Sono sempre stimolanti le provocazionidi Piero Ostellino, rigorosamente ancorato ai principi ed ai valori indentitari, che derivano dalla sua formazione  liberale, che muove dall’Illuminismo inglese e francese, per passare attraverso le letture di Croce ed Einaudi e saldarsi, attraverso il Costituzionalismo liberale, alla moderna scuola austro-germanica.

Talvolta il suo tono è volutamente dissacrante ed indulge alla polemica, che gli fa assumere posizioni spesso estreme, ma vivaddio, nessuno può affermare che una sola delle sue affermazioni sia incoerente col pensiero al quale, a differenza di altri, senza riserve o timidezze, si richiama sempre.

I quattro gatti liberali, come ama dire lui stesso, lo leggiamo sempre con simpatia e spirito liberalmente critico, come è nella nostra tradizione.

Non ci meraviglia invece il conformismo degli italiani, dopo un cinquantennio di egemonia culturale comunista, esercitata in forma assoluta; tanto da determinare, nelle Università, nel mondo dell’arte, in quello della letteratura, come nel cinema, una omologazione totale, pena il silenzio e l’oblio. Il Paese non ha reagito, anzi ha subìto, perché per altro già ammansito da duemila anni di analogo comportamento egemonico della Chiesa, che si è spinta fino alle richieste di abiura ed agli orrori della Controriforma.

Non si può quindi non condividere la giusta critica di Ostellino ad un giornalismo nostrano incolto e servile, che non riesce a dire nulla, anzi, a volte, di tale vuoto culturale assoluto rappresenta la sublimazione. Alle carenze di spirito critico degli italiani i nostri maître à penser non solo non sopperiscono, ma piuttosto incoraggiano verso il più becero conformismo, secondo le mode o le prevalenti campagne pubblicitarie della TV.

Il nostro non è mai stato un Paese liberale, con comuni valori civici inderogabili, come tutte le Nazioni in cui si è affermatala Democrazia Liberale. E’ quindi molto più facile adeguarsi ad una servile mediocrità che sollecitare il gusto del rischio, meglio indulgere alla rassegnazione di chi, nella storia, è sempre stato suddito, che stimolare l’euforia del successo, credendo soltanto in sé stessi, meglio puntare su una società di eguali burocrati o parassiti, che sul libero mercato competitivo, in cui crescere liberamente diseguali.

Siamo invece in disaccordo nella invocazione continua di Piero alle elezioni anticipate. Pur non essendo entusiasti del cosiddetto Governo dei tecnici, è evidente che, in una Democrazia ad impianto sostanzialmente parlamentare, come la nostra, non si può non tener conto delle pulsioni, e talvolta delle imposizioni, delle forze politiche che siedono nelle aule parlamentari. Per tale ragione l’Esecutivo di Monti, forse, non ha espresso quella qualità e principalmente quella indipendenza, che ci aspettavamo, trovandosi paralizzato dai veti incrociati dei partiti che lo sostengono, i quali intendono difendere gli interessi delle rispettive corporazioni e comunque temono che un Governo, che non sia loro espressione, possa avere successo.

Tuttavia le elezioni anticipate sarebbero un guaio peggiore, perché in un momento di confusione e di desertificazione politica, come l’attuale, qualunque soluzione dovesse uscire dalle urne, sarebbe caratterizzata dall’assenteismo e dalla protesta avventurista.

Con scarso senso di responsabilità si augura le elezioni Bersani, che teme si possa sbriciolare la pallida maggioranza di sinistra, che gli attribuiscono molti sondaggi. Maggiormente determinato verso il voto ad ottobre appare  Berlusconi, che, come un giocatore d’azzardo, pensa ad una mossa a sorpresa, basata sulla proposta di uscire dall’Euro per tornare alla Lira. Egli vagheggia una lista all’insegna della “fantasia al potere” ed un’eventuale intesa con quel che resta della Lega e con lo stesso M5S, sperando di poter ribaltare i pronostici, secondo i quali risulta spacciato. Prima di tornare alla normalità della politica, ci auguriamo finalmente alla buona politica, quella fondata sulle idee e non sugli spot pubblicitari o il sostegno delle corporazioni parassitarie, bisogna uscire dalla Crisi. Chi acquisterebbe altrimenti il nostro debito sovrano? Chi ci darebbe ascolto in Europa?

