Dalla Croisette. Acclamato da pubblico e stampa, Pedro Almodovar ha presentato alla rassegna festivaliera il suo ultimo film, La piel que habito, uno dei più attesi e allo stesso tempo, purtroppo, uno dei più deludenti. Un thriller esageratamente infarcito di divagazioni visive, quasi oniriche, incentrato sul personaggio di Robert Ledgard, chirurgo plastico interpretato dall’attore-feticcio Antonio Banderas, vedovo dopo la scomparsa della moglie a causa di un incidente stradale, che s’impunta a voler creare una pelle artificiale (quella che avrebbe potuto salvarla). Tanta confusione, troppi orpelli estetizzanti per una trama che si presenta come un vero e proprio labirinto filmico in cui il regista spagnolo si perde inesorabilmente.

Peggio ancora il secondo film in Concorso in questa nona giornata, Ichimei del giapponese Takashi Miike, pellicola girata in 3D e incentrata sulla drammatica storia di due samurai al tempo del Giappone feudale. Grandi sonni al Palais. Terribilmente lento e annoiante, malgrado la tecnologia 3D. Che giornataccia per Cannes!

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