L’accordo di libero scambio per l’abbattimento dei dazi con il Giappone è da tempo nell’agenda dell’Unione, i negoziati sono però fermi alla discussione di un punto esterno all’accordo: le barriere non tariffarie.

Esse sono barriere che non hanno a che fare con l’imposizione di dazi ma appartengono all’apparato normativo logistico del Giappone (certificati, bolli, standard tecnici, verifiche di conformità) e di conseguenza frenano eventuali investimenti provenienti dall’esterno.

L’unione ha sempre cercato di anteporre all’accordo di libero scambio per l’abbattimento dei dazi, peraltro già di scarsa rilevanza, un’operazione che riesca a togliere almeno in parte le barriere che invece tariffarie non sono, cosa che il Giappone si è dimostrato sempre reticente ad assecondare.

Dalla situazione di stallo l’Unione si è mossa con il primo Consiglio Europeo post-terremoto giapponese svoltosi a fine marzo, il quale ha riaperto le trattative. L’Europa si è detta incline a cooperare con il Giappone per contribuire a sollevarlo dal disastro del marzo scorso. Il Consiglio ha inoltre sottolineato come il prossimo summit UE-Giappone, che si terrà a fine maggio, potrà essere utilizzato per rafforzare le relazioni tra i due paesi, portare avanti un’agenda comune e lanciare le negoziazioni per l’accordo di libero scambio, con la prerogativa che esso sia subordinato alla volontà del Giappone di combattere le barriere non tariffarie e le restrizioni dal punto di vista degli appalti pubblici.

La visione del Consiglio, ispirata dal primo ministro inglese Cameron ed appoggiata subito dai paesi del nord Europa, ha trovato spazio anche nelle parole del Commissario europeo per il commercio  Karel De Gucht, che ha confermato l’intenzione dell’Unione di impegnare il Giappone a fare un passo che finora non ha ancora voluto compiere.

Il Commissario De Gucht ha presentato la condivisa posizione del Consiglio anche al Parlamento europeo in sessione plenaria la settimana scorsa (9-13 maggio), spiegando che il Giappone preferisce continuare le negoziazioni per l’accordo di libero scambio che di fatto non toccherebbe le barriere non tariffarie concedendo invece l’abbassamento/abbattimento dei dazi. Questa posizione però per la Commissione non risulta essere sufficiente. Pochi progressi sono stati compiuti fino ad ora, dice la Commissione, e scarsi risultati sono pervenuti anche dal gruppo di lavoro composto da tecnici dell’UE e del Giappone creato per cercare di sbloccare la situazione.

La via dell’accordo l’ha indicata il Commissario De Gucht, parlando ai Parlamentari: è necessario camminare su binari paralleli prevedendo linee guida bilaterali e legalmente obbligatorie, e affrontare la questione sia dal punto di vista degli scambi commerciali che da quello politico.

Questa soluzione può finire per rappresentare un problema dal punto di vista dell’attuazione; dato per assodato che la condizione essenziale per l’accordo è la dimostrazione che il Giappone sia in grado di eliminare le barriere non tariffarie, l’approccio proposto dal Commissario rischia di spostare sul piano politico il dibattito. Facendo ciò si affiderebbero alla politica commerciale dell’UE competenze politiche che non le sono congeniali, snaturando la natura invece più tecnica della Commissione.

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