Dalla banda larga al Cloud computing, dalla connessione immediata alla condivisione orizzontale dei dati, la roadmap del Governo per l’Italia digitale è iniziata. I primi kilometri dell’Agenda Digitale, una delle novità di rilievo del decreto “Semplifica Italia”, sono stati fatti e lo Stivale sembra messo definitivamente in moto sulla via dell’ICT. L’intenzione di fondo è quella di sbarazzarsi una volta per tutte delle scatole vecchie e polverose del suo hardware tecnologico e con esse archiviare anche il gap strutturale che lo separa dalle più avanzate realtà dell’Information Tecnology, quei paesi che hanno fatto del web la leva strategica per uscire dal caos delle carte bollate: UK, Usa, Giappone.

Lo strumento per fare  questo è l’Agenda Digitale, termine burocratese dei piani alti dell’Ue, che per noi è molto più di un titolo su carta. Per noi è politica UE 2020. Significa crescere intelligentemente, in maniera sostenibile ed inclusiva. Agenda Digitale è rendere liberi e disponibili i dati delle pubbliche amministrazioni, a servizio del cittadino. E’ proporre e incentivare la trasparenza, la responsabilità e l’efficienza del settore pubblico. Agenda Digitale è alimentare l’innovazione scientifica e industriale e stimolare la crescita attraverso il web e la rete. E’ alfabetizzare le nostre genti all’utilizzo dei sistemi e delle reti tecnologiche. Agenda è, insomma, dare un tono più moderno a un Paese che rischia il declino perpetuo. Termine ultimo: 2020, tutti in viaggio e senza sosta.

Entro questa data dovranno essere portati a compimento l’uso sociale della tecnologia, la realizzazione delle reti di nuova generazione e, più in generale, l’alfabetizzazione digitale di moltissimi nostri concittadini. Un coacervo di pubbliche amministrazioni, uffici, enti locali, amministrazioni, distaccamenti di dipartimenti di sotto amministrazioni che dovranno mettersi in rete, e sulla rete, per offrire un servizio digitale, efficiente e sussidiario al cittadino. E ancora, migliaia di nostri vicini di casa o compagni di viaggio, di nuovo a scuola di Pc o di ICT o di software.

Per fare ciò l’Italia dovrà fare alcuni, importanti, innesti nell’agenda politica: più banda larga e ultra-larga in tutti i segmenti della macchina-Paese per raggiungere i 5 milioni di italiani che ancora si trovano in divario digitale – e per nulla usufruiscono dei benefici del web – e per connettere le 3000 località che ancora soffrono di deficit infrastrutturale per la banda larga e ultra-larga.

L’Italia, il Governo e gli enti locali dovranno gioco forza ripensare, con il supporto e l’intelligenza delle imprese, un nuovo modello di città metropolitana, che passi attraverso la rete e che usufruisca del web per i servizi generali. Si dovranno attivare nuove Smart Communities & Smart Cities, piattaforme tecnologiche per consentire alle città di rendersi smart, con rinnovati sistemi di amministrazione, di gestione della sicurezza, nuove soluzioni di gestione burocratica, moderni sistemi di efficientamento e distribuzione luce e gas e nuovi format di mobilità e informazione.

L’Italia dovrà uniformarsi ai modelli Open data, attraverso l’utilizzo dei dati e delle informazioni in possesso delle istituzioni pubbliche e dovrà in ogni modo accompagnarsi al Cloud Computing, ovvero a dispositivi e procedure per unire e condividere le informazioni provenienti da istituzioni diverse e concentrate in un’unica grande stazione centrale.

Infine dovrà adottare nuovi modelli di governo digitale o E-government, con l’utilizzo di tecnologie ICT nei processi amministrativi. Ne beneficeranno l’efficienza, la trasparenza e l’efficacia nei servizi all’utente.

Tutto questo è Agenda Digitale. La ripresa dell’Italia è a portata di clic.

© Rivoluzione Liberale

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