“Immaginatevi un gruppo di amici – che sono i paesi europei – che decidono di uscire a cena insieme. Prima di ordinare si accordano che ognuno pagherà per proprio conto. Alcuni ordinano aragosta e champagne , altri un’insalata mista e acqua naturale”. Al momento del conto però succede qualcosa di sgradevole: “i signori  dell’aragosta si accorgono di non avere abbastanza soldi per pagare. A quel punto chiedono di dividere il conto fra tutti i commensali, anche quelli che hanno preso l’insalata. Questi stizziti rispondono picche”. Così Alberto Alesina, professore ad Harvard ed editorialista del Corriere della Sera, dalle colonne dell’Espresso, in una lampante descrizione, che si trascina ormai da qualche tempo, della situazione europea.

Questo quadro, semplificato naturalmente, deve essere tenuto da conto quando si invocano a gran voce gli Eurobond o altre soluzioni di mutualizzazione del debito pubblico. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha paura che al vertice di questi giorni di fondamentale importanza per la sopravvivenza dell’euro e dell’Unione, si parli troppo di soluzioni di questo tipo e troppo poco di come migliorare i controlli e delle riforme strutturali che, secondo la teoria tedesca, sono le precondizioni necessarie per far ripartire la crescita e l’economia dell’intera Europa.

Se ci venisse chiesto al ristorante di pagare il conto anche per i nostri vicini che non hanno saputo controllarsi e hanno speso più di quanto hanno in tasca, noi cosa risponderemmo? Senza riforme strutturali vere e politica di rigore dei paesi mediterranei, la Germania non è disposta a discutere forme di mutualizzazione del debito e non lo fa per cattiveria e crudeltà, ma perché crede davvero in una certa politica economica, che si basa sul rispetto delle regole. La solidarietà tedesca, ovvero quella applicata ai vari aiuti elargiti alla Grecia e agli altri paesi, ha due sensi di marcia: assistenza finanziaria in cambio di responsabilità e regole.

A leggere i giornali di questi giorni sembra che l’Italia abbia dichiarato guerra, politicamente parlando, alla Germania in vista del summit che si sta svolgendo in queste ore a Bruxelles; la Merkel contro gli Eurobond, fautrice di un’austerity che manda le economie in una spirale recessiva. Ma se si guarda per esempio al Portogallo o all’Irlanda, queste hanno saputo riformare, a fronte degli aiuti finanziari concessi, e ora stanno ripartendo economicamente. Il problema degli Eurobond, dice la Professoressa Ester Faia dell’Università di Francoforte ospite a Radio24, è che Spagna, Grecia e Italia, che continuano a chiederli a gran voce, non hanno ancora presentato un piano in tal senso, mentre la Germania sì, ma c’è un motivo per cui se ne parla poco.

Il piano dei “5 saggi” tedeschi, che prevede la mutualizzazione del debito eccedente il 60% ha una caratteristica di fondo: ovvero la richiesta di garanzie reali (riserve auree o garanzie di altro tipo) da parte di tutti i paesi e, continua la Professoressa Faia, non siamo sicuri fino a che punto i paesi fautori di un “debito pubblico europeo” sarebbero disposti ad accettare. L’impressione che si ha è che la Germania e l’austerity vengano additate come responsabili di una situazione che noi abbiamo creato e peggio ancora non vogliamo cogliere l’occasione per porre in essere riforme necessarie che ci renderebbero più competitivi. Non è certamente colpa della Germania se abbiamo il secondo debito pubblico più alto d’Europa, una pressione fiscale alle stelle, una spesa pubblica enorme e una burocrazia che ci opprime.

In ogni caso la situazione si può riassumere nella posizione del Presidente del Consiglio Monti: la Germania si deve impegnare nel fare i passi decisivi per mantenere la moneta unica e gli altri paesi devono compiere le riforme necessarie. I passi decisivi tedeschi non saranno verso gli Eurobond, dunque dobbiamo sperare che al Consiglio europeo in corso, vengano proposte soluzioni accettabili e di compromesso che permettano all’euro di continuare la sua esistenza e all’Unione di continuare il suo cammino verso una maggiore unione politica, ed è la Germania la prima a volerla, di matrice federalista.

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1 COMMENTO

  1. La Germania di certo ha parecchie ragioni, in fondo lei ha ben amministrato mentre altri sperperavano…ma l’intransigenza oggi non giova neppure a lei. Nell’esempio degi amici al ristorante infatti se l’amico che ha i soldi per pagare, anche se è stato più morigerato, insiste che gli altri pur di pagare la loro parte si vendano l’auto, con cui devono tornare a casa, si resta tutti a piedi…

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