La storia insegna che tutti gli eventi rivoluzionari che hanno impresso una svolta epocale nel cammino dell’Uomo sono legati ad accadimenti violenti, spesso tragici e supportati da idee forti – nel bene e nel male – incarnate in personaggi di spessore.

Spesso oggi e già da qualche anno, si invoca la necessità di una svolta profonda che sia foriera di un autentico cambiamento della società civile e politica e di una proiezione moderna del nostro Paese nel mondo.

Ma la domanda è se siamo capaci, oggi, dopo anni di comodo benessere, facile assistenzialismo ed amorale lassismo, di ideare e reggere gli effetti sconvolgenti di una rivoluzione. Di certo, i presupposti necessari per avviare un moto rivoluzionario in piena regola ci sono tutti.

Della tragicità della realtà in cui viviamo nessuno dubita e il generalizzato malcontento è sotto agli occhi di tutti. Migliaia i giovani disoccupati, migliaia gli esodati, migliaia i lavoratori precari e insoddisfatti, non si contano più gli imprenditori ed i professionisti in difficoltà, costretti a porre fine alla proprie attività sotto la mannaia della pressione fiscale e della crisi finanziaria. Il disagio sta crescendo in maniera talmente feroce che anche il ceto medio, fino a qualche tempo fa impermeabile alla crisi, fa i conti a fine mese.

Le contrapposizioni dei poteri forti che neutralizzano ogni intervento riformatore, le beghe partitiche e le già sentite cantilene dei rappresentanti politici, le affermazioni palesemente ipocrite di alcuni di loro, impegnati a trovare nuova collocazione personalistica più che pensare al futuro collettivo, le barricate dei sindacati, così arroccati nelle loro facili prese di posizione, che rivendicano il metodo della concertazione con il Governo al solo fine di opporre il veto ad ogni cambiamento più che nella prospettiva di un costruttivo compromesso, esasperano il clima già infuocato. D’altra parte, i focolai di rivolta contro lo Stato sono noti alle cronache.

Ma saranno capaci gli Italiani di trasformare la pressione e la rabbia nascenti dalle difficoltà che stanno vivendo in energia positiva per il cambiamento? Saranno capaci gli Italiani di prendere il coraggio a piene mani e dare il proprio contributo ad uno stravolgimento del “sistema Paese” a costo di sacrifici ed impegno attivo? E’ probabile che l’interrogativo rimarrà tale. Non ci sono soluzioni predefinite.

I continui contraccolpi che il nostro Paese e l’Unione europea vivono in questi giorni dimostrano che sono necessari continui adeguamenti all’evolversi delle vicende economiche e finanziarie, che nessuna misura adottata può ritenersi definitiva e che bisogna essere pronti a decodificare ed affrontare gli eventi.

Certo è che mai nessuna rivoluzione è stata condotta senza armi. Ma l’unica arma possibile è oggi, più che mai, quella del pensiero; nessuna guida più sicura, in una realtà in continuo divenire, può provenire se non dalla sua forza. Occorre avviare una riflessione seria sul ruolo che la riscoperta del pensiero può avere per uscire dalla crisi, prendendo atto del fatto che debolezze sistemiche hanno a che fare con la povertà di idee e di azioni coerenti.

Abbandonare, dunque, logiche personalistiche mascherate in deludenti etichette politiche, sorrette da azioni utilitaristiche ed opportunistiche, prive di una piattaforma di idee valide ed efficaci. Né farsi abbagliare dai messaggi populistici ed illusori di movimenti di nuovo conio, ma di vecchia maniera. La volgarità, la generalizzata demonizzazione dei contendenti politici, la confusione e le urla, accompagnate da un sostanziale vuoto di contenuti, non sono un buon biglietto da visita, mortificano l’intelligenza del popolo italiano, ledono la funzione alta ed il nobile significato che la politica deve tornare ad avere. Perché la vita reale non è un “palcoscenico”.

Dopo decenni dominati da una prospettiva miope, costituisce un passaggio fondamentale riscoprire l’importanza di un progetto di ampio respiro ed improntare l’agire dei rappresentanti politici e governativi e degli Italiani tutti ai valori di libertà, di rispetto dei diritti umani, di centralità dell’individuo nell’azione politica, di meritocrazia, di spinta riformista, di laicità dello Stato, di una morale ricca ed illuminante, di coerenza e fermezza. Ecco, allora, l’attualità dell’idea liberale.

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4 COMMENTI

    • grazie Segretario! .. ed un ringraziamento al direttore Marco Sabatini che mi ha concesso questo spazio

  1. Anna, sei stata bravissima; ho letto il Tuo articolo con apprezzamento via via crescente. Giovanissima come sei, dimostri una eccezionale maturità di pensiero, di chiara impronta liberale. La presenza Tua e di tanti giovani amici nel PLI messinese (e non solo) mi fa pensare che i sacrifici solitari di questi ultimi anni non sono stati vani.

    • Senatore i Suoi complimentii e la Sua vicinanza mi rendono orgogliosa. Siano di augurio per un rinnovato e prolifico percorso. Grazie!

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