Negli ultimi decenni ci è stato presentato solo come un problema, anzi come una minaccia, ma potrebbe essere proprio l’immigrazione l’elemento di salvezza economica, e non solo, per l’Europa, a patto che venga gestito con intelligenza, realismo e senza pregiudizi. La vecchia Europa infatti non soffre solo dal punto di vista economico-finanziario, la mancanza di crescita economica non è l’unica crescita che ci manca. C’è un altro fattore che condanna il vecchio continente al declino ed è la mancanza di crescita demografica, ovvero l’invecchiamento della popolazione.

Recentemente sono stato in Birmania, un Paese certamente poverissimo e che esce solo in questi ultimi anni, e con fatica, da una lunga ed oppressiva dittatura militare, ma l’impressione al visitatore è certamente di un popolo con un grande potenziale e con grandi possibilità di sviluppo davanti. Il fatto che la Birmania abbia, su una popolazione totale circa uguale a quella italiana, oltre 5 milioni di giovani sotto i 30 anni in più dell’Italia non è certo estraneo a questa impressione che dà il Paese. All’Europa manca la gioventù, e non è mancanza da poco, poiché se mancano le generazioni future, non solo non sono sostenibili i sistemi previdenziali, ma ne risente la capacità della società d’essere  dinamica, tutto tende inevitabilmente ad invecchiare e a diventare statico. La crisi economica accelera questo problema perché in una società fatta per i vecchi come la nostra sono i giovani i primi a pagare e pagano un prezzo elevato. I giovani europei trovano sempre meno lavoro, cosa che rende loro difficile anche metter su famiglia ed avere figli, e spesso sono spinti ad andarsene verso altri Paesi che ancora offrono prospettive per il futuro. In Italia questi problemi sono particolarmente accentuati, non solo dal fatto che siamo forse il Paese più anziano del Mondo, ma anche perché abbiamo una società tutt’altro che meritocratica, dove la raccomandazione politica vale più della laurea, ma questo è un altro discorso.

Chi può allora venirci in soccorso, visto che difficilmente le nostre famiglie torneranno ad essere numerose come negli anni 60? La risposta potrebbe essere proprio in quella immigrazione che è stata, ed è ancora, usata strumentalmente come spauracchio da parti politiche che sfruttano l’ignoranza ed il pregiudizio di chi non si sofferma a ragionare, ma vede solo la superficie delle cose. Forse anzi è proprio per questo che tali forze politiche, nonostante abbiano coperto per anni i ministeri preposti, si sono ben guardare dal risolvere il problema, se non con azioni di facciata spesso tanto inutili quanto discutibili dal punto di vista umanitario, ed il riferimento ai patti scellerati fatti in passato con Gheddafi non è affatto casuale. Naturalmente anche l’immigrazione per essere una risorsa deve essere gestita e programmata con intelligenza, il fatto che diventi un problema è spesso colpa di cattiva gestione.

La situazione di emergenza disumana che subirono Lampedusa, gli immigrati che lì giungevano e gli abitanti dell’isola, negli anni scorsi fu dovuta solo ad una incapacità prolungata ad intervenire del passato governo, incapacità non si sa se e quanto dolosa o colposa. Credo che solo persone poco informate o fuorviate dalla propaganda abbiano davvero potuto, in quella occasione, pensare che un Paese di come l’Italia non riuscisse ad accogliere qualche migliaio di immigrati.

Bisognerebbe cercare di accogliere invece l’immigrazione sostenibile e di cui abbiamo bisogno, magari organizzandola noi stessi nei Paesi d’origine, dando possibilità legali e controllate d’accesso che siano più vantaggiose di quelle offerte dalle malavite che prosperano sull’immigrazione clandestina e sulla tratta di esseri umani. L’immigrato potrebbe accedere legalmente, tramite una apposita agenzia nel suo Paese, ma gestita dal Paese di destinazione, con trasporti sicuri e legali, versando solo una ragionevole quota allo stato accogliente per coprire quei servizi pubblici socio-sanitari a cui avrà accesso una volta entrato nel nuovo Paese. La quota potrebbe essere proporzionata all’età, per due motivi: primo perché la persona più è avanti negli anni più è probabile che necessiti di servizi pubblici e di sanità e secondo perché nella sua attività in Italia non avrà la possibilità di versare contributi per un periodo sufficientemente prolungato come invece può fare un giovane. Un sistema simile è adottato in altri Paesi del Mondo, come ad esempio L’Australia, che ha sempre avuto un difficile rapporto con l’immigrazione, temendo forse la sua vicinanza all’immensa vastità, anche demografica, dell’Asia, ma che sembra aver affinato meccanismi che consentono una immigrazione controllata, utile e ben tollerata. Bisogna inoltre facilitare la possibilità, per gli immigrati che lavorano e pagano le tasse da anni nei nostri Paesi, di avere la possibilità di ottenere il diritto alla cittadinanza, dato che è meglio avere nuovi Italiani (o Francesi o Tedeschi) piuttosto che eterni stranieri sul nostro territorio.

Le giovani generazioni di Italiani-Africani e Italiani-Asiatici dunque pagheranno le nostre pensioni? Se anche fosse non ne sarei né scandalizzato né dispiaciuto, anzi sarebbe certamente auspicabile piuttosto che non avere nessuna pensione dato che non c’è più nessuno che ne copra i costi.

© Rivoluzione Liberale

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