Il Parlamento europeo si è riunito a Strasburgo in sessione plenaria dal 4 al 7 aprile ed ha preso in considerazione il tema dell’immigrazione verso l’Europa delle popolazioni nordafricane. La questione naturalmente interessa gli Stati dell’Europa meridionale, in testa l’Italia. Il Governo sta negoziando con i paesi colpiti dalle rivolte per limitare i flussi di immigrati, ma le trattative sembrano abbastanza difficili e laboriose. Si guarda anche all’Europa come possibile scenario nel quale trovare la chiave di volta della situazione. Rispetto alle scorse settimane sembra che qualcosa si stia muovendo. Lunedì infatti il Commissario agli affari interni Cecilia Malmström, dopo aver ricordato che l’Unione ha messo a disposizione per l’emergenza immigrazione 40 milioni di euro, ha attivato la missione Hermes coordinata da Frontex l’agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne, ha annunciato il lancio di un programma di cooperazione a lungo termine tra l’Europa e i paesi del nord Africa, sui temi dell’immigrazione.

Il Commissario ha poi parlato della direttiva 55 che prevede la “protezione temporanea” degli immigrati all’interno dell’Unione europea. L’attuazione di questa direttiva implicherebbe la “spartizione” degli oneri tra i paesi dell’UE e vedrebbe in sostanza realizzato quello che l’Italia chiede da tempo. Lo sblocco della direttiva, che deve essere però proposta dalla Commissione, prevede un passaggio al Consiglio dei 27 il quale si esprime a maggioranza qualificata. In Consiglio però soltanto pochi sono interessati direttamente dalla situazione, Malta, Spagna, Grecia, Italia e, data la provenienza dei migranti, la Francia. Sarà quindi, se mai la direttive verrà proposta, una strada complessa da percorrere.

In seduta plenaria è stato inoltre proposto, dall’eurodeputato leghista Fiorello Provera, l’applicazione dell’art. 80 del Trattato di Lisbona, con il quale si stabilisce il principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità tra gli Stati membri, anche sul piano finanziario, delle politiche dell’Unione.

Le soluzioni proposte non sono però attuabili nel breve periodo; la burocrazia dell’Unione sembra non essere capace di dare una soluzione chiara e veloce. Una razionale via percorribile potrebbe essere, invece, quella di un accordo intra – europeo tra gli Stati Membri interessati. Se l’Unione che sempre più spesso soffre di individualismi ed egoismi, non solo in campo economico, non riesce, per problemi strutturali a dare risposte concrete, è necessario in determinati casi, cercare via alternative di cooperazione.

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