L’avvicinarsi delle elezioni politiche stimola un movimentismo, in tutti gli schieramenti, che sembra sempre più frenetico, dove tutti cercano di sgomitare per farsi spazio e per auto attribuirsi consensi e pesi elettorali più o meno vasti, cercando magari di vendersi al miglior offerente. Nella maggior parte dei casi però questo movimentismo pare essere interpretato da soggetti il cui vero peso, in consenso elettorale, si esaurisce con i famigliari, spesso solo quelli stretti. Insomma tanti si atteggiano a condottieri, ma per lo più sono in realtà generali senza truppa e questa oggi pare essere una condizione diffusa nella quale rischiano di scivolare persino alcuni leader nazionali che truppe ne avevano, ma per colpa anche loro le stanno perdendo e le vedono sfaldarsi di giorno in giorno. In tale scomoda posizione si potrebbero trovare in tanti, a partire ad esempio da Rutelli o da Fini. Oltre ai generali senza truppa c’è persino qualche colonnello che rischia di restare senza esercito, è il caso degli ex AN restati fedeli al Pdl che temono ora di ritrovarsi senza Pdl.

A noi liberali però interessa soprattutto la nostra area politica, ovvero quella che possiamo considerare il nostro cortile di casa e su questa vorremmo concentrarci. Un’area che è sempre stata numericamente minoritaria in Italia, ma che oggi sembra affollata come non mai. E’ nell’area laica e liberale che sembra vogliano posizionarsi personaggi come Luca Cordero di Montezemolo o Oscar Giannino, dei quali si parla da mesi, ma il cui impegno in politica è al momento ancora solo un’ipotesi. L’impegno di questi personaggi sarebbe certamente benvenuto, ma non deve trasformarsi di nuovo in un movimento politico di tipo personalistico, i limiti del quale abbiamo già avuto modo di provare sulla pelle del Paese con l’avventura berlusconiana. Così come una serie nutrita di iniziative dicono di rivolgersi a quest’area, iniziative di varia provenienza e apparentemente indipendenti l’una dall’altra. Alla costituzione di uno schieramento liberale si dicono pronti il PRI, varie costituenti (se ne contano ad oggi almeno 5), i Tea party, gli zeri positivi e molto altro. Tutte iniziative che hanno aspetti interessanti ed altri piuttosto velleitari e ognuna delle quali si autoproclama più rappresentativa e più certa del consenso popolare.

Ma la politica ha un metro con cui misurare le velleità d’ognuno, e sono ancora i voti e con questo metro bisognerebbe che ognuno si confrontasse. E’ per questo che leader conosciuti e simboli riconoscibili sono così importanti in politica. A tutt’oggi ci pare che nessuno di questi nuovi soggetti abbia le caratteristiche per essere da solo elettoralmente vincente e quasi nessuno s’è precedentemente misurato con gli elettori, nemmeno ad una elezioni di quartiere. D’altro canto c’è chi a sinistra l’esercito anche se meno poderoso di un tempo ce l’ha ancora, ma da anni è in disperata quanto infruttuosa ricerca di un generale, dato che l’attuale leader Bersani, è messo in discussione dal suo stesso partito un giorno si e uno pure.

Infine c’è chi generale, anzi generalissimo, lo è sempre stato, almeno del suo personale e privato esercito, e non vuole rinunciare ad un’ultima carica, a rischio di fare la fine di Custer al Little Big Horn: con una differenza, Berlusconi non morirà coi suoi uomini, li sacrificherà per salvare sé stesso. Infine c’è il generale Beppe Grillo, che la truppa pare ce l’abbia, benché piuttosto improvvisata, ma che dopo aver conquistato il campo sembra assai indeciso sul da farsi.

A casa nostra, tornando all’area liberal democratica, credo che non ci sia bisogno di generali, men che meno di generalissimi, piuttosto c’è bisogno di radunare i tanti piccoli eserciti, ma con il buon senso di riconoscere il giusto peso a ciascuno, soprattutto a chi, bene o male, ha dato prova di essere in grado di darsi una minima struttura sul territorio, ha resistito per anni alle lusinghe di chi voleva “acquistarne” il brand, si è dimostrato capace di fare un congresso combattuto, ma democratico, di salvaguardare un simbolo conosciuto su tutto il territorio nazionale e dalla grande tradizione politica. L’area laica e liberale non può essere lasciata in balia del satrapuccio al tramonto di Arcore e non può disperdersi in personalismi velleitari, ma deve ricomporsi e può farlo solo attorno all’unico vero partito liberale che c’è nel Paese ovvero il Partito Liberale Italiano, piaccia o no. Chi dicendosi liberale rifiuta di riconoscere questo non può essere in buona fede e forse sta solo usando il “marchio” liberale perché sa che oggi è un efficace veicolo di marketing e vuole usarlo per tentare di “vendersi” a qualche padrone. Eppure per costoro anche questi desiderata potrebbero essere illusori, dato che probabilmente alla fine non ci sarà alcun compratore; dopotutto si sa, i millantatori sono merce senza valore.

© Rivoluzione Liberale

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