Il Governo guidato dal Prof. Mario Monti prosegue con determinazione il suo cammino lungo la strada della “rivoluzione” e dimostra ancora una volta la volontà di imprimere un’accelerazione liberale al cambiamento del sistema-Italia.

La scorsa settimana il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge sulla spending review. Una mini-manovra da 26 miliardi di risparmi nel prossimo triennio: 4,5 miliardi nel 2012, 10,5 nel 2013 e 11 nel 2014.

Taglio dei dipendenti pubblici (-20% per i dirigenti e -10% per gli altri ruoli), eliminazione degli eccessi di spesa dei Ministeri (attraverso la comparazione con i costi standard), stop alle consulenze per i dipendenti pubblici in pensione e accorpamento delle province per popolazione ed estensione sono i principali capitoli di spesa colpiti dal decreto legge. Le risorse reperite saranno destinate principalmente a evitare l’aumento dell’IVA previsto per il mese ottobre, risolvere il nodo esodati della PA e destinare quanto necessario per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto in Emilia.

L’assenza di tagli lineari costituisce l’elemento di assoluta novità della manovra. Il Governo ha scelto infatti la via “più complessa, ma strutturalmente più proficua, dell’analisi della struttura della spesa”, come ricordato dal presidente del Consiglio al termine del Cdm.

Con questo provvedimento il Governo ha inoltre incassato l’apprezzamento di organismi nazionali e internazionali. Il vicepresidente della Commissione Ue, Olli Rehn, per esempio, ha commentato con favore l’approvazione del dl ritenuto “in linea con le raccomandazioni dell’Ecofin”. Mentre è ancora più significativo il commento del Presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino il quale ha definito il decreto “uno dei primi provvedimenti in cui si va verso la revisione qualitativa della spesa”, salutando con soddisfazione “l’inizio di un procedimento virtuoso chela Corteha sempre auspicato”.

Di parere contrario sono sindacati e associazioni di categoria che difendono (nella loro ottica) interessi particolari la cui sintesi è però compito di chi governa. Applausi dalle platee tecniche e malumori fra la pletora di corporazioni e lobby sono il segnale che il Governo si muove nella giusta direzione. Avanti così e forse non faremo la fine degli altri PIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna).

E non è tutto. Mario Monti ha infatti annunciato in conferenza stampa «un terzo provvedimento nelle prossime settimane sulle agevolazioni fiscali, la revisione strutturale della spesa e i contributi pubblici sulla base delle analisi effettuate da Amato e Giavazzi».

La spending review e le riforme proposte in questi mesi sono la ghigliottina del moderno Robespierre che – invece di tagliare le teste dei grassi monarchi arricchitisi alle spalle del popolo – taglia sprechi, clientelismi e eccessi dello Stato italiano che rischia la deriva nel mare magnum della globalizzazione.

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