E’ bastata una indiscrezione lasciata trapelare dallo stesso Silvio Berlusconi, sulla sua volontà di ricandidarsi a premier, per spazzare via Alfano, le primarie, il congresso del Pdl e probabilmente il Pdl stesso. Il partito padronale toglie la fragile maschera di democratizzazione che tentava da mesi di costruirsi e rimette quella del partito-azienda, se non altro più reale. Lo stesso Antonio Martino pare abbia commentato: “la baracca è sua, è giusto che si candidi lui”. Ma cosa spinge il cavaliere all’ennesima, e sempre più logora, avventura? Di certo non la prospettiva di una vittoria elettorale, ormai definitivamente fuori portata, con buona pace dei sondaggisti tifosi, ma Berlusconi sa che ci sono vari livelli di sconfitta, alcuni potenzialmente assai profittevoli.

Innanzi tutto era ormai evidente come la guida Alfanonon suscitasse gli auspicati entusiasmi degli elettori, con un Pdl in caduta libera quasi inarrestabile nei sondaggi, ma la vera motivazione dell’ex premier sta nell’evoluzione politica avvenuta in Italia in questi mesi di interregno dei tecnici di Mario Monti. Tutto infatti fa temere che le elezioni politiche del 2013 non individueranno un vincitore chiaro, bensì un insieme di debolezze più o meno mascherate. Un simile quadro fa facilmente immaginare la possibilità di un proseguimento dell’attuale maggioranza Pdl-Pd-Udc con un esecutivo più o meno tecnico anche dopo le elezioni. Questo è il vero obiettivo berlusconiano, rientrare in parlamento alla guida di un manipolo, non troppo esiguo, di fedelissimi per entrare nella Grande Coalizione e poter continuare per un’altra legislatura a difendere gli interessi aziendali e parare gli strali giudiziari.

Naturalmente, per ottenere il consenso, Berlusconi attuerà una strategia in campagna elettorale diametralmente opposta, fatta proprio per coprire al massimo le sue reali intenzioni. In campagna elettorale gareggerà con Grillo nel cavalcare l’antipolitica, il populismo e l’antisistema alla caccia di quell’elettorato di centrodestra deluso e frustrato dalle catastrofi politiche degli ultimi tempi, catastrofi beninteso di cui Berlusconi ha la responsabilità principale. Le sparate sull’Italia che deve batter moneta in modo autonomo o sull’uscita dall’Euro sono state il primo ballon d’essai del Cavaliere: siamo certi che ne seguiranno di ancor più grosse. Ma forse la vera meta minimalista del vecchio trapezista della politica è un Monti bis, la prescrizione, qualche poltrona nel Cda RAI e la blindatura delle frequenze tv.

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1 COMMENTO

  1. Basta! Di Berlusconi ne abbiamo piene le …
    Ricordo entrò in politica per salvare i suo regno mediatico che al tempo aveva 6’000 miliardi di lire di pasività.
    Oggi dopo diciotto anni di presa per i fondelli col suo ritornello: abbasseremo le tasse quanto prima ritroviamo lui più ricco e l’Italia impoverita con una pressione fiscale senza eguali fra gli stati.
    L’italia invece con una pressione fiscale e sistema poliziesco nonché nomenclatura politica da paese comunista.

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