“Nello il bello, ergastolano doc, a Rebibbia dal 1957, ama ricordare che entrò in galera per la prima volta quando i russi lanciarono lo Sputnik. Ha quasi 70 anni e lì dentro è un istituzione. Lui ci tiene molto a sottolineare che è una vera carogna, un assassino. Uno che mangiava pane e rivoltella da giovane. Mica come questi damerini: il tipo nuovo, il senatore, quello appena entrato. Gli hanno detto la cifra di denaro che sembra si sia rubato e lui non è riuscito a capire quanto sia in lire. Ha chiesto in giro chi avesse ucciso; non s’era mai visto un pezzo grosso come lui.

Nello non legge i giornali: divide l’umanità in buoni e cattivi. Lui che è cresciuto in un quartiere dove i giovani della sua generazione o diventavano carabinieri o delinquenti, lui queste cose non le capisce. A Nello la vita ha servito un piatto già freddo: tanti figli, pochi soldi, il padre carbonaro tendente all’alcool, la madre sartina che si è spezzata la schiena per crescere una famiglia numerosa. In quell’età in cui doveva scegliere, lui aveva scelto la comodità: qualche rapina, il giro del boss del quartiere, ragazzo sveglio con un avvenire. E si era segnata la strada verso la galera.

Nel suo cervello ottuso non capiva come uno che aveva tutto era andato a finire dentro insieme a lui. Uno che stava in Senato! A Nello il Senato evocava storie antiche di potere, un posto magico per pochi eletti. E questo cialtrone qui che aveva tutto, come ha potuto buttare tutto al cesso?  Lui sì che era dovuto diventare un delinquente. Voleva  sopravvivere a tutta quella miseria che lo circondava e sentiva un’allergia profonda alle divise. E poi era bello, molto bello. Le ragazze cadevano ai suoi piedi e lui aveva  sempre bisogno di soldi: sempre di più.

Aveva cominciato con le rapine. Che adrenalina, che eccitazione! Poi una volta di quelle qualcosa era andata storta: la madama era arrivata in fretta e aveva cominciato a sparare. Roberto il siringa, così chiamato perché faceva anche l’infermiere, era stato colpito. Lui non lo aveva lasciato; aveva posato la pistola e si era inginocchiato vicino a lui che sanguinava in terra. A Robbè a Robbè, non mollà gli aveva gridato. Ma lui, il Siringa lo aveva fissato ed era morto senza una parola. Nello raccontava sempre di aver visto qualcosa che si spegneva nei suoi occhi e subito dopo era stato immobilizzato dai poliziotti. E allora, pensava Nello, sto cretino ingrato, che ce sta affà qui con noi. Noi non abbiamo avuto scelta, siamo criminali per destino: certo avrebbe potuto esser diversa la nostra vita, ma non è stato così. E ora paghiamo il conto. Ma tu, pezzo di merda, hai sputato nel piatto degli italiani perbene. Non meriti nemmeno pallottole. E non meriti nemmeno di stare con noi delinquenti veri!”

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