Dalla Croisette. Ultimo film presentato in concorso, ma non di certo per importanza e qualità, This must be the place del nostro Paolo Sorrentino sembra proprio aver sorpreso e convinto tutti. Ma proprio tutti. Applausi a scena aperta ed entusiasmo generale hanno accolto il film a fine proiezione, candidandolo in prima fila, assieme a Le Havre di Aki Kaurismäki e The tree of life di Terrence Malick, per la vittoria del massimo riconoscimento festivaliero. This must be the place, dal nome dell’omonima canzone dei Talking Heads, si propone come road-movie, anzi road‘n’roll movie, in cui il protagonista Cheyenne, interpretato da un me-ra-vi-glio-so Sean Penn, incarna il ruolo di una rockstar cinquantenne cadente e malridotta, alla ricerca del persecutore che tormentò suo padre in un campo di concentramento nazista. Trucco bianco, labbra rosse, eyeliner nero agli occhi e capelli scompigliati alla Robert Smith dei celebri Cure, Cheyenne inizia così un vero e proprio buildungsroman che lo porterà, attraverso un viaggio nell’America più profonda, a rendersi conto della necessità di un cambiamento radicale per la sua vita.

Solo per informazione, è stato presentato in questa decima giornata anche il più che dimenticabile Drive di Nicolas Winding Refn, noir ricco di inseguimenti automobilistici che francamente con la selezione ufficiale ha veramente poco a che fare.

In conferenza stampa Sean Penn ha detto: “Durante la lavorazione è stato come se lui (Paolo Sorrentino) suonasse il piano mentre io giravo le pagine dello spartito”. Che immagine! Bob, questi ragazzi meritano la Palme d’or.

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