Dopo la strepitosa partita di Mario Balotelli nella semifinale degli Europei con la Germania, il Presidente del consiglio è destinato a diventare l’altro Mario, eppure anche lui in contemporanea giocava a Bruxelles una partita di vitale importanza per il nostro futuro ed anche lui pare averla vinta. L’accordo, tutt’altro che scontato, strappato da Monti in sede UE, nella notte di giovedì, infatti sembra aver rasserenato non poco gli animi ed i mercati. Una boccata d’ossigeno per una Europa ed una moneta unica che sembravano ormai alla canna del gas, eppure le premesse sembravano infauste, con una cancelliera Merkel irrigidita su posizioni intransigenti.

Non sappiamo se anche i gol di Balotelli abbiano avuto una qualche influenza, ma sappiamo per certo che la fermezza di Mario Monti stavolta ha piegato la premier tedesca a più miti consigli e di tutti i capi di governo europei “l’altro Mario” era davvero l’unico che potesse ottenere questo risultato. L’accordo certamente non risolve tutti i problemi e non è sufficiente a superare la crisi economico finanziaria del vecchio continente, può però servire a smascherare qualche alibi. Recentemente infatti molti in Italia, ma non solo, hanno cercato di scaricare tutte le colpe della crisi su altri, in particolare sul premier tedesco, autoassolvendosi dagli errori nelle gestioni dei governi nazionali degli ultimi decenni. Un esempio sono le recenti e continue esternazioni anti euro dell’ex premier Berlusconi, il quale dimentica che sotto il suo governo, nel 2002, l’Euro entrò in vigore in Italia provocando una impennata inflattiva che portò in breve tempo a equiparare nei prezzi un Euro con le vecchie mille lire, e questo senza che il governo muovesse un dito per impedirlo. Il risultato fu che raddoppiarono i prezzi senza che fossero aumentati gli stipendi, con evidente perdita di potere d’acquisto dei cittadini.

Oggi la Merkel ha fatto un passo indietro, ha accettato un meccanismo semi automatico che impedisca allo spread tra i buoni del tesoro degli stati membri e quello tedesco di allargarsi troppo e ha accettato misure per lo sviluppo: adesso non ci sono più alibi e bisogna affrontare e risolvere i problemi di casa nostra. E problemi in casa nostra ce ne sono eccome; proprio in questi giorni il Procuratore generale presso la Corte dei Conti, Salvatore Nottola, ha fatto suonare un campanello d’allarme inquietante nel presentare la relazione della magistratura contabile sul rendiconto generale dello Stato. Il Procuratore Generale ha ricordato che ancora oggi, e non ai tempi di tangentopoli, la corruzione in Italia provoca un aumento dei costi delle opere pubbliche di ben il 40%. Un fenomeno quindi ancora diffusissimo nella pubblica amministrazione che certamente finisce per pesare in modo insopportabile sui contribuenti. Non solo, ma la corruzione provoca anche un danno indiretto all’economia che è l’alterazione della libera concorrenza e del libero mercato, andando solitamente a penalizzare gli imprenditori onesti rispetto a quelli “che sistemano le cose”, detta nel gergo del grande agevolatore della sanità lombarda Pierangelo Daccò. Questi dati suonano inoltre ancor più allarmanti viste le difficoltà che ha incontrato in Parlamento il decreto anti-corruzione, segno evidente che almeno una parte della politica non considera il fenomeno un danno ma una risorsa, almeno per sé stessi.

L’accordo di Bruxelles non sarà risolutivo dunque, ma ci consente di ritornare a guardare alle magagne nel nostro giardino di casa, magari cercandone la soluzione. Ancora una volta, da liberali, denunciamo come problemi di fondo dello Stato l’eccesso di statalismo, l’ipertrofia legislativa e l’oppressiva struttura burocratica, spesso usata come strumento di controllo delle attività e quindi di potere. Queste storture di base poi generano spesa pubblica eccessiva, eccessiva tassazione e corruzione diffusa. Di queste cose non possiamo dare la colpa a nessun altro se non a noi stessi, ovvero ai nostri governanti ed amministratori pubblici e l’unica via per risolverle è una Rivoluzione Liberale.

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