ripresa degli investimenti pubblici, in infrastrutture e in capitale umano, in ricerca e innovazione”.

È di fondamentale importanza “far ripartire la crescita su basi non precarie e malsane, su basi sostenibili finanziariamente nonché solide e durevoli in termini competitivi”. Occorre comunque essere consapevoli “che si tratta di un approccio altamente impegnativo e necessariamente innovativo”, ammonisce il nostro Capo dello Stato, ed è quindi necessario un dibattito pubblico partecipato, un vero ‘government by discussion’ – secondo l’espressione di teorici della democrazia liberale quali John Stuart Mill e Walter Bagehot – che sia in grado di identificare le riforme appropriate, attuabili nel breve periodo, rispettando le fondamenta del sistema di giustizia sociale sul quale è stata costruita l’Europa (e l’Italia) unita, democratica e liberale. Forse in questo modo l’opinione pubblica non avrebbe la sensazione di subire scelte ingiuste e vistosamente inefficaci dettate dall’alto. In fondo senza un dibattito pubblico ragionato e senza il consenso della società civile le misure di austerità, finora imposte, si rivelerebbero una pesante spada di Damocle che si ripercuote negativamente non solo sulla partecipazione pubblica ma anche sulla prospettiva reale di giungere, in tempi brevi, ad una soluzione che ridoni dignità all’economia degli individui e degli Stati. Una rinnovata prosperità e una competizione sana si rifletterebbe positivamente su tutti gli attori del sistema (Stato, imprenditori, lavoratori, venditori e consumatori) generando un migliore equilibrio economico, culturale, morale e politico che si tradurrebbe, necessariamente, in una libertà migliore.

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