Soltanto dopo un periodo di decantazione e la auspicata fine della fase negativa internazionale, con la stabilizzazione dell’Euro e la conseguente  ripresa del processo di costruzione dell’Europa politica, si potranno creare nuove prospettive e determinare le condizioni per un confronto politico più  serio, non più affidato ai guru della pubblicità per inventare nuovi soggetti politici accattivanti e simili ai format televisivi. Ci auguriamo che, come ovunque nelle Democrazie Liberali, anche nella nostra Italia si sviluppino forze politiche, costruite su solide basi culturali e valoriali. Se questo dovesse avvenire, anche i “quattro gatti liberali” potrebbero dire la loro e la tregua del Governo tecnico sarebbe servita a qualcosa.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI

1 COMMENTO

  1. Sono completamente d’accordo coll’on. de Luca, Invocare elezioni anticipate per un malinteso senso di “democrazia” (malinteso, perché il Governo attuale é pur sempre espressione delle forze prevalenti in Parlamento) significa voler consegnare l’Italia nelle mani di un’ eterogenea e ingovernabile galassia di populisti, urlatori e irresponsabili (e che un tema della campagna possa essere il ritorno alla lira, dimostra chiaramente i pericoli che corriamo). Questo Governo, coi suoi ovvi limiti, stá facendo, se non il meglio, almeno il possibile ed é davvero rinfrescante sapere a Palazzo Chigi una persona seria, disinteressata e competente, il cui peso in Europa ha certamente aumentato quello dell’Italia. Avendo vissuto direttamente tutti i vertici europei (e poi quelli della NATO) tra il 1986 e il 1998, so bene quanto questo sia, di per sé, una bene prezioso). Lasciamo dunque che le cose si decantino e, come ci auguriamo, “passi la nottata”. Ma d’accordissimo con l’on. de Luca anche sulla valutazione che della nostra stampa danno lui stesso e Piero Ostellino: non so se sia incolta (nell’insieme, conoscendo tanti giornalisti e direttori di testata, direi di no) e non so fino a che punto sia servile. Ma certamente é pigra, impressionista e nell’insieme superficiale, come se quello che importa fossero i titoli drammatizzanti per attirare i lettori e l’approfondimento (come quello che fa su RL, ad esempio, Jacqueline Rastrelli sui temi esteri e come cerchiamo di fare tutti noi che scriviamo per questa testata) costituisse uno sforzo eccessivo e inutile per un pubblico in sostanza altrettanto superficiale. E mi spiace dire, con tutta l’amiciza e la stima personali che mi uniscono a De Bortoli, che neppure il Corriere sfugge a questo difetto. E tra l’altro sono spesso proprio i suoi editorialisti a lanciare idee imprssionistiche che mostrano piú originalitá e impazienza che saggezza e realismo (faccio un’eccezione per il mio vecchio amico e collega Sergio Romano, un illuminista-calvinista della vecchia scuola che non si é mai, in diplomazia e dopo, piegato alle idee correnti e seppe tener testa in certi momenti allo stesso De Mita al sommo della sua potenza, e rinunció per questo a una carriera brillantissima).E infine, d’accordo ancora una volta sull’analisi della societá italiana, ancora ostaggio del soffocante conformismo della Controriforma e dei tanti secoli di occupazione straniera, poi del Fascismo e infine dell’asservimento culturale a due ideologie illiberali, quella marxista e quella clericale. E tuttavia dobbiamo continuare a sperare e, nelle dimensioni possibili, ad operare, perché, evangelicamente, se il grano non muore….

Comments are closed.