Che il folclore fosse una delle principali caratteristiche della Lega Nord è acclarato, che le manifestazioni pubbliche del Carroccio ne fossero esempio lampante pure. Ci hanno abituati a linguaggi volgari, gestacci e abbigliamento “casual” cosicché l’autodefinizione di barbari gli calza a pennello. Però, come per tutte le cose anche questo atteggiamento ha la necessità di trovare un limite nei modi e nei luoghi in cui si manifesta.

È il caso delle sceneggiate a cui il partito di Via Bellerio ci ha abituati nei palazzi del parlamento. Ultimo in ordine di tempo è stato lo striscione comparso tra i banchi di Montecitorio “esodiamo la Fornero”. Ma il momento più memorabile che la storia recente ricordi è stato sicuramente la sceneggiata proposta alla caduta del Governo Prodi nel 2008. Tra i banchi dell’allora opposizione leghista spuntarono mortadella e spumante. Sono decine gli episodi in cui i parlamentari si sono distinti, a volte per il linguaggio inappropriato, a volte per striscioni ed urla degne del mercato, seppur nobile, del pesce.

Il contradditorio e l’opposizione sono il sale della democrazia, ma purché essi non degenerino in sceneggiate tragicomiche. La forzatura della Lega è sempre stata quella di estremizzare i propri atteggiamenti, non solo nelle piazze, ma soprattutto nelle stanze delle istituzioni repubblicane. Tale mancanza di rispetto potrebbe forse nascere dall’insofferenza  che questo partito prova nei confronti del paese che rappresenta? Sicuramente si. Tra dito medio durante l’inno nazionale e tricolori bruciati, i dirigenti padani hanno sempre offerto un triste spettacolo.

La Lega, nel corso degli anni, ha spesso confuso il Parlamento con il mercato rionale, nel tentativo di distinguersi dalla casta, riuscendo invece solo a ridicolizzarsi davanti al paese.

Il rispetto per le istituzioni è una cosa importante. Non solo determina il grado di coscienza politica di un paese, ma ne determina anche la serietà della stessa classe politica. Atteggiamenti in “stile Lega” non fanno altro che alimentare i luoghi comuni sul popolo italiano. Provate ad immaginarvi le stesse manifestazioni folcloristiche nel parlamento inglese: là dove il rigido protocollo e l’antica tradizione hanno diffuso un profondo rispetto per il ruolo ricoperto, sarebbero condannate da ogni singolo cittadino del regno.

Se l’insofferenza verso le nostre istituzioni è così forte, forse è un bene (specie per noi) che Maroni pensi a non presentarsi (lui e la Lega) alla prossima tornata elettorale per il Parlamento, evitandoci così di assistere ancora al mercato Montecitorio.

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