L’Eurogruppo, riunitosi lo scorso martedì, ha affrontato due temi centrali per gli sviluppi della crisi della zona euro: la ricapitalizzazione delle banche spagnole e lo scudo anti-spread. Sul primo punto i ministri delle finanze hanno raggiunto un’intesa politica con un memorandum secondo il quale verrà permessa la ricapitalizzazione delle banche spagnole attraverso il fondo salva Stati EFSF. L’intesa, che verrà formalizzata al prossimo Eurogruppo del 20 luglio, prevede una ricapitalizzazione di 30 miliardi di euro per gli istituti bancari spagnoli in difficoltà. I trenta miliardi sono però soltanto la prima parte di un piano di aiuti da 100 miliardi e andranno a innalzare il debito pubblico spagnolo, in quanto dallo EFSF, transiteranno, prima di finire agli istituti bancari, nelle casse statali. Per quanto riguarda la situazione spagnola in generale i ministri delle finanze, questa volta dopo l’ECOFIN riunitosi mercoledì, hanno dato il benestare alla dilazione di un anno, dal 2013 al 2014, del termine per il raggiungimento degli obiettivi di bilancio, ovvero far rientrare sotto il 3% il rapporto deficit/PIL che a oggi si assesta intorno al 8,9%.

L’intesa raggiunta durante l’Eurogruppo per la ricapitalizzazione delle banche spagnole ha però delle implicazioni in quanto contiene 32 condizioni da rispettare per la Spagna affinché i suoi istituti possano ricevere gli aiuti europei. Tra queste condizioni c’è la creazione di Bad banks in cui girare titoli di cattiva qualità e il trasferimento dal ministero dell’Economia alla Banca di Spagna di poteri nel campo della sorveglianza bancaria. Inoltre la Commissione europea e la Banca Centrale Europea monitoreranno il concretizzarsi delle condizioni contenute nel memorandum d’intesa. Ispezioni in tutte le istituzioni finanziarie, obbligo da parte delle autorità spagnole di trasmettere i dati richiesti dalle istituzioni europee sono inoltre solo alcuni dei poteri in capo alla Commissione.

Intanto il Primo ministro spagnolo Mariano Rajoy ha annunciato, qualche giorno fa, una manovra da circa 65 miliardi di euro tra tagli delle tredicesime dei dipendenti pubblici e aumento dell’IVA di tre punti; è vero che per adesso gli aiuti europei sono diretti soltanto alle banche e non sono aiuti in stile Grecia e Portogallo, ma la portata della manovra spagnola subito dopo le intese politiche di Eurogruppo ed ECOFIN possono destare qualche sospetto nel senso di un monitoraggio europeo nei confronti della Spagna.

L’Eurogruppo ha poi “presentato” il fondo anti spread ovvero quel fondo che dovrebbe servire per calmare i tassi di interesse dei titoli di Stato dei paesi non proprio visti di buon grado dai mercati finanziari, Spagna e Italia su tutti. Il fondo anti spread non è altro che l’assegnazione al fondo salva Stati di una nuova funzione di stabilizzatore dei mercati tramite l’acquisto di titoli di Stato emessi dai paesi che non hanno bisogno di aiuti esterni per finanziare il disavanzo di bilancio. Lo scudo non sarà in grado di attingere direttamente dalle 17 banche centrali dell’Eurozona, quindi la dotazione finale dei due fondi salva Stati EFSF e ESM sarà di circa 700 miliardi di euro meno i 300 già impegnati nei salvataggi di Grecia, Irlanda e Portogallo. La disponibilità invece dello ESM una volta entrato in vigore sarà di circa 500 miliardi e all’inizio avrà una capacità di intervento di 100 miliardi, che diventeranno 200 ad ottobre quando verrà disposto il versamento della seconda di cinque tranche. Queste le due decisioni chiave per quanto riguarda la crisi della zona euro che dovrebbero servire a tamponare difficoltà contingenti e a “acquistare” ancora un po’ di tempo al fine di avviare con più calma le riforme strutturali necessarie, su tutte l’unione bancaria.

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