Un Certain Regard  è una sezione della selezione ufficiale del Festival di Cannes (la cui 64′ edizione è in programma dall’11 al 22 maggio prossimi). Nacque nel 1978 per accorpare alcuni film fuori concorso della rassegna cinematografica e dal 1998 è stata promossa come ambito speciale del festival francese. Presenta ogni anno una ventina di opere che provengono dai Paesi più diversi, con caratteristiche e una loro originalità ed estetica davvero invidiabili. E chi meglio di Emir Kusturica, regista gitano dalla vita emozionante, sorprendente e provocatoria – come lui stesso la evidenza nell’autobiografia pubblicata anche in Italia nei giorni scorsi – potrà funzionare nella veste di presidente della giuria di tale sezione.

     Il regista serbo è uno che sulla Promanade de la Croisette, il viale che costeggia il litorale di Cannes, può davvero passeggiare a testa alta. In Costa Azzurra, infatti, Kusturica, già nel 1985, cominciò a far capire di che pasta è fatto piazzando il suo Papà è in viaggio d’affari  come seconda opera Palma d’Oro. Senza tralasciare che nel 1981 aveva vinto il Leone d’Oro a Venezia con il lungometraggio Ti ricordi di Dolly Bell?  E di nuovo a Cannes l’eclettico cineasta – anche musicista che con la sua The No Smoking Orchestra ha fatto fare il giro del mondo ai ritmi della tradizione zigana – nel 1995 ha messo a segno la doppietta con Underground, considerato il suo capolavoro. Per parlare anche un po’ di noi, nel 2003 Un Certain Regard  vide trionfare Marco Tullio Giordana con La meglio gioventù. L’anno scorso il premio è stato appannaggio del coreano Hong Sang-Soo, con Ha ha ha.

     Riguardo al Festival di Cannes, il presidente della Giuria, Robert De Niro, ha affermato che si tratta di “una rara opportunità” perché “è uno dei più vecchi e prestigiosi festival del mondo”.

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1 COMMENTO

  1. Kusturica mi perplime: è un grande Fellini balcanico, ma anche una persona di instabile collocazione artistica ed emotiva. Diffido poi delle giurie elitarie e litigiose dei Festival, di solito schiave di compromessi politici e ‘costrette’ spesso a premiare film o sinceramente brutti o comunque lontani dalla sensibilità degli spettatori normali. Per me, solo il film in sala dice la verità su se stesso.

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