Tutto iniziò quando Il Sorpasso, mitica pellicola dolce-amara ai tempi del boom con l’esuberante e sardonico Bruno Cortona (Vittorio Gassman) e l’introverso e complessato Roberto Mariani (Jean-Louis Trintignant) in qualità di protagonisti, venne selezionato al Festival internazionale del cinema di Mar de Plata. In Italia non ottenne istantaneamente il successo che meritava, forse perché anticipava i tempi cogliendo alla sprovvista il pubblico medio italiano abituato alla commedia all’italiana a lieto fine. O forse perché gli stessi critici non riuscirono a capire la svolta epocale impressa da Risi, con quella tragica caduta della Lancia Aurelia B24 guidata in maniera dissennata da Bruno e la conseguente morte dell’innocente Roberto che dava inizio alla “nuova” commedia all’italiana. Dove le risate diventano disperate, e l’inquietudine sottocutanea è pronta a spuntare da un momento all’altro, come lo scorrerere altalenante di un fiume carsico.
 
Fatto sta che quel viaggio italo-argentino portò bene alla coppia Risi-Gassman, e al loro Il Sorpasso, che venne subito accolto come un capolavoro (pare che tra i vicoli bairensi il termine “sorpasso” abbia acquisito il significato di fanfarone, eccessivo, facilone, smargiasso, in riferimento al personaggio di Gassman). Il regista milanese infatti ottenne il premio per la miglior regia, ma soprattutto trasse spunto da quell’atmosfera spensierata e disinvolta di Mar de Plata, per scrivere il soggetto di un nuovo film, che di lì a poco sarebbe uscito nelle sale italiane, e che aveva proprio come ambientazione l’Argentina e il suo beato panorama.
 
Nacque così, sulla scia di questa spedizione, la pellicola Il Gaucho, distribuita nell’elegante paese sudamericano con il titolo di Un italiano in Argentina. Una pellicola narrante, per l’appunto, il viaggio di una scalcagnata e variopinta delegazione cinematografica in quel di Mar de Plata, per rappresentare l’Italia con un film “impegnato”, come dirà scherzosamente Gassman ai giornalisti accalcatisi a Fiumicino prima della partenza. Un viaggio che vede Gassman nelle vesti di ufficio stampa e vero mattatore delle situazioni che si inanellano in terra gaucha: dall’incontro con il patriottico e orgolloso imprenditore italiano emigrato in Argentina, incarnato da un eccezionale Amedeo Nazzari, al malinconico incrocio con uno squattrinato Nino Manfredi, che invece la fortuna non l’ha trovata affatto.
 
E alla fine, come nei più bei film di Dino Risi (tutti), ci si diverte tanto, si ride senza sosta, ma si riflette anche, ci si arresta per provare a fermare il tempo che scorre ineluttabile, con qualche lacrima e un nostalgico tuffo nel passato. Un’opera da riscoprire, realizzata dalla nostra migliore tradizione culturale, in Italia malcompresa, ma che in Argentina è diventata un mito.
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© Rivoluzione Liberale

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