Si scalda a Piazza Affari lo scontro per il controllo di Impregilo, il principale operatore nazionale nel settore delle infrastrutture e delle grandi opere. Una battaglia in corso da diversi mesi, che ormai sembra giunta agli sgoccioli e si appresta a targare la vigilia della verità, quell’assemblea dei soci che il 12 luglio sarà chiamata a dare un voto al consiglio di amministrazione e al futuro del campione delle costruzioni. Promosso o bocciato, continuerà a guidare Impregilo oppure sarà sostituito – ancora non si sa – ma la sfida a Palenzona, Gavio & Co è stata lanciata.

La battaglia per il controllo di Impregilo è tra due cavalli di razza: da una parte il Gruppo Gavio, che da solo controlla il 29,9% della società. Dall’altra il Gruppo Salini Costruttori, che rastrellando tutto ciò che saliva nella rete ha acquisito il 29,2% di Impregilo, giocando di fatto il ruolo di minoranza riottosa.

Uno scontro aperto, in cui saranno gli azionisti di minoranza a decidere l’esito. Per la prima volta, infatti, si sta utilizzando, come in una campagna elettorale, il meccanismo della sollecitazione delle deleghe di voto. Significa che gli azionisti avranno la possibilità fino all’ultimo momento di consegnare il proprio voto a uno dei due schieramenti in campo: o a Gavio, che con la cordata Mediobanca, Unicredit, Benetton si propone come soluzione gestionale stabile del Gruppo milanese; o a Salini, che con Goldman Sachs e la lobby romana tenterà il golpe al gigante delle costruzioni. Oppure ogni azionista potrà presentarsi in assemblea e votare liberamente.

Ma di cosa si sta parlando? Cosa c’è in gioco in questa battaglia? Si parla di Impregilo, bandiera italiana delle costruzioni ed emblema dell’ingegneria civile in Italia e nel mondo. Gruppo industriale attivo nei campi delle infrastrutture per trasporti, del trattamento del ciclo per acque reflue e delle grandi opere per l’ambiente.

Un gruppo fondato nel 1994 dalla fusione tra i principali costruttori del Paese (Italimpresit, Lodigiani, Cogefar e Girola) e che sempre, storicamente, ha rappresentato un biglietto da visita delle capacità imprenditoriali italiane in tanti Paesi, costruendo e gestendo opere di straordinaria importanza, concentrandosi da ultimo anche sul settore delle attività strategiche in concessione pubblica. Un fatturato che nel 2011 è stato superiore ai 2 miliardi di euro, un EBIT da 225 mln di €, un portafoglio di 25 miliardi di euro e acquisizioni 2011 per 8,6 miliardi di euro. Un gigante dell’industria, appunto. Ma cosa sta succedendo, adesso?

Sta succedendo che un gruppo importante delle costruzioni italiane come Salini ha lanciato apertamente una sfida per cambiare e acquisire il controllo della società, presentando all’azionariato di Impregilo (il 35,7%) e al mercato, un nuovo e rivoluzionario piano industriale, in totale divergenza con quello dell’azionista di controllo, Beniamino Gavio.

Da una parte, infatti, i piemontesi di Gavio: player di razza nel campo delle costruzioni e delle concessioni, che dopo l’acquisizione delle quote IGLI in capo a Benetton e a Ligresti, con Palenzona alla presidenza e Mediobanca da paciere tra le anime rissose, oggi è controllore del Gruppo e portatore di un piano industriale che recita: forte concentrazione sul core business (costruzioni edili e grandi opere) con attenzione crescente al settore delle concessioni pubbliche. Nessuna dismissione. Un piano di compattatura e di crescita internazionale.

Dall’altra i romani di Salini, con un piano alternativo e complesso: concentrazione delle risorse sulle infrastrutture e sulle costruzioni core, seguito da un importante piano di dismissione degli asset no core e delle concessioni pubbliche. Un piano in grado di portare fortissima liquidità nelle casse di Impregilo, di attrarre l’interesse di operatori e di concentrare importanti dividendi per gli azionisti e a una forte liquidità per il controllore.

Due piani uguali e contrari a cui una platea d’élite sarà chiamata a dare il voto il 12 luglio prossimo.  Tra il caldo dell’estate italiana e l’importanza di una scelta vitale per il primo dei gruppi del Paese.

© Rivoluzione Liberale

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