Circa un anno e mezzo fa scrivevo al quotidiano locale “La Voce di Romagna” una lettera al direttore intitolata “La Grecia è arrivata!”. Il direttore mi replicò dicendo che ero troppo catastrofista e che scrivevo così perché ce l’avevo troppo col governo Berlusconi. Quel direttore aveva ragione sul fatto che ce l’avessi con Berlusconi, e credo con buoni motivi, ma aveva torto sul catastrofista. Quando poi è arrivato Monti, sul disfacimento della maggioranza di centrodestra in parlamento, dissi che il governo tecnico non era il massimo della vita, ma era l’ultima speranza per evitare il baratro. Le notizie di oggi sono che la Spagna è già praticamente in default, che il nostro spread tra i BTP e i Bund tedeschi è tornato sui 500 punti e la borsa ha chiuso con un -4,5%.

Non mi piace fare la Cassandra, ma la mia impressione è davvero che i prossimi al grande tonfo saremo noi e che resta ormai ben poco da fare, o meglio quello che si doveva fare non s’è fatto per tempo. Purtroppo a mio avviso si può dire oggi, con ragionevole certezza, che forse Monti non ce la farà, benché non gliene farei una particolare colpa, il suo era un tentativo assai più disperato di quel che si potesse immaginare. In realtà l’unica cosa da fare e che ci avrebbe evitato di finire insolventi, come è probabile finiremo tra non molto, era una rivoluzione liberale vera, brutale e anche un po’ sanguinosa, in senso metaforico.

Una rivoluzione comunque, magari fatta due o tre anni fa, anche se è almeno da 15-20 anni che si sarebbe dovuto cominciare. Non c’era però nel popolo la rabbia giusta per una rivoluzione e nessuno voleva dire, o sentirsi dire,la verità. Nessunoha mai avuto il coraggio di dire in questi anni che il livello di spesa dello stato era da tempo insostenibile, che l’Italia aveva assoluta necessità di ridurre drasticamente gli apparati pubblici e doveva, per esempio, ridurre di almeno un terzo i propri dipendenti pubblici. Solo così si sarebbe potuto ridurre la spesa in modo sufficiente da intaccare anche il debito, che invece negli ultimi anni è sempre cresciuto, nonostante i tagli lineari di Tremonti e nonostante le manovre lacrime e sangue di Monti.

L’apparato mastodontico dello Stato non è stato riformato e la sua enorme necessità di spesa per auto-alimentarsi è rimasta sostanzialmente immutata, anzi è cresciuta fisiologicamente perché è noto come gli apparati burocratici pubblici tendono a riprodursi a dismisura come la peggiore delle pestilenze. Ritengo però che non tutti i mali vengano sempre per nuocere: intendiamoci, il default sarà un colpo durissimo e terribile per i cittadini, metterà milioni di famiglie in seria difficoltà, ma in pochi mesi forse farà quello che non s’è fatto in 20 anni, compresa un po’ di pulizia nel panorama politico.

Ciò che sostengo è che potremmo anche essere in default, ma non per questo dobbiamo piangerci addosso, piuttosto cogliamo l’occasione per cambiare radicalmente ed in meglio la nostra società. Il fallimento dello Stato infatti forse riuscirà a risvegliare nel popolo quella voglia di reazione che è sempre componente necessaria ad ottenere i grandi cambiamenti epocali, le grandi rivoluzioni. E ancora oggi l’unica vera rivoluzione che può restituirci una società più giusta, più libera e più onesta è la rivoluzione liberale, anche perché tutto il resto in Italia l’abbiamo già provato: il fascismo, lo statalismo, il clericalismo, il marxismo, il populismo e l’illusionismo (riferito a Grillo, ma anche all’ex premier Berlusconi) sono esperienze già fatte e non credo ci siano piaciute gran ché, vediamo almeno di non ripeterle.

© Rivoluzione Liberale

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2 COMMENTI

  1. bisognava fare qualcosa 3/4 anni fà e non si è fatto anzi qualcuno in questo periodo ha ostentato sicurezzo dicendo che tutto andava bene (mentre tutto crollava) io credo che la caduta del governo PRODI corrisponda con la caduta del paese ITALIA

    CLAUDIO PISTOCCHI

  2. Non vi è alcun dubbio sulla grave situazione economica che attanaglia l’Italia.
    La consapevolezza nazionale è diventata tangibile solo in questi ultimi anni,ma effettivamente, il preludio della “catastrofe” era già evidente 10 anni fa, quando la polarità partitica rendeva le idee sterili per la crescita nazionale ma al contempo veniva a formarsi un crogiolo indefinito di proposte politiche utili (per lo più) alla mera vittoria di un partito su un altro.

    Evidentemente, la nazione aveva bisogno di toccare con mano la crisi, evidentemente era l’unico modo per scuotere la reazione sociale in maniera sensibile, ma a che prezzo?
    Auspico che i sacrifici anti-crisi degli italiani possano epilogare in un lieto fine, non si meritano il default.. ma sicuramente potremmo fare tesoro dell’accaduto impedendo che una situazione tanto sgradevole si possa ripresentare, prevenendola con la corretta informazione politica, volta unicamente al benessere dei cittadini.

    Un caro saluto a tutti gli amici liberali

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