La scorsa settimana si è tenuto un importante incontro dei capi di Stato e di governo della zona euro. Le decisioni prese nella notte fra il giovedì 28 e venerdì 29 giugno sono state accolte con iniziale entusiasmo dai mercati che nel corso di questa settimana hanno tuttavia attenuato i margini di ripresa pur mantenendosi in territorio tendenzialmente positivo.

Dopo ore di trattative i 17 hanno firmato un accordo che si compone di cinque passaggi chiave. In primo luogo si affida la vigilanza degli istituti di credito europei alla Bce in attesa che si compiano i passi necessari verso una vera e propria unione bancaria e che si istituisca la figura del cosiddetto “zar”: l’euroministro del Tesoro con poteri sui bilanci nazionali.

In secondo luogo, si è stabilito che il fondo salva Stati o European Stability Mechanism (ESM) potrà intervenire direttamente, senza dover passare attraverso i governi nazionali, per ricapitalizzare le banche che dovessero averne la necessità, spezzando il circolo vizioso tra bilanci bancari e bilanci sovrani.

Il terzo punto sancisce la nascita del “meccanismo antispread” e rappresenta la principale affermazione della “linea italiana”. Anche in questo caso si assegna un ruolo fondamentale all’ESM che dovrà essere messo in condizione di acquistare i titoli di quegli stati virtuosi che nonostante gli sforzi non godono del favore del mercato o peggio sono esposti all’attacco della speculazione.

Un altro elemento è la definizione di un patto per la crescita e l’occupazione da 120 miliardi di euro destinati a investimenti infrastrutturali. Una misura salutata con favore dalla maggioranza dei commentatori che rappresenta, però, la solita ricetta Keynesiana di stimolo all’economia tramite la spesa pubblica.

Infine, i capi di Stato e di governo invitano a continuare il processo di rafforzamento dell’Unione economica e monetaria dei Paesi dell’Uem (Unione economica e monetaria) assegnando ai presidenti delle quattro principali istituzioni comunitarie (Commissione Europea, Consiglio europeo, Bce ed Eurogruppo) il compito di realizzare una road map per una maggiore integrazione finanziaria e, soprattutto, istituzionale tramite una legittimazione democratica il cui completamento è atteso entro la fine di quest’anno.

Fa piacere sottolineare che il successo del vertice europeo, in termini di decisioni adottate e strumenti messi in campo, si deve principalmente a una ritrovata autorevolezza dell’Italia in campo internazionale e questo è indiscutibilmente merito del premier Mario Monti.

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