Recentemente è stata presentata alla Camera dei Deputati da membri della Lega Nord la proposta di legge concernente l’istituzione di eserciti regionali, sul modello della Guardia Nazionale Americana, i quali intervengono in caso di calamità naturali, gravi attentati, incidenti alle infrastrutture o ai siti produttivi, e per mantenere l’ordine pubblico qualora il consiglio dei ministri o i governi regionali lo deliberino. La proposta prevede 1000 uomini per regione, come sottolinea il primo firmatario, Franco Gidoni, Lega Nord. “In ogni paese, anche il più federalista del mondo, l’esercito non viene mai regionalizzato o parcellizzato. E’ una delle caratteristiche dello stato unitario”, dice Ignazio La Russa,di ritorno dall’Afghanistan.

Molto critica l’opposizione: il Capogruppo democratico della commissione difesa alla camera la definisce preoccupante. Per il Segretario Udc, Lorenzo Cesa, “dopo la pagliacciata delle ronde, fallite miseramente perché respinte dalla stessa società civile, figuriamoci all’ennesimo interminabile e inutile dibattito sugli eserciti regionali, l’ultima grottesca provocazione della Lega che non troverà mai attuazione”. Adolfo Urso, di Futuro e Libertà, la considera “una sciocchezza propagandistica paragonabile a quella delle ronde cittadine; spero che il pdl e il ministro della difesa rigettino questa proposta subito e senza infingimenti”. La proposta di legge è stata presentata da 40 deputati, tutti leghisti; non ha firmato solo il capogruppo, Marco Reguzzoni. Al primo articolo viene istituito il corpo dei volontari militari per la mobilitazione, che farebbe parte delle forze armate e del sistema nazionale della protezione civile. La proposta, è scritto nel progetto di legge,libererebbe i reparti operativi da compiti di presidio del territorio dei quali sono talvolta impropriamente gravati.

Dunque, un’altra sparata della Lega. Che, oltre a voler parcellizzare l’esercito, come ben sottolinea Ignazio La Russa, vuole parcellizzare l’Europa; vuole cioè minare, a un livello più elevato, l’unitarietà dell’idea di Europa e quella miscellanea di valori, culture e tradizioni di cui l’unione europea è fatta. Va bene il federalismo che, a nostro parere, servirà alla nazione per la sua crescita civile, per una sua responsabilizzazione e una sua maggiore autonomia: in definitiva, per rendere l’Italia più unita. Ma proporre gli eserciti regionali appare la volontà di disgregare quel tessuto sociale e culturale che unisce l’Italia tutta; che unisce i cittadini allo stato e che ribadisce l’impossibilità di farsi giustizia privata. Perché il vero rischio, oltre alla disgregazione, è che il singolo si sostituisca allo stato, operando una giustizia domestica che riporterebbe alla situazione hobbesiana del “bellum omnium contra omnes”. Ma forse è una situazione che stiamo già vivendo.

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