Nel tentativo di tornare alla normalità, la scorsa settimana la Lega ha organizzato un “No Imu Day” per contestare il “governo dei professori”. Peccato che a differenza di qualche tempo fa, la folla accorsa per ascoltare Maroni &Co. è stata veramente rada. Complice il primo weekend di bel tempo o forse, più realisticamente, la disaffezione della gente, a Verona si sono riuniti non più di qualche centinaio di persone.

La sceneggiatura è sempre la stessa: insulti al Governo, insulti ai singoli ministri, minacce di proteste antifiscali, il tutto condito dal solito turpiloquio leghista.

Insomma, sia contenuto che contenitore non hanno avuto nulla di innovativo e la nuova Lega 2.0 sembra andare nella direzione di sempre.

In sostanza il nuovo leader Maroni ha ribadito la sua contrarietà ad ogni provvedimento preso dal governo (senza proporre alternative valide), invitando Alfano a “staccare la spina” per poter tornare a dialogare e accusando Grillo di populismo (loro!?).

Continuano ad affermare di non essere preoccupati di andare alle elezioni, che la Lega è pronta e che non teme nessuno. È curioso come neanche gli stessi dirigenti riescano ad autoconvincersi di questa affermazione, soprattutto quando la sconfitta elettorale delle scorse amministrative è una ferita aperta e sanguinante.

Il leitmotiv della Lega targata Maroni è “fare l’interesse del Nord” (c’è da chiedersi quale fosse lo scopo del partito nei trent’anni precedenti) e per questo ha invitato i sindaci del Carroccio a diverse azioni di protesta: dall‘azzeramento della percentuale dell’Imu alla più classica violazione del Patto di Stabilità.

I tempi passano ma la Lega rimane sempre la stessa. È vero che è un partito regionale e che come tale dovrebbe fare gli interessi del territorio, ma per esempio, i tanto decantati partiti indipendentisti nord europei, nella coerenza del loro pensiero, si rifiutano di essere eletti al parlamento di una nazione che non riconoscono. Dal momento che in Via Bellerio hanno optato per l’occupazione della sedia romana, si trovano di fronte alla necessità di rispondere a dinamiche nazionali.

Al Governo potrebbe essere contestata la forma, ma non il contenuto, e non certo adesso, non in questo momento delicato per il nostro paese. Non pagare l’Imu o violare il patto di stabilità metterebbero a rischio i fragili conti dello Stato, che a sua volta deve rispondere a precise linee guida dell’Europa. Il tentativo maroniano di far presa sui cittadini attraverso logori strumenti di protesta non funziona più. Lo hanno mostrato alle amministrative e lo dimostrano con i numeri delle manifestazioni del partito. La Lega sta diventando una voce isolata in mezzo all’oceano e le probabilità di risollevarsi diminuiscono ogni giorno di più. Se Maroni smettesse di sognare e cominciasse a rendersi conto che gli italiani cominciano a ragionare da italiani, forse potrebbe ancora salvare almeno la faccia del suo partito alla deriva.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI